Banco di Napoli, è ora che Fico ricordi quella promessa

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Riceviamo e pubblichiamo questa lettera aperta sulla vicenda Banco di Napoli, indirizzata al presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico. 

Caro Roberto,

Come ricorderai, la vicenda del Banco di Napoli, dal fallimento all’attivo ad opera della società di gestione, è stata al centro di un dibattito a più voci ospitato lunedì 26 febbraio dell’anno 2018 presso la sede dell’Ancrel in via De Gasperi. Eri stato invitato fra i candidati al Parlamento Nazionale, con Mario Coppeto, e l’esponente del Pd, Leonardo Impegno. Abbiamo discusso sulle possibili azioni da intraprendere, in questa legislatura parlamentare.
Abbiamo fatto luce anche sull’utilizzo dei crediti del Banco di Napoli,
recuperati nel tempo per intero con un utile di un miliardo di euro, a beneficio del Ministero
del Tesoro che nel frattempo ha acquisito la SGA.
Soldi che sono serviti per la costituzione del Fondo Atlante II e il salvataggio della Banca
del Veneto e della Banca Popolare di Vicenza.

Concludemmo concordemente e amaramente che questa oscura vicenda del Banco di Napoli doveva essere tema di discussione della prossima commissione
parlamentare di inchiesta sugli istituti di credito. Nel corso
dell’incontro hai assunto l’impegno in quanto candidato
del Movimento 5 Stelle alle elezioni politiche,di portare la questione
all’attenzione del Parlamento. “L’ultima commissione sulle banche –
dicesti – ha avuto poco tempo per lavorare ma si è chiusa con la
promessa di una ricostituzione nella nuova legislatura. E io mi impegno
a portare il caso Banco di Napoli al centro della discussione, anche
perché a questa banca sono legato per via del lavoro di mio padre, che è
stato per anni al CED di Fuorigrotta e poi alla sede centrale di via
Toledo”. Leonardo Impegno sostenne che la discussione sul Banco di Napoli
e sui profitti della SGA,che ha recuperato tutti i crediti dell’istituto deve
essere necessariamente più politica che tecnica. In passato Impegno ha lavorato
per unire le forze politiche intorno a questo tema senza però
avere successo e possiamo dire che la vicenda ripropone il tema della
scarsa rappresentanza politica del Sud. Coppeto ricordò che quando la
discussione sul Banco di Napoli approdò in consiglio comunale, già
allora i contorni dell’operazione erano oscuri.

Oggi che rappresenti la terza carica dello Stato e Ti chiediamo di
tenere fede a questo impegno ed hai tutte le condizioni per farlo!
Ti ricordo che fummo noi a cominciare la battaglia, il 16 Ottobre 2017 con il convegno
presso l’Associazione Mediterranea.
Facemmo tornare d’attualità questo tema, grazie anche a varie
associazioni – Acli Beni Culturali della quale sono presidente emerito,
l’Associazione Mediterranea,coordinata da Ezio Aliperti, la “Carlo Filangieri”
guidata da Stanislao Napolano.
Tale processo si chiuse dopo moltecipli incontri,il 26 Febbraio 2018 con il Tuo intervento
pubblico di sostegno.
Furono i cittadini, nello spirito di democrazia partecipata, che hanno condotto questa iniziativa,
e nessun “giornale”, nessun partito e nessuna istituzione si impegnò seriamente.

Il nocciolo duro della vicenda, lo ricostruì benissimo Adriano
Giannola, presidente della SVIMEZ.
Secondo Giannola “il vero tema su cui lavorare è quello relativo ai diritti
degli azionisti perché solo così sarebbe possibile giungere
all’obiettivo più importante, vale a dire la ricostruzione di un
patrimonio della comunità meridionale che, se ben gestito, può garantire
un flusso perpetuo di risorse a beneficio del territorio”.

I vecchi azionisti del Banco di Napoli hanno diritto ad una quota parte dei crediti
recuperati, negli anni, dalla Società di Gestione dell’Attivo (SGA).
Tutto ciò è nelle leggi che, a loro tempo, hanno
regolato i vari passaggi della vendita del Banco di Napoli. Prima alla
cordata composta da Ina e Bnl e successivamente a Intesa Sanpaolo.
Difatti l’articolo 2 della legge 588 del 19 novembre 1996, che converte il
decreto numero 497 del 24 settembre dello stesso anno, contiene una serie di disposizioni
relative agli azionisti dell’epoca e specifica come esse siano applicabili
al momento della conclusione dell’attività di recupero crediti da parte della SGA.
Una società, quest’ultima,ancora attiva e con sede proprio a Napoli.
Definita, del tutto impropriamente alla luce dei fatti, bad bank nel 1996, salvo poi
confluire tra le proprietà del ministero del Tesoro che, grazie a un
decreto del 2016, la acquisisce per soli 600mila euro in virtù di un
pegno azionario risalente proprio agli anni della creazione della SGA.
Gli utili accumulati grazie al recupero di crediti che venti anni prima
vengono considerati, nella migliore delle ipotesi, deteriorati, ammontano
a circa 700 milioni di euro. Un tesoretto su cui possono concentrarsi le
pretese dei vecchi azionisti. La vicenda è peraltro ben illustrata sia
in un convegno organizzato il 21 dicembre del 2017
dall’Università Federico II di Napoli (e disponibili sul sito della
Facoltà dei Giurisprudenza), sia nei volumi “Il credito difficile”
(editore L’Ancora del Mediterraneo, Napoli) di Adriano Giannola e “Il
declino del sistema bancario meridionale. Il caso del Banco di Napoli”
(editore Esi, Napoli) di Emilio Esposito e Antonio Falconio con
prefazione di Adriano Giannola. Proprio quest’ultimo, presidente della Svimez,
economista e docente universitario ritiene che “la legge 588 del 1996,
all’articolo 2, sia il riferimento di base per l’escussione del credito
nei confronti del ministero dell’Economia e delle Finanze”.

Per essere ancora più chiaro l’economista Giannola dice che “con il decreto del
2016 il problema non è di indennizzo o risarcimento bensì di chiedere di
calcolare il prezzo che spetta ai vecchi azionisti e di adempire
responsabilmente a quell’impegno contrattuale a termine fissato nella
legge 588 del 1996”. Spetta adesso ai vecchi azionisti farsi avanti e
rivendicare un loro diritto.
Fin qui la Storia.
Ora noi esponenti della Macroregione Mediterranea
che seguiamo i principi della democrazia partecipata,siamo
stati riconosciuti con il Decreto N.°9 del 12 Novembre 2018 dal Difensore
Civico presso la Regione Campania avvocato Giuseppe Fortunato,
un atto storico nella sua portata innovativa.
Naturalmente non si tratta solo di calcolare il prezzo che spetta agli
azionisti del Banco di Napoli e di adempiere alla legge 588 del 1996, si
tratta di porre rimedio, con grande determinazione, alla assenza
pressoché totale di banche territoriali su un terzo dell’Italia,
rifondando il nostro Banco di Napoli.
Sappiamo bene che il marchio oggi sparirà anche come nome, dopo oltre
cinquecento anni di storia gloriosa.
La Storia non ci perdonerà se cittadini e istituzioni provenienti da un
territorio di così glorioso passato, non muoveranno un dito per
difendere i loro interessi economici, sociali e politici e Tu, in
particolare, che hai assunto un impegno con noi, se accetti questa
ingloriosa “Damnatio Memoriae” verso tutto quello che è napoletano, non
abbiamo nessuna speranza di riscatto anche con queste forme di democrazia diretta
al Governo.
Continueremo con tutti i mezzi disponibili della democrazia partecipata.
Per concludere vorrei raccontarTi questo episodio accaduto l’altra sera a una cena di lavoro in una nota pizzeria napoletana.
Vedendo una comitiva di belle ragazze, tutte settentrionali, istintivamente volsi loro attenzione, ho sempre apprezzato le bellezze muliebri, rappresentano per me le cose più belle del mondo.
Il gruppo era elegantemente vestito e chiesi con naturale curiosità, perché erano venute a Napoli, mi risposero che erano partecipanti di un evento e, ovviamente, chiesi di quale evento si trattasse.
Mi risposero che erano a Napoli per uno stage di selezione per l’assunzione a Imi Sanpaolo
nelle nostre filiali territoriali campane.
Ho capito rapidamente che siamo diventati,per l’ennesima volta,terra di colonia e di conquista di nuovo.
Roberto, devi rispettare l’impegno preso.
Io sono bagnolese, anche se abito da moltissimi anni a Pizzofalcone, Tu sei posillipino,i bagnolesi con i posillipini sono distanti un mondo,
pur essendo vicinissimi:scarse le frequentazioni, i luoghi di incontro in comune, diversi gli stili di vita.
Però ho partecipato con gioia alla Tua festa per l’elezione alla Camera dei Deputati a Bagnoli, in un noto locale su Viale Campi Flegrei, a pochi passi dalla mia casa natale.
Non vorrei ricordarmi di tutte queste antiche diffidenze fra quartieri, però devi mantenere questo impegno: una commissione parlamentare monotematica di inchiesta solo sul Banco di Napoli.
Basta con i trucchi, anche il Governo Renzi usò la proposta di legge, già depositata dal tuo gruppo, per costituire la commissione di inchiesta sul Banco di Napoli, per allargare, con altra proposta, l’inchiesta sulla finanza e su tutte le crisi bancarie più recenti.
Fu presieduta da Casini, infatti ha chiuso in fretta e furia i lavori verso la fine della legislatura tralasciando completamente il Banco di Napoli.
Se continua questa asimmetria culturale, politica, sociale e informativa,in questo Paese a due velocità da sempre, possiamo dire che è irrimediabilmente finita ogni possibilità di coesione istituzionale, territoriale e sociale.
Siamo destinati ad una separazione veramente traumatica, questa situazione non è più sopportabile.

Un saluto mediterraneo.

Paolo Pantani, coordinatore della Macroregione Mediterranea