Banche, scudo politico a tutela del risparmio e della sovranità

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Ci risiamo: incredibilmente, a distanza di due anni, l’Eba (European Banking Authority) ha nuovamente colpito Banca Monte dei Paschi di Siena: l’arma del delitto è sempre la stessa, gli stress test, con un meccanismo a orologeria a dir poco perverso: bocciata nel 2014, promossa nel 2015, bocciata nel 2016. Anche se l’esito della nuova verifica sarà comunicato il prossimo 29 luglio, la notizia è filtrata: il CdA dell’istituto senese, a pochi giorni dal voto dei cittadini del Regno Unito che ha decretato la “Brexit”, ha ricevuto una lettera dagli ispettori dell’Eba nella quale si chiede di accelerare radicalmente il piano di vendita dei crediti deteriorati rispetto a quanto previsto solo lo scorso mese di settembre, ovvero di smaltirne entro tre anni ben dieci miliardi di euro rispetto ai cinque preventivati. Il motivo dell’improvviso irrigidimento è legato ai criteri che sono stati adottati in sede degli stress test 2016 per verificare l’impatto sui conti della banca di un’ipotetica improvvisa crisi economica, che risulterebbero sorprendentemente punitivi rispetto a quelli adottati solo nove mesi fa (stress test 2015).

Nel mondo reale, BMPS nel primo trimestre del 2016 ha realizzato un utile netto di 92 milioni dopo avere accantonato perdite su crediti per 345 milioni di euro contro i 450 milioni del primo trimestre 2015 (riduzione di oltre 100 milioni di euro); i coefficienti patrimoniali della banca sono ben al di sopra di quanto richiesto dalle regole europee (indice Common Equity Tier 1 all’11,7 per cento rispetto al livello minimo del 10,25 per cento richiesto). Il management ha rispettato in pieno i tempi di smaltimento dei crediti deteriorati e oggi le sofferenze lorde, la componente più critica degli stessi, sono pari a 27,7 miliardi di cui 18 risultano già svalutati. Le sofferenze residue in bilancio sono pari a 9,7 miliardi di euro, di cui 6,4 miliardi sono garantite da immobili che valgono circa il 160 per cento dei prestiti concessi e 1,8 miliardi sono coperte da garanzie personali il cui valore risulta pari al triplo dei crediti. L’AD Fabrizio Viola, al termine del CdA dello scorso 7 luglio nel quale è stata approvata la risposta alla sopra citata lettera dell’Eba, ha dichiarato che il management “sta lavorando intensamente con le Autorità per individuare in tempi brevi una soluzione strutturale e definitiva dei crediti deteriorati, tutto ciò in un contesto nel quale, anche nel secondo trimestre, l’andamento della gestione caratteristica e l’evoluzione patrimoniale/finanziaria della banca risultano positivi, confermando le tendenze registrate nel primo trimestre”. Ciò, dunque, conferma la distanza abissale tra il mondo reale, quello dei numeri veri di bilancio, e il mondo virtuale, quello degli stress test, costruito in modo diabolico sulla base di ottuse congetture che determinano periodicamente la bocciatura delle banche italiane e la promozione degli istituti di credito tedeschi e francesi, pieni di strumenti derivati.

È evidente, dunque, come il problema sia di natura politica e non finanziaria: le banche italiane rappresentano il cuore del nostro sistema economico e oggi sono nuovamente al centro di un forte attacco speculativo costruito attraverso l’arma impropria degli stress test, successivamente all’approvazione della normativa europea sul bail-in che impedisce gli aiuti pubblici a tutela del sistema creditizio. Le sofferenze rappresentano asset (immobili, aziende, terreni, fabbricati) del patrimonio del nostro Paese, acquistabili oggi come mai a prezzi stracciati; come è accaduto con la Grecia (ma l’Italia non è la Grecia), oggi in un sol colpo stiamo rischiando di perdere il controllo delle banche e di svendere parte della nostra ricchezza.

Occorre adesso un intervento “radicale” della politica a tutela dei risparmiatori e della sovranità nazionale, per respingere un pericolosissimo tentativo di colonizzazione ed evitare che l’esito dei prossimi stress test si traduca in un ingiusto danno permanente per gli azionisti di BMPS che rischiano di essere diluiti dall’imposizione di un nuovo aumento di capitale garantito dal Tesoro per nulla necessario. Gli strumenti tecnici di difesa esistono: da un lato, l’emissione di un prestito convertendo sottoscritto dal Tesoro con opzione di richiamo a scadenza da parte dell’emittente BMPS eviterebbe la diluizione degli azionisti; dall’altro, l’acquisto in borsa di azioni delle primarie banche italiane attraverso Cassa Depositi e Prestiti allontanerebbe radicalmente la speculazione, restituendo la fiducia agli azionisti e al popolo dei risparmiatori italiani come in passato è accaduto con il “quantitative easing” di Mario Draghi che ha bloccato definitivamente l’attacco ai nostri titoli di Stato.

Spetta al governo il compito di superare in tempi brevi l’ostruzionismo dei burocrati dell’Unione Europea.