Balneari, allarme degli operatori campani: Direttiva Bolkestein, danni per centinaia di milioni in 10 anni

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“Altro che contenti, siamo arrabbiatissimi. I Governi italiani, e in generale tutta la politica italiana, sono responsabili della devastazione avvenuta negli ultimi 15 anni nel settore balneare in Italia e in particolar modo in Campania”. Marcello Giocondo, presidente del Sindacato italiano balneari della Campania, ha preso come una beffa quanto dichiarato ieri da Frits Bolkestein secondo cui la direttiva che prende il suo nome non si applica agli stabilimenti balneari in quanto le concessioni balneari sono da considerare beni e non servizi. “Dal 2004 a oggi – dichiara Giocondo all’Adnkronos – i politici italiani hanno preferito beccarsi l’un l’altro per questioni di partito, di bandiera e di percentuali, sono andati in Europa a trattare la circonferenza delle vongole e nessuno si è mai preoccupato di informarsi sull’interpretazione della Bolkestein. Nel frattempo per gli imprenditori del settore balneare è stato un disastro: concessioni demaniali non più rinnovate, blocco degli investimenti, chiusure. Solo in Campania parliamo di un danno da centinaia di milioni di euro in 10 anni”.  Tra gli associati, spiega Giocondo, “c’è una rabbia mista a mortificazione. Ora siamo esattamente dove eravamo prima. Il Governo italiano dal 1939 non mette mano a una legge di riordino della materia demaniale per quanto riguarda l’utilizzo del demanio marittimo. La Bolkestein è stata un’occasione per discuterne, sono passati 7 Governi da allora e niente è stato fatto. In Campania, invece, attendiamo dal 1993 dalla Regione la redazione di un Puad, piano di utilizzo delle aree demaniali. La Regione ancora non ci ha messo mano. Come si può fare impresa così?”, conclude Giocondo.