Banco di Napoli, ecco i principali azionisti che possono chiedere il risarcimento

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di Enzo Senatore

I primi a farsi avanti sono stati i principi napoletani di origine austriaca della famiglia Windisch Graetz, che nel 1996 acquistano l’1,01 per cento delle quote del Banco di Napoli attraverso due società: la Sogesco, che rileva lo 0,78 per cento, e la Venturina Seconda, che sottoscrive lo 0,23 per cento del capitale. Valore totale dell’operazione, all’epoca, 30 miliardi di lire. Oggi i fratelli Mariano Hugo, che materialmente ha eseguito nel ’96 gli atti di acquisto delle azioni, e Manfred chiedono 75 milioni di euro di risarcimento al ministero dell’Economia. Ma la platea degli aventi diritto all’indennizzo, vale a dire a una parte dei crediti recuperati dalla Società di Gestione dell’Attivo (Sga), è abbastanza nutrita e comprende nomi di spicco dell’imprenditoria e della vita pubblica campana e nazionale. Qualcuno è ormai da anni fuori dal grande giro, come la merchant bank Cragnotti & Partners Capital Investment del finanziere romano Sergio Cragnotti, che di quel Banco di Napoli possiede lo 0,78 per cento, altri invece non ci sono più, come nel caso dell’imprenditore barese Stefano Romanazzi, molto noto per essere stato editore della Gazzetta del Sud, titolare attraverso la società Sofime dello 0,59 per cento del capitale sociale del Banco ma morto da diversi anni. Stessa sorte toccata al fratello Paolo, nel 2017. Altra casata di spicco è quella dei Ligresti (il capostipite Salvatore è morto nello scorso mese di maggio). All’atto della trasformazione del Banco di Napoli in spa i Ligresti utilizzano la divisione olandese del loro impero di costruzioni, Grassetto Nederland Bv, per sottoscrivere una quota dello 0,39 per cento. Poco più bassa, 0,35 per cento, l’esposizione della società edile Giglio di Caserta. L’elenco continua ed è molto lungo. Tra gli azioni figurano anche Metropolitana di Napoli (0,21 per cento) e la Sifi International del gruppo Ferruzzi (0,19 per cento). E passiamo agli imprenditori presenti nell’elenco degli azionisti: Enzo Giustino, imprenditore dal forte spirito meridionalista, già presidente dell’Unione Industriali, morto nel 2012; Franco Ambrosio, patron del colosso Italgrani, morto nel 2009; in potentissimi Massimo Buonanno e Agostino Di Falco, proprietari della società di costruzioni Icla e inseriti nell’affare Banco di Napoli insieme al socio Wolf Chitis mediante la finanziaria Pafin; Luigi Cremonini, capo di un colosso del settore Alimentare e Ristorazione; Antonio Urciuoli. Per molti di questi l’azione può essere proposta dagli eredi, di sicuro quella dell’indennizzo dovuto agli azionisti è una pagina tutt’altro che chiusa.