Attentato a Ranucci, indagato Lavitola. Ma il giornalista di Report: Sorpreso, Valter è un amico vero

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Valter è un amico vero, fra di noi c’è un grande affetto. Da quando ho saputo del suo coinvolgimento presunto nell’attentato nei confronti miei e della mia famiglia sono stati giorni pesantissimi”. Così Sigfrido Ranucci commenta l’iscrizione nel registro degli indagati di Valter Lavitola, imprenditore ed ex giornalista-editore, nell’inchiesta sull’attentato subito dal conduttore di Report il 16 ottobre scorso a Roma.

” Sono rimasto molto sorpreso da questo sviluppo delle indagini – ha spiegato Ranucci in un’intervista al Corriere della Sera -. Io sono amico di Valter. Posso solo pensare che lui non avrebbe mai voluto fare del male a me e alla mia famiglia”. Il giornalista ha aggiunto di avere “piena fiducia nel lavoro della magistratura e in quello dei nuclei dei carabinieri che stanno indagando su questa storia”, definendo le indagini “straordinarie sotto ogni profilo, anche quello etico e morale”.

Secondo quanto emerso dall’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma e dalla Direzione distrettuale antimafia della Capitale, a Lavitola è contestato il reato di strage. Nei giorni scorsi l’imprenditore è stato destinatario di una perquisizione da parte dei carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e Frascati, su disposizione degli inquirenti. Durante l’attività investigativa sono stati sequestrati telefoni e computer, che saranno ora analizzati.

Secondo gli elementi raccolti dagli investigatori, Lavitola sarebbe il presunto mandante dell’attentato. L’indagine, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e avviata dal pm Carlo Villani, oggi alla guida della Procura di Velletri, è attualmente seguita dal sostituto procuratore Edoardo De Santis.

A Lavitola vengono contestati in concorso anche gli stessi reati già ipotizzati nei confronti dei quattro presunti esecutori materiali dell’attentato: detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, con le aggravanti dell’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso.

Nei giorni scorsi erano state eseguite quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna ritenuti coinvolti nell’esecuzione dell’attentato. Si tratta di Pellegrino D’Avino e della moglie Marika De Filippis, residente ad Avella e posta ai domiciliari, di Saverio Mutone, residente a Sperone, e di Antonio Passariello, 53 anni, originario di Cicciano, ritenuto dagli investigatori uno dei vertici del gruppo.

Nell’ambito della stessa inchiesta è stato indagato anche Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense di 47 anni, che secondo gli investigatori avrebbe svolto il ruolo di intermediario tra Lavitola e il gruppo accusato di aver materialmente realizzato l’attentato.

Le quattro persone fermate erano state individuate tra Napoli e Avellino. L’inchiesta punta ora a chiarire il ruolo dei diversi soggetti coinvolti e la presunta catena di responsabilità nell’attacco contro Ranucci e la sua famiglia.