Bagnoli: la realtà sull’inquinamento e la rigenerazione urbana

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(Imagoeconomica)

di Pietro Spirito*

L’area di Bagnoli-Coroglio, nella zona occidentale di Napoli, è uno dei più significativi esempi italiani di rigenerazione urbana su suolo contaminato. Si tratta in tutto il mondo di operazioni complesse, che richiedono unità di intenti e grande capacità di esecuzione. Queste condizionò non si sono determinate nel caso di Bagnoli. Cercheremo di capire perché.
Dopo un secolo di attività industriale — in particolare con lo stabilimento siderurgico Italsider — e la sua chiusura nel 1993, il sito è divenuto un caso paradigmatico di conflitto tra bonifica ambientale, valorizzazione urbanistica e governance multilivello.
Il progetto di risanamento e rigenerazione, oggi coordinato da Invitalia, mira a restituire alla città oltre 250 ettari di territorio e circa 2,5 km di litorale.
Tuttavia, la complessità dei problemi ambientali, le lunghe procedure e gli elevati costi di bonifica rendono il percorso ancora in corso, con incertezze che devono essere sciolte. Questo articolo analizza le caratteristiche dell’inquinamento, lo stato dei progetti di bonifica, le strategie di rigenerazione e le principali criticità, con un approfondimento sui costi di rimozione della colmata a mare, simbolo materiale dell’eredità industriale di Bagnoli.
1. Contesto storico e stato dell’area
L’area di Bagnoli fu tra i principali poli industriali del Mezzogiorno per gran parte del Novecento. Con la nascita dell’impianto siderurgico nel 1910 e la successiva espansione negli anni Cinquanta, il quartiere fu progressivamente trasformato in una “città-fabbrica”, in cui la produzione di acciaio, cemento e materiali chimici coesisteva con le aree residenziali.
La chiusura dell’Italsider nel 1993 segnò l’inizio di un lungo processo di riconversione, che non si è mai concluso. Nel 2000 l’area è stata dichiarata Sito di Interesse Nazionale (SIN) ai fini della bonifica, con una superficie complessiva di circa 2,7 km² a terra e 1,2 km² a mare.
Il contesto geologico è reso complesso dalla presenza di suoli vulcanici e dal fenomeno del bradisismo flegreo, che comporta una costante variazione altimetrica e un rischio naturale aggiuntivo per ogni intervento urbanistico. Nella valutazione degli elementi inquinanti si è fatta spesso confusione tra gli elementi derivanti dalla origine vulcanica e i fattori inquinanti determinati dalle attività industriali. L’arsenico in particolare non c’entra nulla con i processi manifatturieri ma deriva dalla storia del sottosuolo.
2. Inquinamento ambientale: natura, estensione e fattori
2.1 Inquinanti nei suoli e nei fondali
Le indagini ambientali condotte dall’ISPRA e dal CNR hanno rilevato la presenza di contaminazioni significative nei suoli superficiali e profondi, con concentrazioni elevate di piombo (Pb), zinco (Zn), rame (Cu), arsenico (As), cadmio (Cd) e idrocarburi pesanti (C>12).
La colmata a mare, realizzata negli anni Sessanta con materiali di risulta industriali, contiene scorie di altoforno, residui di lavorazione e rifiuti speciali.
2.2 Impatti e rischi
L’inquinamento interessa la matrice suolo-falda-mare e condiziona pesantemente ogni progetto di riuso. La contaminazione marina incide sulla qualità dei sedimenti costieri e sull’ecosistema bentonico.
Le polveri metalliche e i composti organici volatili rappresentano un rischio per la salute pubblica e richiedono misure di contenimento durante la bonifica.
La complessità del quadro geotecnico, aggravata dal rischio vulcanico e bradisismico, impone un approccio multidisciplinare e continuo monitoraggio.
3. Il progetto di rigenerazione urbana e ambientale
Il Programma di Risanamento Ambientale e Rigenerazione Urbana (PRARU), adottato nel 2019 e aggiornato nel 2023, è il principale strumento di pianificazione e attuazione.
Coordinato da Invitalia, prevede interventi per la bonifica completa dell’area, la creazione di un grande parco urbano costiero, il recupero del litorale e l’inserimento di funzioni culturali, scientifiche e residenziali.
Gli obiettivi principali includono:
– completamento della bonifica dei suoli e delle acque sotterranee;
– rimozione della colmata a mare e ripristino del profilo costiero originario;
– realizzazione del Parco Urbano di Bagnoli (circa 120 ettari);
– insediamento del nuovo Science Centre e del Polo Tecnologico Ambientale;
– infrastrutturazione sostenibile (mobilità dolce, verde, reti idriche e digitali).
4. I costi della rimozione della colmata a mare
La colmata a mare di Bagnoli, realizzata negli anni Sessanta per ampliare lo spazio industriale destinato alla siderurgia, rappresenta oggi uno dei nodi più complessi e costosi dell’intero processo di rigenerazione.
Secondo le stime tecniche di Invitalia e del Ministero dell’Ambiente (2024), il volume complessivo della colmata è di circa 1,2 milioni di m³ di materiale, composto in prevalenza da scorie industriali, sabbie metalliche, loppa d’altoforno e detriti cementizi.
Le principali fasi operative previste sono:
1. Caratterizzazione ambientale e modellazione geotecnica;
2. Escavazione e trasporto del materiale contaminato verso impianti di trattamento autorizzati;
3. Bonifica e recupero morfologico del fondale mediante sabbie pulite e riassetto del litorale.
Il costo complessivo stimato per l’intervento supera 400 milioni di euro, pari a circa un terzo del budget totale del PRARU.
A incidere sono la complessità del dragaggio, i vincoli ambientali e la necessità di garantire la sicurezza idrogeologica e strutturale durante le operazioni.
Le ipotesi più recenti prevedono l’utilizzo di tecniche miste di rimozione selettiva e confinamento in situ, con barriere fisiche e trincee drenanti, per ridurre i costi e minimizzare l’impatto sul mare.
Nonostante l’alto valore simbolico e ambientale della rimozione, alcuni esperti hanno evidenziato la possibilità di soluzioni alternative di recupero parziale, che prevedono la stabilizzazione e rinaturalizzazione della colmata, evitando un’escavazione totale e garantendo un risparmio di circa 150 milioni di euro. Tuttavia, tali proposte restano controverse e oggetto di valutazione tecnico-politica.
L’elemento chendesta il più vivo sconcerto soprattutto perché non se ne parla per nulla riguarda le sorti della colmata parallela realizzata dall’Ilva negli stessi anni e con gli stessi materiali all’altezza dell’inizio del Comune di Pozzuoli, a distanza veramente ridotta rispetto alla colmata di Bagnoli. Questo manufatto è stato utilizzato come piattaforma per la splendida passeggiata sul lungomare flegreo. Nessun intervento di bonifica è stato compiuto nel silenzio totale di tutti.
I casi sono due: o entrambe le colmate sono altamente inquinanti, e quindi bisogna intervenire con estrema urgenza anche a Pozzuoli, oppure non è il caso nemmeno di buttare soldi per la rimozione della colmata a Bagnoli. Sarebbe interessante aprire questa discussione.
5. Stato attuale dei lavori
Nel 2024 sono stati avviati i primi interventi di messa in sicurezza dei suoli e di rimozione parziale dei rifiuti superficiali. La bonifica della colmata, invece, è ancora in fase di gara internazionale per l’assegnazione dell’appalto.
Il cronoprogramma aggiornato prevede l’avvio operativo della rimozione entro il 2026 e il completamento entro il 2030. Parallelamente, sono già stati finanziati i primi lotti del Parco Urbano e del Science Centre, con investimenti per circa 1,2 miliardi di euro complessivi.
6. Criticità e prospettive
Le principali criticità che rallentano la trasformazione dell’area sono:
– l’incertezza sui costi e le tecniche di bonifica definitiva;
– il coordinamento istituzionale tra enti statali e locali;
– l’assenza di un monitoraggio ambientale sistematico e accessibile ai cittadini;
– la mancanza di una chiara strategia di governance post-bonifica.
Sul piano prospettico, il progetto di Bagnoli costituisce un laboratorio di sostenibilità e rigenerazione urbana complessa, dove il successo dipenderà dalla capacità di integrare bonifica, innovazione e inclusione sociale.
7. Conclusioni
La bonifica e la rigenerazione di Bagnoli restano una sfida aperta per Napoli e per l’Italia intera. L’intervento sulla colmata a mare rappresenta non solo un’operazione di risanamento tecnico, ma anche un gesto di ricucitura simbolica tra la città e il suo mare, dopo decenni di separazione industriale.
Solo un approccio integrato — ambientale, economico e sociale — potrà trasformare questa grande opera pubblica in un modello di rigenerazione sostenibile e in un nuovo equilibrio tra memoria industriale, innovazione e qualità urbana. Diradare qualche nebbia sugli interventi effettivamente necessari può aiutare non solo a rendere possibile la conclusione dei lavori in tempi accettabili, ma anche s ridurre i costi in un perimetro maggiormente accettabile per la finanza pubblica.
* già program manager di Invitalia per Bagnoli