Atlante dei Birrifici Italiani: viaggio tra impresa, tradizione ed innovazione

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in foto da sinistra Vittorio Ferraris, presidente UnionBirrai, Andrea Camaschella, Davide Bertinotti, coautore Atlante, Chiara Contini, Libreria Geografica (foto di Maurizio Tosi)

di Azzurra Immediato

in foto Andrea Camaschella (foto di Maurizio Tosi)

Il Made in Italy è, da sempre, metafora della creatività italiana, della certezza di qualità imprenditoriale in qualunque settore ed in qualsiasi range di business, da quello familiare, legato ad antiche tradizioni e dinastie, sino alle start-up più giovani, in cui talento, azione e impresa vanno di pari passo con una intuizione. Molte di queste caratteristiche le riconosciamo – e sono riconosciute dall’estero – come straordinarietà legate anche al mondo enogastronomico, una delle più rinomate eccellenze italiane. Ed è anche in questo universo, che attraversa il nostro Paese dalle Alpi al Mediterraneo, che si scoprono nuove interessanti realtà, come quella della birra artigianale che, iniziale settore di nicchia e per appassionati, oggi vanta una sua specificità originale, da Nord a Sud e, infatti, per questa sorta di viaggio, abbiamo incontrato Andrea Camaschella, autore, con Davide Bertinotti, dell’Atlante dei Birrifici Italiani. Scopriamo con lui qualcosa in più, attraverso l’intervista che segue.

Come nasce l’Atlante dei Birrifici Italiani ed a chi è ‘consigliata la lettura’?
L’Atlante nasce da anni di frequentazione del mondo dei birrifici artigianali e soprattutto dall’incontro, mio e di Davide Bertinotti (che è coautore), con la casa editrice Libreria Geografica. Siamo tutti di Novara, io, Davide e la casa editrice e già questa per noi è stata una bella motivazione, poi Libreria Geografica ha proposto una “confezione” che ci è piaciuta moltissimo: geografia e birra, legami col territorio, percorsi si evidenziano da soli grazie alla grafica e alle mappe. In questo io e Davide abbiamo messo le nostre esperienze, di un mondo che conosciamo bene e che frequentiamo da diversi lustri. Abbiamo fatto una feroce selezione, l’Atlante non è un volume di pagine gialle, comprende circa un terzo delle realtà produttive italiane, quelle che abbiamo reputato più meritevoli, per la storia che possono raccontare e per la qualità espressa nel tempo. È un libro per tutti, non solo per appassionati o specialisti, che accompagna alla scoperta di un mondo di sapori, di piccole realtà, magari anche vicino a casa, di cui spesso si ignora l’esistenza e che meritano se non una visita almeno un assaggio.

In questi ultimi anni, l’Italia si è scoperta non solo amante della birra, ma soprattutto, luogo creativo ad hoc: dalla grande tradizione vitivinicola che ha sempre contraddistinto il nostro Paese, oggi, la produzione di birra, in particolare artigianale, offre una spinta al mondo ‘made in Italy’ che, ancora una volta, sa stupire. Tracciando questo Atlante, cosa è emerso? Quali le differenze territoriali, gli approcci aziendali, l’accoglienza da parte dei degustatori e degli appassionati?
L’Italia ha una biodiversità unica e incredibile al mondo che si riflette in ogni aspetto della nostra vita. Spesso quando si parla di luoghi e di viaggi l’argomento si sposta su cibo, cucina, frutta e così via. I birrifici, o meglio i birrai, non sono da meno, il loro gusto, il territorio circostante è parte di loro, a volte anche inconsapevolmente, e si riflette in molte delle birre che producono. L’Italia non è un paese di tradizione brassicola eppure è oggi riconosciuta come uno delle nazioni trainanti sul lato artigianale: i nostri birrai sanno reinterpretare gli stili di altre tradizioni – dalla tedesca alla belga, passando per la Gran Bretagna e quella più recente nordamericana – con personalità e spesso con l’aggiunta di ingredienti locali. In questo modo molte birre italiane hanno una caratteristica che le rende uniche e ricercate. Gli appassionati e i degustatori fanno a gara per assaggiare le novità, possono dare sfogo a loro volta ai propri gusti personali: esiste una birra per chiunque, basta trovarla. Da nord a sud, da est a ovest l’approccio è più o meno simile, cambia soltanto l’ambiente in cui ci si deve muovere. In aree in cui i birrifici muovono i primi passi le birre sono magari meno caratterizzate, cambieranno col tempo, di pari passo con i gusti degli appassionati che man mano affineranno i propri gusti.

L’Atlante dei Birrifici Italiani si propone come una guida ragionata all’universo delle aziende brassicole: attraverso la sua consultazione si può individuare il percorso intrapreso dall’Italia in questo campo? Che risposta arriva dai mercati? Questa ‘geografia della birra italiana’ è una cartina in grado di prospettare un futuro nuovo legato a questo mondo? Esso, rivelatosi ben più che settore di nicchia, è capace di imporsi sul mercato in maniera decisiva o necessita di una ulteriore spinta?
Leggendo l’Atlante si può notare che il Nord ha fatto la parte del leone nei primi anni ma che oggi si sta colmando questa discrepanza. È un caso, quello italiano, molto particolare: abbiamo quasi 1000 aziende che producono birra ma siamo tra gli ultimi per i consumi. Questo porta ad avere birrifici per lo più microscopici con produzioni destinate soprattutto da una nicchia di appassionati e da molti altri che sono bevitori occasionali, il che spiega perché il termine “birra artigianale” sia spesso citato e conosciuto un po’ da tutti. Negli ultimi anni è cresciuto molto l’indotto, rappresentato da piccoli distributore specializzati, locali di mescita dedicati esclusivamente alla birra artigianale, anche ristoranti più che pub visto il livello della cucina, ma ancora mancano molti sbocchi sul mercato: la birra artigianale è fortemente legata al mondo Ho.Re.Ca. e fatica ad uscire da questo canale. Resta un mondo molto fragile, non ancora consolidato e ora sarà necessario lavorare su questo aspetto, facendo leva sul valore del prodotto italiano per arrivare a proporlo attraverso tutti i canali di vendita, devono aumentare i consumi casalinghi e si deve uscire dalla logica ottocentesca per cui la birra è una bevanda per lo più estiva o che al massimo si accompagna alla pizza.

Il mondo intero, intanto, è stato travolto dall’emergenza Covid19: in che modo ha reagito e reagirà l’universo della birra? Previsioni?

Qui ci vorrebbe la sfera magica, ma se l’avessimo, non saremmo in questa situazione quindi… possiamo solo immaginare, ragionare. Come accennavo sopra i consumi casalinghi diventeranno un punto importante, lo saranno per necessità per un periodo più o meno lungo e lo saranno poi per abitudine acquisita. Vedo in grande, grandissima difficoltà i locali di mescita e ancora di più i piccoli distributori, loro ci metteranno molto a riprendersi, i birrifici, che sono spesso sembrati l’anello debole della filiera, possono riprendersi. Di fondo c’è che la birra è la bevanda socializzante per eccellenza, quella che si beve nei pub (contrazione di public house in inglese, cioè di casa pubblica, luogo di aggregazione), ai concerti: serve far cambiare la mentalità alle persone e l’idea stessa della bevanda, non più solo socializzante ma un piacere da godersi in qualsiasi momento.

Occorrerà fare leva sul made in Italy, sul valore delle piccole produzioni artigianali, intese non solo per la qualità ma anche per il valore economico (pagano le tasse, creano posti di lavoro e così via) quindi serve una comunicazione forte, nazionale nella quale anche la birra artigianale italiana confluisca. Questo servirà anche a spingere sulla Grande Distribuzione Organizzata per creare delle zone dedicate che non sviliscano il prodotto cancellando il grande lavoro fatto sul posizionamento dei prodotti. Al tempo stesso c’è da sperare che il Governo trovi una formula per aiutare ristoranti, caffè, pizzerie, pub perché anche loro sono una parte importante del tessuto economico e sociale e non erano stati immaginati per lavorare con le distanze sociali, aiutarli a organizzare delivery e consegne a domicilio, agevolando la burocrazia e creando leggi ad hoc e sostegno economico così da portarli “vivi” – doloranti senz’altro ma ancora in grado di esserci – fino alla fine, la fine vera, con vaccino o quello che sarà, di questa emergenza.
Tutti fronti su cui si sta lavorando o quanto meno si sta cercando di intavolare discussioni e tavoli (virtuali, ça va sans dire) di lavoro. E sono abbastanza fiducioso: guardando a questi giorni, in pochissimo tempo, i birrifici hanno messo in piedi dei sistemi di consegna (diretta e/o con corriere) a domicilio delle birre. Sistemi in alcuni casi un po’ barocchi, complicati con giri di mail e bonifici, che però hanno portato alla scoperta di clienti insospettabili, in zone in cui prima distributori e locali parevano fare grande fatica a vendere i loro prodotti o addirittura erano del tutto assenti: la domanda c’è, da far crescere senz’altro, ma c’è e su questo si può lavorare.

Osservando l’Italia dalle pagine di questo particolare Atlante si scopre un universo a molti ancora ignoto o, erroneamente, ritenuto secondario e che, invece, come Andrea Camaschella ha sottolineato, è in espansione. Certo, l’emergenza Corona virus ha rallentato, quando addirittura non fermato produzioni e contatto con i clienti, nonostante, per curioso paradosso, la distanza commerciale fisicamente intesa ha spalancato le vetrine online permettendo la creazione di un inusitato pubblico. Tanto è ancora il lavoro da fare, soprattutto affinché sia riconosciuta a questo settore la valenza sul piano dell’economia nazionale che spetta a produzioni del genere e che la clientela apprezza ma che, troppo spesso, fatica a trovare accessibile per tutta una serie di motivi.

L’Atlante dei Birrifici Italiani, dimostra, come ogni compendio che prende avvio da una ricerca, da un ragionamento, da un processo in senso ampio, che il nostro Paese ha nel suo ‘sottobosco’ una miriade di possibilità, di intraprendenti e volenterose realtà mosse dalla passione, dalla sapienza, dalla forza di volontà e dallo spirito di conquista del nuovo che, altrove od in passato, sono stati gli elementi chiave per dare nuova forza all’economia ed alla società.