Banco di Napoli, il caso della vendita finisce alla commissione parlamentare d’inchiesta 

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La vicenda della vendita del Banco di Napoli arriva alla commissione parlamentare d’inchiesta sulle Banche. Merito di un’iniziativa intrapresa in seguito al convegno del 16 ottobre scorso organizzato a Napoli presso l’Associazione Mediterranea. Una lettera, con richiesta di attivo interessamento per la soluzione della vertenza, sarà consegnata nelle prossime ore a Matteo Orfini, presidente del Pd e membro dell’organismo nato, è bene ricordarlo, per indagare sui crac bancari recenti che hanno bruciato i risparmi di migliaia di piccoli investitori. La consegna della lettera sarà preceduta da un incontro tra Orfini e Leonardo Impegno, deputato napoletano del Pd già noto per le sue battaglie sulla Rc Auto uguale per tutti e ora coinvolto in pieno nella battaglia per ottenere giustizia sul caso Banco di Napoli. Paolo Pantani, già docente universitario e presidente emerito di Acli Beni Culturali, è tra i più attivi. “La Sga (società per la gestione delle attività, ndr) del Banco di Napoli ha ottenuto enormi utili dalla riscossione dei crediti considerati inesigibili e grazie a questo profitto – ricorda Pantani .- ha potuto creare il Fondo Atlante con cui sono state salvate le banche del Nord. Un paradosso”. Al convegno del 16 ottobre c’è anche Adriano Giannola, presidente della Svimez, che pure su questo argomento è molto attivo e che nella sua relazione (ildenaro.it la pubblicherà a breve, ndr) ricostruisce per bene tutti i passaggi della vicenda. “C’è un altro aspetto molto grave da considerare – dice Pantani – ed è quello relativo alle posizioni degli azionisti del Banco di Napoli che non hanno ottenuto alcun risarcimento nonostante l’enorme utile accumulato dalla Sga”. Il tutto si consuma, è il pensiero comune espresso nella lettera (che reca la firma di Impegno ma nasce da un lavoro di squadra), nel silenzio delle istituzioni. “Forse – si sussurra ad alta voce – perché i protagonisti di quello che tutti hanno definito uno scippo, sono uomini molto potenti”. Secondo quanto risulta dai documenti contabili ufficiali il ministero del Tesoro, all’atto della liquidazione della Sga, meglio conosciuta all’epoca come bad bank del Banco di Napoli, incasserà poco più di 900 milioni di euro.

La vicenda
Tutto nasce nel 1996, quando il Banco di Napoli è praticamente al collasso. All’epoca viene creata una bad bank nella quale far confluire i crediti considerati inesigibili pari, in euro, a 6,4 miliardi (12mila miliardi, arrotondando). Le perdite dell’istituto di credito, stando ai bilanci del 1994 e 1995, si attestano sui 2,2 miliardi di euro, 4mila miliardi di lire. L’allora capo del Governo, Romano Prodi, il ministro del Tesoro dell’epoca Carlo Azeglio Ciampi e il governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, approvano la cessione del Banco di Napoli alla cordata Ina-Bnl per la somma, oggi giudicata quasi scandalosa alla luce dei fatti, di 61,4 miliardi di lire (nemmeno 30 milioni degli attuali euro). Successivamente il Banco viene venduto a Sanpaolo Imi, poi confluita in Intesa Sanpaolo, per 6mila miliardi di lire (3 miliardi di euro), prezzo che invece viene ritenuto oggi spropositato. Passano gli anni e si arriva al 2016, quando in seguito a un decreto del ministero dell’Economia lo Stato esercita un vecchio diritto di pegno e compra da Intesa Sanpaolo il 100 per cento delle azioni della Sga. Dai cui bilanci risulta un utile di 500 milioni di euro, frutto del recupero del 90 per cento dei crediti che, a questo punto, dovrebbero essere considerati tutt’altro che inesigibili.