Baby consumatori di droga: in Italia l’emergenza dipendenze comincia dagli 8 anni 

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Cannabis, cocaina, allucinogeni. Ma anche alcol e medicinali assunti a dismisura, non certo per fini terapeutici, da adolescenti e preadolescenti. Praticamente bambini. Bimbi che ad otto anni hanno già sperimentato droghe devastanti. Preadolescenti che si prostituiscono per una dose. Adolescenti legati con le cinghie ai letti di contenzione, sottoposti a trattamenti sanitaria obbligatori negli ospedali in piena cristi di astinenza. Eroina non più fumata ma somministrata endovena, così poco più che bambini hanno il corpo massacrato dai buchi delle siringhe, si ammalano di epatite e Aids, come accadeva ai tossici negli anni Ottanta. Una ferita aperta che unisce i giovanissimi alla droga, si tende a ridimensionare, ma resta il tema, troppo spesso sottovalutato, della sempre più frequente diffusione di droga tra i giovanissimi. Secondo i dati dello scorso anno del Dipartimento per la Giustizia Minorile, è in crescita il numero di minori e giovani adulti in carico ai servizi sociali: 1837 quelli collocati nelle comunità dell’area penale negli ultimi dodici mesi, 241 i minori collocati in comunità terapeutiche dell’area penale nell’ultimo biennio. Le regioni più colpite dal fenomeno sono Veneto, Lombardia, Campania, Emilia Romagna e Lazio. I dati parlano anche di circa 6.500 ricoveri annui con disturbi psichiatrici, il 30% dei minori non trova un posto letto, il 20% viene ricoverato in psichiatria per adulti. In questo numero a migliaia si registra più del 40% di accessi al pronto soccorso per uso di droga. Le loro storia, fanno rabbrividire. Escono, spesso dalla loro stessa bocca. Nel mio lavoro ho incontrato diversi ragazzi ormai sprofondati negli abissi della tossicodipendenza, seppur faticano ad ammetterlo, e se pensate che si tratti di spavalderia o di impressione, sbagliate. Un’emergenza al quale tutti fatichiamo a stare dietro. Operatori spaesati e spaventati da vite che andrebbero vissute con i primi amori, le amicizie che fanno soffrire, le prime uscite tra amici ed invece ti ritrovi ragazzi che nella droga trovano lo “sballo” e la condivisione. Emergenza che anche il Servizio Sanitario Nazionale non riesce a fronteggiare, l’uso di droga tra adolescenti negli ultimi cinque anni si è raddoppiata ovunque. Anche i Tribunali per i minorenni sia le sezioni civili che penali, registrano un’impennata di baby consumatori: quasi tutti italiani ed assumono droga in media a dodici anni. Una situazione che peggiora nel tempo, infatti, è facile procurarsi droga. Ne vendono ovunque e a prezzi accessibili. Il problema principale per i minorenni tossicodipendenti non è solo la droga. Sono soprattutto le patologie psichiatriche, scatenate dal policonsumo, ovvero, dall’utilizzo di più droghe, che prova nella psiche dei giovani effetti devastanti. Secondo i dati del Ministero il 15% dei ragazzi che entra in comunità avrebbe bisogno di essere seguito per una “doppia diagnosi”: tossicodipendenza accompagnata da un disturbo mentale. Le regioni italiane attrezzate sono pochissime, il Sud è totalmente privo di strutture del genere. Richieste d’aiuto arrivano attraverso segnalazioni da parte dei Tribunali o dei Servizi Sociali, soprattutto al centro sud. Per capire la portata del problema basta dare uno sguardo ai numeri del Dipartimento per la Giustizia minorile: nell’ultimo anno i ragazzi affidati a comunità autorizzate al trattamento della doppia diagnosi sono stati sei in tutta Italia. Pochissimi, preventivamente selezionati e distribuiti in tre strutture del nord Italia, a chilometri di distanza dalle proprie famiglie. Più del 30% dei ragazzi dovrebbe essere ricoverato in una apposita comunità, come specifica la Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia, non trova posto da nessuna parte.E’ bene fermarsi a riflettere non solo sulla carenza di strutture e di supporto una volta superata l’immediata emergenza al Pronto soccorso, ma sull’attimo prima che porta i ragazzi ad avvicinarsi alla droga. I ragazzi di oggi sono privi di sogni e di prospettive, non hanno desideri o aspirazioni, si perdono per ore sui social, nelle chat infinite di “finti amici” perché ognuno cita altri amici che entrano in queste community di messaggi, con loro è impossibile il dialogo. Spesso incontro ragazzini vuoti, quasi non riescono a parlare, e non per il timore dell’assistente sociale, anzi, hanno un atteggiamento arrogante e di sfida, piuttosto sono privi di contenuti, non sanno reggere un confronto, un dialogo. Le colpe prima che loro sono nostre, di adulti troppo concentrati sul lavoro, sulle mille cose da fare: non guardiamo più negli occhi questi ragazzi, non gli poniamo più regole: a tavola si mangia con il cellulare e non ci si racconta più. Non chiediamo neanche più “come è andata a scuola oggi?” Come se il loro mondo fosse a parte, come se crescessero da soli con la sola forza del tempo. La colpa però è anche della scuola, troppo impegnata a far emergere i ragazzi brillanti, dimenticandosi che la scuola è fatta anche di progetti sperimentali: teatro, musical, corsi di musica, che possono accumunare e far emergere passioni e curiosità. Abbiamo smesso di organizzare incontri e dibattiti su temi attuali che riguardano i giovanissimi, sentendo le loro voci. Ecco forse bisognerebbe pensare anche a questo, per chiedersi se è possibile evitare che uno solo di questi ragazzi possano evitare di avvicinarsi alla droga. Poi chiediamoci cosa possiamo fare per quelli che ormai sono nel tunnel delle sostanze stupefacenti, attrezziamo gli operatori e le strutture, perché è possibile salvarli e riconsegnargli una vita fatta di tutt’altro.