Baglioni: “Il mio Sanremo è un po’ un ’68”

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Sanremo, 16 dic. (AdnKronos) – di Antonella Nesi

“Credo che la Rai volesse dare con me un segno di discontiuità. Volevo concepirlo come un festival 0.0, né nel segno della tradizione né in continuità con gli ultimi. Ma questo è anche il festival numero 68 e mi piace pensare che in quello che stiamo costruendo ci sia anche un riferimento a quell’anno, che fu l’ultimo momento di un sogno comune”. All’indomani dell’annuncio dei 20 Big in gara e della finale dei Giovani, Claudio Baglioni parla per la prima volta del suo Sanremo da direttore artistico (“l’altro giorno un signore mi ha detto: ‘complimenti per il suo ruolo di dittatore artistico’… Prima di capire che si era confuso ci sono rimasto male, ride). “Vorrei davvero – insiste – che questo 68 fosse un numero guida. Pure ieri avevo il pass numero 68 e l’ho preso come un segno”.

Tra aneddoti divertenti e battute, Baglioni spiega i tre no alla direzione del festival che hanno preceduto il sì di quest’anno, con “la paura e il fatto che non mi ritenevo all’altezza: qui si sta come i cavallerizzi, rischi di essere disarcionato. E poi volevo una libertà d’azione che quest’anno mi è stata garantita. E allora mi sono concesso questo lusso. Spero di arrivare in fondo indenne, sennò posso sempre fare l’architetto”, dice giocando con i cronisti. Baglioni indica in “musica e parole” le due “stelle polari” di Sanremo 2018. “Voglio portare al centro la musica. Non ci saranno eliminazioni perché per me sono troppo violente e umilianti per chi le subisce ma il concorso che crea la suspance per il pubblico tv rimane. Non volevo un festival vetrina tv e autoreferenziale, non volevo un festival provinciale che deve ospitare divi hollywoodiani, pure se offrono performance non all’altezza”. Gli ospiti saranno soprattutto musicali ma non mancheranno i comici “perché – spiega Baglioni – molti di loro hanno frequentazioni importanti con la musica o la sanno raccontare. Ci saranno delle interazioni divertenti”, dice senza aggiungere di più.

Baglioni conferma il suo ruolo di “sacrestano del festival” che starà poco sul palco: “Solo ogni tanto”. E non esclude di poter cantare: “Solo canti sacri”, scherza inizialmente. Poi aggiunge: “può essere utile per non far dimenticare che mestiere faccio”.

Sulla selezione dei 20 Big, ammette di aver dovuto fare “diverse rinunce dolorose”: “Ieri sera ho mandato un messaggio a chi non era rientrato nella rosa. Un scelta un po’ paracula ma che mi faceva sentire a posto con la coscienza. Certo da oggi avrò un po’ di nemici”, prosegue, sottolineando che le proposte arrivate “erano più di 140 e che abbiamo cercato con coerenza quelle che ritenevamo migliori, con canzoni di vario genere ma tutte con interpreti che fossero riconoscibili, perché per gli esordienti ci sono le Nuove Proposte. non c’è il rap tra i Big perché i rapper affermati ancora vedono Sanremo come un mondo lontano. Forse se avessi avuto più tempo ne avrei convinto qualcuno”.

Baglioni non nega di aver avuto un ruolo molto attivo (“non da eunuco”) in diverse scelte artistiche dei cantanti in gara: “Agli Elio e Le Storie Tese ha chiesto io di venire a sciogliersi al festival. Mi avevano invitato all’ultimo concerto del 19 dicembre. Ho detto: visto che non avete scritto concerto d’addio, venite a dirlo a festival. Spero che siano gli unici a finire la carriera sul palco di Sanremo 2018. Non vorrei dover provare la stessa emozione anche io”, ironizza. Anche per la costruzione dell’inedito trio Vanoni-Bungaro-Pacifico c’è stato il suo intervento: “la canzone l’aveva presentata Bungaro ed era scritta con Pacifico. Io ho detto che mi sembrava adatta ad essere cantata a più voci”, piega. “Ho dato delle dritte, sono del mestiere. L’anno prossimo faccio 50 anni di carriera e qualche consiglio mi sento di darlo”.

Così racconta la Fondazione Dalla gli ha consegnato un inedito di Lucio e lui ha pensato che la persona più giusta a cui affidarlo fosse Ron, amico storico del cantautore bolognese. Poi di aver invitato lui Facchinetti e Fogli e di aver poi voluto anche Canzian perché gli sembrava una bella cosa che dopo 40 anni insieme avessero la maturità di sfidarsi in gara.

Sui temi dei pezzi in gara, Baglioni dice che “come sempre quello più consueto è l’amore ma ci sono diversi pezzi su avventura e disavventura del vivere”. Così Ermat Meta e Fabrizio Moro porteranno un brano che parla di terrorismo in maniera non banale, che già si annuncia come un brano che non passerà inosservato. Così come si annunciano forti i testi di Avitabile e Lo Stato Sociale.

In attesa di ascoltare i brani al festival, il cast di Baglioni ottiene il plauso di un collega importante, Piero Pelù, a Sanremo dopo aver preso parte alla giuria di esperti per la selezione delle Nuove Proposte: “Sembra di essere al concertone del primo maggio. Sono piacevolmente sopreso. C’è grande varietà di generi, manca solo il metal, ma c’è Meta – scherza – Per me avere i Decibel è il top. Mi preparo ad un’edizione davvero speciale”.

L’incontro di oggi è stata anche l’occasione, per il direttore di Rai1 Angelo Teodoli e per il sindaco di Sanremo Alberto Biancheri di festeggiare il recente rinnovo della convenzione triennale tra Rai e amministrazione comunale (che darà nuovi frutti come ‘Sanremo Young’, il nuovo talent per la generazione millennials). A chi fa notare che l’assenza di Baglioni potrebbe aver penalizzato gli ascolti della serata ‘Sarà Sanremo’ andata in onda ieri, Teodoli risponde: “Non mi soffermerei troppo sugli ascolti di ieri che comunque sono stati molto più giovani del solito. Gli anni scorsi c’era un conduttore tv alla direzione artistica, far salire sul palco Claudio ieri avrebbe rappresentato un’altra cosa. Baglioni uscirà a Sanremo”, dice il direttore rimandando tutte le notizie sul cast televisivo del festival (l’ufficializzazione di Michelle Hunziker, il cocoonduttore maschile e il conduttore del dopofestival) alla conferenza stampa del 9 gennaio.