Austerità sì ma non con cristiana rassegnazione. Serve una volontà di fare calvinista

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In foto Ignazio Visco

Tra le celebrazioni dei grandi riti del Paese c’è l’appuntamento di fine maggio, atteso come il pasto alla metà giornata, con le considerazioni finali del Governatore della Banca d’Italia. Esse sono da sempre tenute in particolare considerazione sia dal mondo della finanza che da quello della produzione. Tanto perché buona parte delle stesse sono incardinate sui dati dell’economia reale del Paese e non solo. A tal riguardo è stato particolarmente interessante aver sentito direttamente dal governatore Visco che tutti gli sforzi della macchina statale al momento debbano essere indirizzati a far sì che il Paese possa far conto su un bilancio pubblico sano. Intendendo con ciò che esso ritorni a evidenziare, seppure in quantità ridotta rispetto ai tempi normali, un avanzo primario, cioè prima del calcolo degli interessi sul debito. Tale indicazione è da considerare non come un sasso, ma come un masso lanciato nello stagno. Detto senza mezzi termini, il numero uno di Palazzo Koch ha mandato un messaggio forte e chiaro al governo. Il suo contenuto è che, almeno fino alla fine dell’anno, a ulteriori scostamenti di bilancio è opportuno evitare di far riferimento anche solo come a un periodo ipotetico del terzo tipo. Sicuramente tale assist suonerà come musica per le orecchie del premier Draghi e del ministro Franco, ma per quanti altri componenti dell’esecutivo o delle altre parti sociali avrà lo stesso effetto? C’è qualcosa ancora nel documento letto da Visco, facilmente decrittabile e perciò destinato a far riflettere ancora. Si tratta della raccomandazione che si può a ragione ritenere sia stata rivolta a tutti gli attori presenti sul palcoscenico. Quelli impegnati in questa che ormai, a dovuta ragione, deve essere considerata una delle ultime scene di un dramma che può degenerare a stretto giro in tragedia. È la più che probabile riproposizione di un fenomeno che in Germania si innescò dopo la guerra in maniera vertiginosa, cioè la rincorsa tra prezzi e salari su un tratto in salita del sentiero dell’economia. Da coloro che dalla Cancelleria di Berlino studiarono il problema, esso fu definito Kreislauf, alla lettera circolo o circuito, nel villaggio: cane che cerca di mordersi la coda. In parole semplici ma comunque pesanti, il fenomeno va interpretato come l’atteggiamento consono a chi si predisponga a affrontare un periodo di austerità da cui, però, si può venire fuori.
Ciò significa che il comportamento da adottare non sarà modellato sulla cristiana rassegnazione ma su una più pertinente e calvinista volontà di fare. Per essere ancor più di dozzina, si può trovare un filo che tenga insieme questo viatico con la favola di Esopo della cicala e della formica, adattata al tempo, a volte il caso, di una carestia di grano. Il quadro, peraltro, già da qualche mese si sta mostrando in tutte le sue tinte fosche: la spesa delle famiglie sta diventando sempre più oculata e strettamente finalizzata. La percentuale della stessa destinata al superfluo è oggetto di drastiche riduzioni, nella migliore delle ipotesi senza farsi mancare niente di quanto è considerato di prima necessità. Proprio con riferimento alle dinamiche descritte è opportuno ribadire che molte mani della partita dovranno essere giocate stando attenti a che non venga a prender forma una riduzione dell’offerta superiore a quella già in atto, che rischierebbe di aggravare ancor più la situazione. Non creandosi in tal modo nuova ricchezza, si andrebbe pericolosamente verso la stagnazione. In queste condizioni gli avvoltoi che sorvolano impazienti questo genere di scenari, si legga la criminalità economica sempre meglio organizzata, avrebbero di che nutrirsi. Si dice che, quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. È quindi opportuno che quelli che sono su piazza si facciano avanti e presto. La finale del torneo aspetta solo il fischio di inizio dell’arbitro, cioè che la situazione si avvii verso una soluzione rapida e non pasticciata almeno per quanto riguarda il problema alimentare. A tal proposito le braccia rischiano di cadere, anche le Bra, braccia rubate all’agricoltura. In Italia l’Associazione dei Consorzi Agrari fa sapere che, salvo improbabili immediate piogge consistenti, il raccolto dei cereali ormai pronto nel Paese subirà riduzioni quantitative fino al 20% rispetto allo scorso anno. Nient’altro per ora se non abbandonarsi a lunghe danze della pioggia. Anche per rilassarsi, aggiungendo all’utile il dilettevole. Almeno per una volta.