Assoenologi, da prime stime +20% produzione vino rispetto al 2017

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Roma, 3 set. (Labitalia) – Se l’annata 2017 è stata tra le più scarse degli ultimi cinquant’anni, dove gli eventi climatici si sono accaniti con un’inusuale ed eccezionale portata, quest’anno siamo tornati ai valori medi riferiti ad annate di piena produzione di vino. Anche il periodo della raccolta risulta nella norma, con circa 7-15 giorni di ritardo rispetto allo scorso anno. Ciò che però ha caratterizzato questa inusuale annata sono state le punte di caldo alternate a forti precipitazioni che hanno creato un’elevata umidità. Sono le prime previsioni sulla vendemmia di quest’anno fornite da Assoenologi, che indicano una produzione di vino e mosto superiore di circa 10 milioni di ettolitri rispetto al 2017.

Al 31 agosto, Assoenologi stima, “con la dovuta cautela”, un quantitativo di oltre il 20% rispetto allo scorso anno e una qualità eterogenea, buona con diverse punte di ottimo ed alcune di eccellente. “Tutto ciò, comunque, potrebbe variare anche sensibilmente – avverte l’Associazione enologi enotecnici italiani – a seconda dell’andamento climatico dei mesi di settembre e ottobre”.

Le stime quantitative sono riferite alla situazione riscontrata nelle 17 sedi periferiche di Assoenologi tra la seconda e la terza settimana di agosto, vale a dire quando la quasi totalità dell’uva era ancora sulle piante. “Se i mesi di settembre e ottobre decorreranno positivamente, soprattutto nell’Italia centro-meridionale, le stime qui riportate potranno essere confermate”, precisa.

“Anche quest’anno Assoenologi – afferma il presidente, Riccardo Cotarella – è stata particolarmente attenta e cauta nelle sue stime, in considerazione del fatto che ormai i cambiamenti climatici possono creare, anche in territori limitrofi, delle transazioni da clima continentale a clima tropicale che possono determinare importanti differenze sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Tutto ciò nella consapevolezza che ogni previsione, anche se non definitiva, può portare a scelte errate da parte dei produttori e influenzare, nel bene e nel male, il mercato”. A fine ottobre, Assoenologi presenterà i dati definitivi.

Ad oggi, tutte le regioni italiane evidenziano consistenti incrementi produttivi con punte anche del 30-35% soprattutto nel Centro Italia, la cui produzione lo scorso anno era stata però falcidiata dalla siccità. Con 55,8 milioni di ettolitri il 2018 si colloca al secondo posto nella produzione degli ultimi vent’anni. Bisogna infatti risalire al 1999 per riscontrare un quantitativo maggiore (58,1 milioni di ettolitri).

L’elaborazione di Assoenologi fa, infatti, ipotizzare che la produzione di uva possa oscillare fra i 76 e i 78 milioni di quintali che, applicando il coefficiente di trasformazione del 73%, danno tra i 55 e i 57 milioni di ettolitri di vino: un quantitativo superiore del 21% rispetto a quello dello scorso anno (46,1 milioni di ettolitri di vino, secondo il dato Istat) e del 16% se riferito alla media quinquennale (2013/2017).

In base alle prime stime di Assoenologi, la Puglia con 11,9 milioni di ettolitri, dopo diversi anni, ritorna al primo posto nella classifica delle regioni più produttive, seguita dal Veneto (10,3), dall’Emilia Romagna (7,8) e dalla Sicilia (5,8). Queste quatto regioni insieme nel 2018 produrranno circa 36 milioni di ettolitri, ossia circa il 65% di tutto il vino italiano. L’andamento climatico ha messo a dura prova l’opera dei viticoltori, che hanno dovuto effettuare molti trattamenti per mantenere la sanità delle uve. Di conseguenza, al Nord la qualità risulta più che buona, con diverse punte di ottimo, alcune di eccellente.

I primi dati analitici indicano acidità inferiore alla norma, tipiche di condizioni climatiche variabili. Per quanto concerne i vini bianchi ottenuti dalle prime uve vendemmiate, si riscontra un buon quadro aromatico e un’interessante intensità. “È chiaro che in un’annata come questa, dove la pressione delle malattie fungine è stata maggiore rispetto alla norma, l’opera dell’enologo, attraverso le proprie competenze ed esperienze, risulta determinante e fondamentale per il livello qualitativo dei futuri vini”, fa notare Assoenologi.

Per quanto riguarda l’andamento climatico, infatti, in generale, in tutt’Italia, dopo un mese di gennaio mite e poco piovoso, a partire da febbraio si sono registrare precipitazioni anche di molto superiori alla norma che hanno contribuito a riequilibrare le riserve idriche del terreno, dopo la siccità dello scorso anno.

L’inizio di marzo è stato caratterizzato da aria gelida che ha portato abbondati nevicate anche in pianura. Aprile, invece, è risultato siccitoso e molto caldo con temperature massime tra le più elevate degli ultimi decenni. Anche nei mesi di maggio e giugno i valori termici e le precipitazioni sono state superiori alla media del periodo. Tutto ciò ha creato una notevole umidità che ha favorito, in particolare, gli attacchi di peronospora e di oidio che hanno impegnato seriamente i viticoltori con diversi trattamenti.

I mesi di luglio e agosto sono stati caratterizzati da tempo instabile con picchi di temperature al di sopra della media, interrotte da perturbazioni temporalesche e qualche grandinata. Eventi comunque circoscritti a specifiche aree, dove si rilevano abbattimenti quantitativi.

Il ciclo vegetativo della vite, che inizialmente registrava un ritardo di alcuni giorni, è rientrato nella norma grazie al caldo di aprile, tanto che le fasi fenologiche (germogliamento, fioritura e allegagione) hanno avuto un andamento regolare, producendo pertanto un elevato numero di grappoli con un peso decisamente superiore rispetto allo scorso anno, dovuto all’ingrossamento degli acini.

In alcune aree del Centro-Sud la situazione nel mese di agosto è stata caratterizzata da precipitazioni abbondanti e continue. In diversi areali violenti temporali e bombe d’acqua hanno provocato defogliazioni e lacerazioni sviluppando marciume acido e botrite. Da rilevare, in particolare nel sud della Puglia e nella Sicilia occidentale, l’assenza di venti caldi e la presenza di precipitazioni continue, che ha determinato un notevole ristagno di umidità, con conseguente incremento delle malattie fungine. Fortunatamente, come detto, la situazione è circoscritta e, nel complesso, molte zone sono state favorite da migliori condizioni meteo e quindi possono ottenere ottimi prodotti.

Al 31 agosto, è stato raccolto circa il 15% dell’uva. La prima regione a staccare i grappoli è stata la Sicilia nell’ultima settimana di luglio, seguita dalla Puglia e dalla Lombardia (Franciacorta) nella prima decade di agosto, mese in cui, nella maggior parte delle regioni italiane, sono avvenute le operazioni di raccolta per le varietà precoci (Chardonnay, Pinot, Sauvignon).

In tutta la penisola si riscontra un ritardo dell’inizio delle operazioni vendemmiali che varia dai 7 ai 10 giorni rispetto allo scorso anno, ma in linea rispetto a un’annata normale. Il pieno della raccolta, in tutt’Italia, avverrà tra la seconda decade di settembre e la prima di ottobre, per concludersi verso la fine dello stesso mese con i conferimenti degli ultimi grappoli di Nebbiolo in Valtellina, di Cabernet in Alto Adige, di Aglianico del Taurasi in Campania e dei vitigni autoctoni sulle pendici dell’Etna.