Autismo, come comunicare senza parole: parla la “musicarterapeuta” Giulia Biancardi

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di Rosina Musella

Il 2 aprile si è celebrata la Giornata Internazionale per la Consapevolezza sull’Autismo e in quell’occasione abbiamo intervistato Giulia Biancardi, MusicArTerapeuta presso il “Centro MaMu – Arte e Cura nella Globalità dei Linguaggi” di Napoli.
La Biancardi inizia il suo percorso nel mondo della MusicArTerapia in maniera spontanea, quando da ragazza inizia a dare lezioni di piano. “Nei miei rapporti con gli allievi ha sempre preso il sopravvento l’aspetto della cura: prima ancora di affrontare gli aspetti tecnici della musica, mi prendevo cura della persona.” Una propensione approfondita con lo studio accademico presso il Dams di Bologna e la conoscenza di Gino Stefani prima, e di Stefania Guerra Lisi poi, che le hanno aperto il mondo della Globalità dei Linguaggi – GdL, disciplina fondata dalla stessa Guerra Lisi negli anni ‘80 a fini terapeutici, riabilitativi ed educativi.
Nel 2003 fonda la Cooperativa Umanista Mazra, diretta insieme al collega Maurizio di Gennaro; in seguito diventa docente dell’Università Popolare di MusicArTerapia nella Globalità dei Linguaggi (Upmat) e dell’omonimo Master biennale presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata; nel 2016 inaugura il Centro MaMu, polo culturale per la diffusione delle arti e delle pratiche di integrazione sociale attraverso il metodo GdL, che non ha arrestato le sue attività neanche durante la pandemia, tra progetti fotografici, orchestre telematiche, e lo sviluppo di due progetti europei: SPID-AP, per l’integrazione di persone con sindrome autistica attraverso lo sport, conclusosi a dicembre scorso e INSIDes, per l’integrazione sociale delle persone con disagio psichico attraverso la pratica sportiva e la Gdl.
Qui di seguito trovate la nostra intervista.

Qual è l’approccio terapeutico della GdL?
Noi partiamo dal presupposto che non esista la non comunicazione, ma l’uso di linguaggi non verbali che dobbiamo imparare a decodificare, come le stereotipie. Spesso i genitori non hanno la forza, anche fisica, di stare dietro il bambino e non capiscono perché ripeta sempre lo stesso gesto o lo stesso verso, di conseguenza le terapie più ricercate sono quelle costrittive che puntano alla soppressione di certi atteggiamenti. Noi ci distacchiamo da questo approccio che pretende di agire sul comportamento, perché consideriamo l’intera unità psico-corporea. La psiche e il corpo hanno la stessa importanza e quindi interveniamo sulla totalità dell’essere di cui ci prendiamo cura. È molto più faticoso, ma alla fine si ottengono tanti miglioramenti. È un’evoluzione e non un addestramento!

Come comunicare con chi non usa le parole?
Bisogna conoscere il linguaggio del corpo, le varie simbologie, tutto ciò che l’essere umano utilizza per esprimersi.
Le faccio un esempio con il gesto che è stato inventato per indicare che si è vittime di violenza. Noi nella GdL diciamo che il pollice è la lingua, il palmo il palato e le dita i denti. Mettere il pollice nella mano e chiuderla significa “Non posso parlare”, ma coloro che hanno scelto questo segno non conoscono la Guerra Lisi. Questo accade perché il linguaggio del corpo è universale, come quando chiediamo di fare silenzio mettendo l’indice vicino la bocca, quindi per capire il bambino dobbiamo imparare a leggere quelli che non sono stereotipie ‘insensate’, ma gesti da decodificare.

C’è qualche episodio che vuole raccontarci?
Qualche anno fa un tutor che aveva studiato con noi stava seguendo un ragazzo autistico col metodo della GdL e, passeggiando insieme per la città, il tutor si rese conto che il ragazzo correva sempre. Così, dopo aver instaurato la fiducia necessaria, un giorno gli chiese di non correre perché non ce n’era motivo. Il ragazzo acconsentì e camminarono lentamente, però, arrivati al punto di arrivo, lui tornò indietro e ripercorse quel tratto di strada correndo. Questo è un esempio di quanto, nonostante correre fosse diventata per lui una necessità, fosse comunque andato incontro al tutor per amore.

Su cosa si basa il vostro metodo?
Ci sono molti aspetti basilari per la GdL: per esempio, la ‘sapienza’ del corpo sentito e agito, la sinestesia, gli stili prenatali, il principio di motivazione e il principio di piacere, grazie al quale inizia l’apprendimento. Questa cosa vale in ogni contesto: anche a scuola se una materia ci viene presentata male non ci verrà voglia di studiarla, ma il problema non è mai la materia in sé.

Durante i vari lockdown avete continuato con il vostro lavoro?
Sì, svolgendo lezioni online, ma speriamo che in estate si possano effettuare dei recuperi con attività in presenza. Per noi è stato difficile doverci relazionare a distanza, in assenza del corpo ‘in contatto’. La realtà, però, è cambiata e noi ci siamo ri-accomodati in base ad essa, perché era importante ‘non spezzare il filo’ per poter continuare a combattere e affrontare la disumanizzazione in corso.