Avvocati, concorrenza, nuovo testo. Anai: No ai soci di capitale

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È in discussione alla Camera dei Deputati il nuovo testo al Ddl sulla Concorrenza, i cui contenuti toccano da vicino il mondo delle professioni. In particolare, l’avvocatura: con un nuovo emendamento inserito dai relatori, il ddl consente l’ingresso di soci di capitale nelle società tra avvocati. A questa proposta di modifica dice no l’Anai, l’associazione nazionale avvocati italiani presieduta dal napoletano Maurizio De Tilla.Maurizio De TillaIl recente iter legislativo sulla concorrenza – spiega – ha palesemente contraddetto e violato il precetto tassativo della legge di riforma dell’ordinamento che ha escluso i soci di capitale dalle società professionali, obbligatoriamente limitato ai soli professionisti”. L’emendamento proposto indica, inoltre, che la società dovrà essere composta per due terzi da professionisti, la cui partecipazione al capitale sociale deve essere tale da determinare la maggioranza di due terzi nelle deliberazioni o decisioni dei soci. Con il via libera delle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera, il disegno di legge approderà in Aula il 21 settembre. “La normativa forense, che non può essere derogata, risponde al principio di indipendenza dell’esercizio dell’attività di assistenza e difesa nel processo, sia esso civile, penale, amministrativo, tributario – prosegue De Tilla -. Nel contrastare il socio di capitale l’Anai invoca la tutela della integrità istituzionale, giuridica e morale della riforma forense. La intervenuta modifica è in contraddizione con il codice deontologico e favorirà certamente la presenza di gruppi di affari, anche contaminati dalla criminalità organizzata, che finiranno per pregiudicare e gravemente inquinare il libero esercizio dell’attività di avvocato”. Secondo il presidente Anai la presenza di soci di capitale non professionisti “finirà per eludere la normativa tassativa sulla libera professione di avvocato, introducendo strumenti elusivi che finiranno per favorire grandi soci di capitali che, attraverso proprie società di servizi, finiranno per condizionare specie i giovani avvocati nello svolgimento di funzioni che solo apparentemente saranno autonome, ma – in realtà – saranno riconducibili a posizioni di dipendenza e di asservimento alle mere logiche aziendali, senza alcuna possibilità di esprimere una valutazione ed una scelta aderente allo spirito della funzione costituzionale riconosciuta dalla Carta Fondamentale del nostro Paese”.