Azione sociale e Napoli Capitale inaugurano il nuovo comitato per il No al referendum

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A margine del convegno tenutosi a Napoli questa mattina, del Comitato del NO di Azione Nazionale e Napoli Capitale, è stato inaugurato il nuovo comitato per il NO al referendum costituzionale del 4 dicembre, Napoli città Sociale, alla presenza del Promotore Nazionale, Gianni Alemanno.
Il nuovo comitato partenopeo vede tra i suoi ispiratori, il Portavoce di Nuova Italia Napoli, Rosario Lopa, l’esponente di Azione Nazionale – Napoli Capitale, Alfredo Catapano e il Responsabile del coordinamento flegreo per Napoli deve vivere, Angelo Esposito. “Dal Sud – si legge in una nota – faremo sentire le ragioni del ‘no’ al referendum costituzionale. Una riforma che aumenta il divario nel Paese, che complica il funzionamento dello Stato. Per cambiare il Paese serve coraggio ed una Grande Riforma. E’ inammissibile proporre una modifica alla Costituzione in questi termini. Il nostro sarà un no innanzitutto politico contro un governo dagli annunci. Il Sud, più del resto d’Italia, deve votare in maniera convinta per il ‘No’ al referendum per la riforma costituzionale. Se analizziamo le modifiche all’articolo 119 della Costituzione, nel testo è previsto che ‘con legge dello Stato sono definiti indicatori di riferimento di costo e fabbisogno che promuovo condizioni di efficienza nell’esercizio delle medesime funzioni’. Abbiamo a che fare con norme di finanza regionale, la modifica sancisce costituzionalmente la differenza tra Nord e Sud. Una differenza in base alla quale costi e fabbisogni del Nord diventano punto di riferimento. Al Nord manterranno le loro risorse, inserendo questa regola che penalizza e condanna il Sud che dovrà accontentarsi del minino sindacale. Al Sud resterà solo quello che e’ previsto dall’Articolo 3 della Costituzione in base al quale ai cittadini vengono riconosciuti gli stessi diritti. Questa riforma della Costituzione è nella sua ragion d’essere prima che nel merito un agguato alla democrazia. La Carta Costituzionale è quanto di più sacro esiste nel nostro ordinamento; è espressione di democrazia e strumento di tutela della stessa. Trovo un controsenso attribuire la facoltà di modificarla proprio ad un presidente del Consiglio non eletto dai cittadini. Il Senato resta in piedi, a cambiare saranno il numero e la modalità di elezione dei suoi membri, nonché le sue funzioni. L’impressione è che alla fine ad essere abolito sarà soltanto il nostro diritto a scegliere chi ci governerà. Ci raccontano che questo porterà una riduzione dei costi della politica; riduzione irrisoria, che non vale la perdita di rappresentatività. Sono dunque dell’idea che il cambiamento di questo paese non passi attraverso la modifica della Costituzione; non ora, non ad opera di un governo basato sul sostegno di parlamentari che hanno tradito l’impegno assunto con i propri elettori. Per questo il 4 dicembre eserciteremo un NO libero e consapevole”.