Avanti un altro, nuovo capolavoro a Palazzo Zevallos, dov’è l’emozione?

107

Il capolavoro c’è. Indubbio. Neanche lontanamente opinabile. Si parla di Botticelli. L’ospite Illustre dell’estate di palazzo Zevallos a Napoli. L’opera è il “Compianto del Cristo morto”. Capperi, Botticelli a Napoli. Si, Botticelli l’autore di quella Venere che esce dalla conchiglia, quella il cui volto è stampato sulle monete da cinque centesimi, quella che Botticelli copiò nell’atteggiamento pudico dalla più antica “Venere Pudica “che si copre con le proprie mani e si trova ai musei capitolini. Eh si, Botticelli, sempre lui, l’autore della famosissima Primavera con le sue 500 specie di fiori diversi nella rappresentazione dell’amore spirituale. L’Opera esposta a via Toledo però appartiene ad un altro momento. Rullo di tamburi: qualcuno sapeva del momento savonaroliano di Botticelli? Lo immaginava possibile? L’opera in mostra rappresenta il momento in cui Gesù, dopo essere stato staccato dalla croce sul Golgota, è in procinto di essere deposto nel sepolcro generando una straordinaria partecipazione emotiva. Il visitatore è conquistato: sa bene che non ci saranno fiori, conchiglie e lunghi capelli accarezzati dal vento ma solo il dolore che circonda il Cristo morto. Proprio per questo sotto i cocenti raggi di un solleone molto più ruggente del solito, tante persone aspettano pazientemente in fila di partecipare, emozionandosi, ad un momento che non è solo religioso ma anche emotivo ed ovviamente ad altissimo coefficiente artistico. Riusciranno i turisti accaldati ad entrare in contatto emotivo con l’opera di Botticelli? L’opera è posta, come sempre in questa galleria, al buio di uno spazio dedicato. Come tanti altri capolavori nello stesso luogo in precedenza. E come nelle precedenti esposizioni di capolavori tutta l’interpretazione è affidata alla struttura culturale del visitatore. Il biglietto d’ingresso alla Galleria è un obolo un piccolissimo contributo economico e per i clienti della banca proprietaria della struttura l’ingresso è addirittura gratis. La struttura è privata ed ognuno fa ciò che vuole. La domanda però è altrettanto liberamente dovuta: chi sarebbe disposto a pagare un adeguato biglietto per vedere un opera, una sola, se pur un capolavoro senza un inquadramento emotivo, senza provare un coinvolgimento del pensiero, affidato alla sola spiegazione di cartelloni non sempre in doppia lingua e a qualche foto o diapositiva che dovrebbe illuminare le menti? una vecchissima pubblicità di un tour operator recitava “turisti fai d te? Ahi, ahi, ahi!” Ecco lasciare il visitatore a se stesso nella fruizione di opere d’arte non aiuta le visite nel numero, nel gradimento, nell’economia. I frequentatori seriali di mostre, votati più che al piacere dell’arte ad una forma di mondanità intelettuale che porta a discorrere della presenza alle mostre più che all’emozione da esse suscitate, possono accontentarsi di esposizioni gestite secondo questa modalità. Se solo però si chiede ad una mostra di far vivere un esperienza, di provocare autoidentificazione con l’opera o col suo autore, di far emozionare e di restare ricordo indelebile nella memoria del turista, appare chiaro che la strada è davvero lunga, e che in queste condizioni espositive non sarebbe davvero possibile chiedere ai visitatori di pagare un vero prezzo per il biglietto d’entrata. “pago-pretendo” dicevano i paninari degli anni 80. Espressione poco elegante ma veritiera. Gestire le proprie emozioni è difficile, senza una preparazione mirata è praticamente impossibile gestire le emozioni di un pubblico di visitatori, e per chiedere di più l’offerta deve andare oltre, rispondere alla fame di emozioni che coloro che visitano un luogo sconosciuto desiderano soddisfare.