Aumentano disuguaglianze: cresce spesa più ricchi, in calo quella dei più poveri

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Milano, 6 set. (AdnKronos) – In Italia aumentano i consumi, ma crescono anche le disuguaglianze sociali. Nel 2017 la spesa media mensile delle famiglie italiane è stata di 2.564 euro, con un incremento dell’1,6% sul 2016. Ma la spesa del 20% più ricco della popolazione è aumentato del 3%, mentre quella del 20% più povero è diminuita del 3%. Risultato di una ripresa economica che è stata “ingiusta e non sostenibile”, secondo il Rapporto Coop 2018, presentato oggi a Milano. E mentre il resto del mondo continua a crescere, dopo quasi cinque anni, la “sempre più lenta” ripresa italiano, con un incremento atteso dell’1,2% del Pil nel 2018 contro l’1,5% del 2017, “va a vantaggio di pochi, non risolleva le sorti della classe media e addirittura spinge ancora più in basso le condizioni delle famiglie in maggiore difficoltà”.

E anche sul fronte dei consumi l’Italia resta il fanalino di coda in Europa, con una riduzione dei consumi delle famiglie rispetto al 2010 del 2,2% a fronte di un incremento del 12,7% in Germania, del 10,2% in Francia e di una sostanziale stabilità in Spagna. Soprattutto sui consumi, si evidenzia nel Rapporto Coop, si evidenziano le maggiori sperequazioni: le famiglie benestanti spendono quattro volte di più rispetto a quelle con bassa capacità di spesa e tra una famiglia trentina e una calabrese il differenziale all’anno è di 17mila euro.

Albino Russo, direttore dell’ufficio studi Coop, spiega che “crescono da un lato i consumi fatti da chi sta bene, quindi crescono la ristorazione extradomestica, i viaggi, il tempo libero”, all’insegna di una “grande sperimentalità”. Aumenta anche l’acquisto della casa “per chi se lo può permettere. Al contrario chi è ancora in difficoltà si affida a uno stile di consumo low-cost, risparmia anche nel carrello della spesa e arretra nella spesa nel tentativo strenuo di difendere il proprio tenore di vita”.

Dal Rapporto Coop, sottolinea Stefano Bassi, presidente di Ancc-Coop, emerge “la fotografia di un’Italia che fa fatica”, a cui corrisponde “un atteggiamento dei consumatori. Aumentano le disuguaglianze e il rischio è che anche nei prossimi mesi si ripresenti una stasi dei consumi. Coop cerca di rispondere a tutti questi cambiamenti, sia sul lato della convenienza dell’offerta, sia della continuità del lavoro e dei suoi dipendenti, sia in termini di iniziative soprattutto sul versante della legalità”.

Marco Pedroni, presidente di Coop Italia, spiega che “stiamo vivendo una fase di grandi tensioni in ambito sociale ed economico. La crescita si è quasi fermata e i consumi reali del primo semestre sono in calo. L’incertezza e il malessere riguardano una parte sempre più consistente della società italiana. Se guardiamo al mercato della grande distribuzione in Italia è evidente che è uno dei più complessi d’Europa, non solo perché cresce di meno ed è il più affollato, ma anche perché è sottoposto a oscillazioni anche repentine dei comportamenti dei consumatori”. Nel medio termine, secondo quanto emerge dal Rapporto Coop 2018, crescono soprattutto i consumi legati alle comunicazione, che spesso sono gratuiti, e al digitale (+2,6%), le spese obbligate come casa e salute (quasi 40 miliardi di euro per la spesa sanitaria privata in Italia nel 2017) e per chi può permetterseli crescono i servizi per la persona e il tempo libero, con la ristorazione e i viaggi). Calano negli ultimi anni l’abbigliamento e le calzature (-4,8%) e i trasporti (-14,9%).

Gli italiani adottano quindi comportamenti diversi a seconda delle disponibilità economiche ma anche del luogo in cui vivono, dell’età e dell’occupazione che hanno, del livello di istruzione e del loro stesso approccio alla vita. Il 17% degli italiani (18-65enni) sono definiti dal Rapporto Coop ‘esploratori’, dediti alla sperimentazione continua del nuovo, “qualche volta senza un concreto, reale, costrutto”. Al polo opposto si collocano i ‘nostalgici’ (26% del campione), che “complice una condizione economica più incerta, mostrano una netta insoddisfazione per il lavoro e la vita in generale”.

La diffidenza nei confronti della popolazione immigrata rappresenta oggi una delle distinzioni più marcate tra gli italiani. Il 51% mostra diffidenza verso gli immigrati (rispetto al 38% dei francesi, al 35% dei tedeschi, al 26% degli spagnoli). Il 61% dei “nostalgici” prova nei loro confronti addirittura rancore (quasi il doppio rispetto al 37% della media nazionale). Eppure l’immigrazione vale per l’Italia 7,2 miliardi di Irpef versata e un Pil di oltre 130 miliardi di euro.

Al contrario dell’immigrazione, le prospettive future che gli italiani condividono sono i valori come la famiglia, il lavoro, la casa, la salute, il cibo, e le nuove priorità, come l’ambiente e internet. La casa è una passione storica che riemerge anche nel 2017: si torna a comprare, con un aumento del 5% del volume delle compravendite lo scorso anno e del 4,3% nei primi sei mesi del 2018.

Sulla coscienza ‘verde’ gli italiani primeggiano in Europa. Nove su dieci ritengono che vivere in un ambiente salubre sia una condizione fondamentale per raggiungere una elevata qualità della vita, contro l’83% in Francia e il 72% in Germania. E nel carrello compare la preferenza per il meno plastica (+14), il biodegradabile (+6%). Persino là dove come nel caso dei detergenti domestici il mercato annaspa (-0,8%), le scelte ‘green’ fanno segnare una crescita a valore dell’8,8%. Prodotti ecologici e responsabili hanno raggiunto nel primo semestre 2018 quota 2 miliardi di euro nelle vendite, contro i 3,6 miliardi di tutto il 2017.