Balneari, trasformare contenuto leggi regionali in legge nazionale

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Roma, 27 giu. (Labitalia) – “Chiedere al Governo di trasformare il contenuto delle leggi regionali in legge nazionale poiché tutte le leggi regionali emanate in materia hanno, sostanzialmente, lo stesso obbiettivo: assicurare la continuità aziendale alle imprese attualmente operanti sul demanio marittimo”. Questa la posizione illustrata, oggi, nell’incontro, con Giovanni Lolli, vice presidente e assessore regionale alle Attività produttive dell’Abruzzo nonché coordinatore della commissione Turismo della Conferenza delle Regioni, da parte di una delegazione del Sib, Sindacato italiano balneari aderente alla Confcommercio che ha voluto anche approfondire l’annosa questione dell’applicazione della cosiddetta direttiva Bolkestein al settore balneare.

Il sindacato ritiene che “possa costituire un importante atto politico del Governo la rinuncia al ricorso avverso le leggi regionali della Liguria la cui trattazione è stata fissata per i prossimi 6 e 20 novembre”.

“Abbiamo ringraziato l’assessore Lolli per l’impegno profuso dalla Regione Abruzzo nella difesa della balneazione attrezzata -ha dichiarato Antonio Capacchione, presidente Sib- anche sulla base dei gravi rischi derivanti da una eventuale applicazione della direttiva Bolkestein che prevede la messa a gara degli stabilimenti balneari”.

L’approvazione della legge regionale del 27 aprile 2017 numero 30, infatti, aveva riconosciuto “la necessità di tutelare il legittimo affidamento del concessionario in essere. Purtroppo la Corte Costituzionale, a seguito dell’impugnativa del precedente governo, l’ha dichiarata incostituzionale, con sentenza numero 118 del 7 giugno 2018, per essere questa materia di competenza esclusiva dello Stato”.

“Anche in Abruzzo -continua- come in tutte quelle precedenti che hanno riguardato le altre Regioni, la Corte Costituzionale non è entrata nel merito della censura riguardante la conformità ai principi comunitari e alla Direttiva Bolkestein, quanto, piuttosto, ha dichiarato l’incompetenza delle Regioni a normare questi aspetti della materia”.

In pratica “la Corte Costituzionale, ancora una volta, ha ribadito che la questione balneare può essere affrontata e risolta non da una legge regionale, bensì da una dello Stato. Del resto proprio i principi comunitari, così come declinati dalle sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione europea, impongono la tutela del legittimo affidamento e della proprietà aziendale”.

“Sta di fatto -sottolinea il Sib- che fino ad oggi il governo nazionale, se da un lato ha impugnato tutte le leggi regionali (Emilia Romagna, Toscana, Marche, Puglia, Campania, Friuli Venezia Giulia, Liguria e Veneto), dall’altro non ha effettuato il riordino della materia contravvenendo all’obbligo assunto con la legge nazionale numero 25 del 26 febbraio 2010”.

“Questa problematica -avverte- che nel nostro Paese coinvolge 30.000 imprese balneari e 100.000 addetti diretti, non è più differibile. Il Governo e il Parlamento nazionale, pertanto, devono intervenire al più presto a tutela di una comparto del turismo nazionale che attira ogni anno sulle nostre spiagge milioni di turisti da tutto il mondo”.