Autismo, meeting internazionale a Napoli: una Rm per la diagnosi precoce

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“Abbiamo i primi dati degli studi fatti tramite la Risonanza Magnetica (RM) – metodica che non utilizza radiazioni ionizzanti e non e’ invasiva – sui bambini cosiddetti ad alto rischio perche’ fratellini di soggetti con disturbo dello spettro autistico. Questi bambini sono stati studiati a partire dalla nascita con risonanze magnetiche longitudinali, ripetute poi a 6, 12 e 18 mesi. È stato visto che gia’ a 6 mesi in fase presintomatica, prima che inizino ad emergere i sintomi del disturbo, ci sono delle alterazioni a livello cerebrale. Possiamo dire che le modifiche cerebrali precedono le alterazioni comportamentali”. Lo dice Sara Calderoni, ricercatrice dell’Irccs – Fondazione Stella Maris, intervistata dalla Dire a margine del convegno internazionale sull’autismo a Napoli. “Questi studi ci suggeriscono che la RM puo’ essere una metodica per individuare precocemente quei bambini che svilupperanno autismo- fa sapere la ricercatrice- rispetto a quelli che non lo svilupperanno e quindi permette di intervenire precocemente tramite una terapia riabilitativa mirata e precoce”. Ci sono studi relativi alla modifica della connettivita’ inseguito alla terapia? “Ci sono vari studi che cercano di vedere in maniera longitudinale come sono le connessioni cerebrali prima e dopo uno specifico intervento riabilitativo. Gli studi a disposizione sono pochi e riguardano casistiche molto limitate. I risultati sono tutti positivi- risponde l’esponente della Fondazione Stella Maris- ma bisogna avere cautela perche’ questi risultati dovrebbero essere ampliati su casistiche piu’ ampie e bisognerebbe capire qual e’ la terapia che funziona per chi. Non possiamo pensare che una stessa terapia riabilitativa normalizzi le connessioni cerebrali di tutti i pazienti. Bisognerebbe capire per chi e’ piu’ adatta”. Alla Irccs – Fondazione Stella Maris arrivano per avere una prima diagnosi. “Facciamo tutto il protocollo di tipo diagnostico. I trattamenti riabilitativi di solito vengono fatti a domicilio. Quelli che consigliamo sono gli evidence based e cerchiamo di dare delle indicazioni di trattamento personalizzate sulle caratteristiche del paziente che vediamo. Purtroppo spesso i genitori si scontrano con la realta’ che trovano sul loro territorio e non sempre la terapia che sulla carta potrebbe essere quella piu’ indicata per il bambino- conclude- e’ poi quella che effettivamente riescono a fare”.