Atc Campania, appello alla Regione: Sbloccare le opere pubbliche, edilizia ferma in attesa dei bonus annunciati

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Sbloccare subito le opere pubbliche per consentire alle imprese edili di riprendere le attività e rimettere in moto anche l’indotto. È quanto chiede l’Atc (l’Associazione dei tecnici e costruttori della Campania). Nella sola Regione Campania, secondo una stima della stessa Atc, potrebbero essere messe a gara opere per oltre un miliardo di euro. Si tratta di strade, reti fognarie ed idriche ma la priorità, come spiega Rossano Ricciardi, presidente dell’Atc, dovrebbe essere date alle scuole, in modo da poterle riattare e renderle fruibili (secondo le esigenze post emergenza Coronavirus) sin dal prossimo mese di settembre. Una scelta che consentirebbe a tante imprese di lavorare in attesa che si sblocchi il settore privato che, dopo anni, stava dando un segnale di ripresa. L’annuncio dell’ampliamento dei benefici dell’ecobonus e dell’ecosisma, che sono misure positive -dice ancora Ricciardi – al momento ha prodotto involontariamente un nuovo blocco. I condomini, ad esempio, si sono fermati aspettando che siano definiti i criteri per accedere a questi benefici e che siano espletate tutte le procedure previste . “Sono diversi i condomini che anche con lavori già deliberati – dice ancora Ricciardi – non provvedono a sottoscrivere i contratti perché aspettano di capire quali saranno le procedure definitive”. E non di poco conto è anche la questione della cessione del credito di imposta che è una leva importante: “Purtroppo molte imprese per questo aspetto – stigmatizza ancora il presidente di Atc – non hanno trovato ancora una interlocuzione con il sistema creditizio”. In sofferenza sarebbero soprattutto le aziende medio-piccole “che rischiano di non sopportare nuovi colpi”. Secondo una stima di Atc in Campania sono 66mila tra le piccole, medie e grandi imprese, tecnici e quelle dell’indotto (come rivendite di materiali, meccanici di attrezzature da cantiere e così via) che ormai che vanno avanti a rilento. Diverse aziende hanno dovuto mettere in Cassa integrazione i loro dipendenti e gli incassi registrati alla riapertura non sarebbero stati sufficienti a pagare stipendi ed oneri sociali. Senza dire, fanno notare gli edili, che alla riapertura si è dovuto sostenere spesi ingenti per adeguarsi alle nuove prescrizioni. “Abbiamo già patito il fermo di circa due mesi per l’emergenza Covid – aggiunge – ora nella migliore delle ipotesi potremmo attendere altri tre mesi prima che la committenza privata riprenda a spendere ma le casse di tante imprese sono già vuote”. Da qui l’appello lanciato al mondo della politica per dare un nuovo impulso all’edilizia pubblica. “I sindaci hanno avuto in tal proposito – conclude Ricciardi – nuovi poteri. Ora chiediamo solo di fare presto nel mettere a gara tutte le opere pubbliche appaltabili. Fra ripartire l’edilizia significa rimettere in moto l’economia”.