Audaci e non lineari, idee per il mondo nuovo

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È un inganno il pallottoliere digitale che i frequentatori del Bazar delle Follie possono usare per conoscere la ‘verità’ sull’andamento futuro dell’economia. Osservare o interpretare i fatti che danno ragione alle

È un inganno il pallottoliere digitale che i frequentatori del Bazar delle Follie possono usare per conoscere la ‘verità’ sull’andamento futuro dell’economia. Osservare o interpretare i fatti che danno ragione alle opinioni dei decisori politici che hanno messo a punto quel pallottoliere è andare contro l’evidenza. La gente comune che non ha studiato economia è ben consapevole della propria ignoranza. I decisori politici sono penetrati così a fondo nel pozzo della conoscenza da aver perso di vista la realtà in un periodo di stravolgenti e incessanti cambiamenti negli affari internazionali. Essi continuano a far uso di strumenti oramai datati quando si avverte il bisogno di strumenti nuovi per prendere decisioni in linea con i tempi mutati. Mentre il caos e la non linearità degli eventi si sono prepotentemente affacciati sulla scena economica facendo intravedere lo spettro di una stagnazione secolare, i decisori politici si avvalgono ancora dimodelli con sistemi di equazioni lineari per prevedere il futuro. La matematica, principalmente quella del XXI secolo, con cui hanno familiarità, anche con un tocco di magia, li relega in un’atmosfera surreale, lontani anni luce dall’essere prima compresi e poi dall’ottenere il consenso della gente comune. La ricerca del consenso si restringe alla cerchia dei gruppi di potere che perseguono interessi particolari e che condividono con i decisori politici la medesima cultura economica, oltre che essere tra loro strettamente collegati da interessi di parte. C’è oggi tutto un mondo di novità scaturite da diverse fonti: le energie intellettuali che muovono le scoperte in direzione dell’imprenditorialità; le energie produttive che utilizzando le nuove generazioni di robot e di stampati a 3 dimensioni ridanno forza alle economie locali che avevano perse pezzi interi della vecchia industria manifatturiera; le energie comunicative che sfruttano i nuovi sensori e i nuovi materiali per connettere tra loro persone e cose; le energie sociali che mettono in moto i motori dell’economia della condivisione.Tra eventi di questa portata le relazioni sono tutt’altro che lineari. Gli effetti che ne scaturiscono non sono proporzionali alle loro cause e possono essere anche caotici.Questo nuovomondo esige decisori che mettano un modo di pensare rivoluzionario al posto del vecchio modo di calcolare. Via, allora, equazioni lineari e previsioni che nel passato hanno esteso il territorio dell’economia sotto il controllo dei poteri pubblici. Ancor prima degli strumenti di calcolo, c’è fame di concetti economici potenti per individuare dove il governo eccelle e dove, invece, a primeggiare è l’imprenditorialità emergente dallaGrande Trasformazione. La Grande Recessione ha scatenato una guerra senza esclusione di colpi tra decisori politici sostenitori del deficit spending keynesiano in un’economia depressa e decisori politici che, all’opposto, hanno puntato sulla cosiddetta “austerità espansiva” che riducendo la spesa pubblica avrebbe ridato fiducia ai consumatori e agli investitori, così da far ripartire la crescita. Tuttavia, né gli uni né gli altri hanno mai chiarito l’obiettivo ultimo delle loro politiche. Perché una cosa è ridare, a breve termine, slancio all’economia frapponendo, però, ostacoli all’innovazione portata avanti dalla Grande Trasformazione; un’altra è cambiare le regole per assecondare i cambiamenti rivoluzionari che vengono alla luce dagli strati più profondi della società. Il casus belli, il corso degli eventi successivi e le conseguenze dellemisure governative dovrebbero allora essere letti inforcando gli occhiali per vedere chiaramente la qualità dell’intervento pubblico in economia.