Avere 20 anni in Israele Lettera da un mondo vicino

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Stamattina mentre mi dannavo per l’orario impietoso della sveglia, per le date degli esami accavallate e per il motore del motorino, deciso a non collaborare, mi e’ arrivata una mail Stamattina mentre mi dannavo per l’orario impietoso della sveglia, per le date degli esami accavallate e per il motore del motorino, deciso a non collaborare, mi e’ arrivata una mail da parte di una ragazza israeliana conosciuta in vacanza. “Cara amica“, mi scrive “immagino che tu sappia cosa sta succedendo in Israele in questi giorni e che tu abbia sentito parlare dell’operazione Protective Edge. Oltre 450 missili sono stati lanciati su Israele dall’inizio di questa operazione tre giorni fa e il 40% del paese è sotto bombardamento. Ti scrivo, amica mia, perché ho bisogno del tuo aiuto. Non abbiamo bisogno di assistenza militare, piuttosto di aiuto ad urlare la nostra verità e legittimare il nostro contrattacco a Gaza. Purtroppo ci sono troppe false notizie e mezze verità che vengono riportate dai media internazionali. L’IDF sta facendo ciò che può per evitare vittime civili e molte delle missioni israeliane sono state fermate proprio per la presenza di civili nelle zone dove sarebbero dovuti cadere i missili del contrattacco. Nonostante ciò, Hamas, insiste ad utilizzare le donne e i bambini residenti sulla striscia di Gaza come scudi umani incoraggiandoli a non lasciare il territorio per difendere le sue armi di distruzione. Inutile dirti che molte di queste armi sono state date in dotazione ad Hamas dall’Iran e dalla Siria, regimi totalitari che agiscono solo nel proprio interesse. L’unico modo in cui Israele può garantire ai propri cittadini la salvezza è avere la pubblica comprensione e il supporto dei leaders mondiali. L’unico modo in cui puoi dare una mano a me è al mio sfinito paese è aiutarmi a diffondere quest’ altra parte della verità e una pagina creata su Facebook che si chiama: “Israel under fire”, condividendo, qualche volta, le notizie che vi saranno pubblicate. Israele non vuole la guerra, sta solamente cercando di difendere i suoi cittadini che sono sotto fuoco costante da, ormai, nove lunghi anni. Per quel che riguarda me, non ti preoccupare, io sto bene. Sono contenta per aver dato l’ultimo esame del mio primo anno di università e ora sono in vacanza. Certo la mia è una realtà triste, cerco di condurre la mia vita in modo normale ma, spesso, sentiamo le sirene d’allarme per le bombe e abbiamo 90 secondi per raggiungere il rifugio più vicino. La parte peggiore è, durante i bombardamenti, non sapere dove sono, cosa fanno e come stanno i miei familiari e i miei amici. Spero che questo incubo quotidiano finisca presto… Con affetto, R“. Dove sia la verità e dove sia la giustizia in questa storia io non lo so. Credo, in onestà, che non lo sappia nemmeno la gente che muore sotto le bombe, tutti i giorni, da una parte e dall’altra. Come sia possibile che paesi civili e progrediti come i nostri tollerino tutto questo e, talvolta ne approfittino, è ancora più incredibile. Il dubbio che ci sia anche la mia indifferenza a contribuire alla vita infernale di R, indipendentemente dalla verità, non mi abbandona.   di Giulia Beguinot