Banche, privacy e articolo 18 la politica fa quadrato

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Anche i potenti piangono. E temono la gogna. La stessa utilizzata, spesso senza troppi complimenti, dai media (di cui, peraltro, in più di un caso sono anche proprietari) nei confronti di cittadini normali. Fa specie, insomma, a noi che potenti evidentemente non siamo, il dibattito sulla privacy che si è scatenato a proposito della pubblicazione dei nomi degli eccellenti debitori insolventi che hanno fatto saltare il banco del Monte dei Paschi di Siena.

Da ultimo, infatti – nella settimana che ai disastri bancari si accompagnano le notizie relative alla crisi infinita dell’Alitalia; al malore del premier italiano Paolo Gentiloni; al dieselgate targato Fca scoppiato a ridosso del patteggiamento della multa di 4,3 miliardi di dollari irrogata al gruppo Volkswagen per lo stesso motivo; o, per restare agli Usa, all’accusa di intelligenza col nemico Vladimir Putin, ma più ancora di pratiche erotiche particolari, rivolte al neo eletto presidente Donald Trump contenute in un dossier probabilmente farlocco; o di cyberspionaggio ai danni, tra gli altri, dell’ex premier Matteo Renzi e del presidente della Bce Mario Draghi che sarebbe stato operato dai fratelli Giulio e Francesca Occhionero; e ai malati che a Nola vengono curati per terra, come bestie; e di altro ancora – da ultimo, dicevo, va facendosi strada l’idea di pubblicare solo i nomi delle aziende insolventi, ma non dei proprietari.

Una linea cui si sono adeguati di buon grado, evidentemente, i parlamentari del Partito democratico (partito che del MPS – giusto per ricordare – è stato finora amministratore di riferimento) il quali hanno appunto sposato la proposta di istituire una commissione di inchiesta sulla gestione della banca fatta dall’economista Luigi Zingales, ma evidentemente per depotenziarne gli effetti.

Infatti, l’ultraliberista professore della University of Chicago Booth School of Business, aveva anche detto (intervista del 28 dicembre scorso al Giornale) di essere dell’idea di rendere pubblici i nomi dei debitori insolventi nel caso in cui lo Stato, ovvero i cittadini italiani, acquistassero “debiti e roba” – come si dice dalle nostre parti – per evitare il fallimento dell’Istituto. Idea, peraltro, sposata anche dal capo dell’associazione delle banche, Antonio Patuelli, in un’intervista al Mattino di qualche giorno fa, ma che i bizantinismi della politica nostrana hanno inteso però ricondurre – come già detto – nell’alveo della legge sulla privacy. Formalismi inutili, va aggiunto, anche perché – e meno male – alcuni giornali (Libero in testa) i nomi degli innominabili ormai li stanno facendo. Eccome. A puntate.

E a proposito di bizantinismi, è appena il caso di ricordare che è stato affidato ad uno dei maestri del genere, il giudice costituzionale Giuliano Amato, non a caso definito Dottor Sottile quando vestiva i panni del consigliere politico di Bettino Craxi,  il compito di bocciare la proposta referendaria della Cgil sull’articolo 18. Referendum che resta in piedi, invece, sui voucher e sugli appalti. Ed è anche il caso di constatare, forse, che sia toccato proprio ad un socialista riporre definitivamente in archivio il simbolo, totem e tabù insieme, della riforma del lavoro che caratterizzò i primi anni del Psi al governo. Riforma fortemente voluta dal ministro del Lavoro Giacomo Brodolini, un altro socialista, appunto. Ma non divaghiamo.

Tra le notizie più eclatanti della settimana, poi, ce ne sono due strettamente correlate e poco hanno a che fare con i dati positivi che pure siamo soliti annotare (il Pil dell’eurozona segna un progresso dello 0,4%, mentre l’industria italiani da segni di vitalità: +0.7%). Notizie che riguardano, direttamente o indirettamente, la qualità della classe politica e, più in generale, dirigente  meridionale. Hanno fatto il giro del mondo le immagini dei pazienti che nell’ospedale pubblico di Nola, nei giorni dell’emergenza meteo, sono stati curati per terra in mancanza di letti. Ne è seguito, con la vergogna, anche un minuetto di parole tra il presidente della Regione Vincenzo De Luca e il ministro Beatrice Lorenzin: per il primo, infatti, i medici sono da licenziare in tronco; per il secondo, sono eroi. In Campania – en passant – la sanità assorbe il 50%  delle risorse di un bilancio che ruota intorno ai 20 miliardi di euro all’anno, quanto una manovra finanziaria. Superfluo ogni commento.  La notizia che fa pendant riguarda invece la Bei (Banca europea degli investimenti) la quale, lo scorso anno, ha realizzato in Italia 137 operazioni, per un totale di 11,2 miliardi di nuova finanza. Ebbene, secondo il vicepresidente Dario Scannapieco sono decisamente “poche le proposte bancabili provenienti dal Sud”.

Ma, si diceva, anche i ricchi piangono. Il finanziere George Soros ha puntato contro Trump, prevedendo un crollo in borsa con l’elezione del tycoon, e ha perso un miliardo di dollari. E, tuttavia, non sono tanto i soldi che gli bruciano – certo, anche quelli – ma l’umiliazione politica. In questo senso, però, è in buona compagnia.