Bankitalia: in Campania per il 60% imprese calo del fatturato, ma bene l’export

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Un calo della produzione generalizzato, anche se con settori che hanno sofferto piu’ di altri, ma anche un rafforzamento di alcuni segmenti di export. L’ultimo rapporto sull’economia campana di Bankitalia descrive come la crisi legate alla pandemia in Campania abbia avuto conseguenze piu’ gravi che in altre zone del Paese. Secondo le stime, sono stati dall’aprile 2020 a fine anno, 120 i giorni in cui il blocco delle attivita’ e’ stato totale, e questa e’ una delle circostanze che piu’ hanno influito sulla perdita di attivita’ economica in regione dell’8,2%. Un dato grave, ma meno pesante rispetto a quello nazionale del 9%. A risentirne maggiormente i comparti del commercio, alloggio e ristorazione e intrattenimento, che hanno sofferto del calo drastico della presenza di turisti, nazionali e stranieri. Complessivamente la Campania ha registrato nel 2020 una riduzione del 70% delle presenze, con il traffico aeroportuale ridotto del 75% e quello croceristico del tutto azzerato, dopo aver registrato nel 2019 circa 1,5 milioni di persone che avevano fatto via mare, tappa in Campania. Il settore dei servizi ha perso il 38% di fatturato, dieci punti in piu’ del calo registrato nelle imprese in generale. E, secondo le rilevazioni della Banca d’Italia, le imprese che hanno dichiarato un calo di fatturato sono il 60% delle attive.

Segnali incoraggianti
Ma ci sono nel territorio dei segnali incoraggianti che vengono dall’export, dove agroalimentare a farmaceutico sono addirittura cresciuti nel periodo della pandemia. Soffre molto il settore delle costruzioni che nel 2019 era in leggera ripresa, e nel 2020 perde il 5,% del suo valore. Dato che si collega anche ai numeri negativi del mercato immobiliare, che dopo 6 anni di crescita, perde il 12% in Campania, contro l’8% della media nazionale. In questo quadro, circa il 65% di imprese, per far fronte alla necessita’ di liquidita’, ha fatto ricorso a misure di sostegno, attraverso le moratorie e o le garanzie pubbliche, per accedere al finanziamento bancario.

Giù l’occupazione
Sul fronte del lavoro, il rapporto di Bankitalia dice che l’occupazione i Campania e’ diminuita dell’1,9% nel 2020, rispetto al -1,0% dell’anno precedente, in linea con la media nazionale del 2% in meno. Il ridimensionamento dell’occupazione e’ stato maggiore nel secondo trimestre del 2020, con lo scoppio della pandemia; ha rallentato nei mesi estivi, per poi interrompersi nel trimestre finale, quando si e’ registrato un moderato recupero. La riduzione degli occupati e’ stata piu’ ampia per gli autonomi rispetto ai lavoratori dipendenti; per questi ultimi si e’ concentrata nelle posizioni a tempo determinato. Negativi anche i dati relativi ai consumi. Il calo del reddito, la paura dei contagi, le misure di contenimento della pandemia e i motivi precauzionali collegati all’incertezza si sono riflessi negativamente sui consumi delle famiglie campane. Nel 2020, secondo le stime di Prometeia, questi si sono ridotti in termini reali dell’11,4% rispetto all’anno precedente, in linea con il calo nazionale.

Prestiti alle famiglie
Dal calo dei consumi discende anche la riduzione dei prestiti alle famiglie. Mentre nel 2019 il ricorso al credito da parte della famiglie era al 4,2%, nel 2020 il ricorso a finanziamenti e’ sceso all’1,6%. Secondo informazioni preliminari, nel primo trimestre del 2021 i prestiti sarebbero aumentati, ma con numeri ancora inferiori rispetto ai livelli precedenti la crisi. Il 2020 ha segnato naturalmente anche un incremento della spesa corrente negli enti locali, in particolare per il settore sanitario, soprattutto per l’assunzione di personale. I dati ancora provvisori, forniti dal ministero della Salute, segnalano per il 2020 una crescita dei costi del servizio sanitario regionale del 3,6% rispetto all’anno precedente. Le entrate degli enti territoriali della Campania sono aumentate considerevolmente, grazie ai trasferimenti statali destinati a fronteggiare gli effetti della pandemia. Rispetto alla media del triennio 2017-19, per i Comuni campani la perdita stimata di gettito delle entrate proprie connessa all’emergenza sanitaria e’ stata superiore di circa 1 punto percentuale alla media nazionale.

Digitalizzazione, Regione al palo
L’ultimo capitolo del rapporto di Bankitalia riguarda la digitalizzazione in Campania. Nel 2019, il livello era inferiore alla media nazionale. Il divario era riconducibile soprattutto alle piu’ modeste competenze digitali e allo scarso utilizzo di internet da parte dei cittadini; a questo si aggiungeva un minore livello di offerta di servizi digitali da parte degli enti locali. Rispetto al resto del Paese, le imprese presentavano inoltre un piu’ basso tasso di adozione delle tecnologie digitali. Con la pandemia, i dati sono migliorati, ma restano comunque inferiori alla media nazionale. Alla fine del 2020 i Comuni campani che avevano aderito all’Anagrafe nazionale della popolazione residente rappresentavano poco piu’ di tre quarti della popolazione residente in regione (92,4 in Italia). Circa il 42 % degli enti comunali aveva ricevuto almeno una transazione su PagoPa (52% nella media italiana); nel 2019 solo il 15% degli enti territoriali aveva attivato servizi accessibili online tramite Spid (27% in Italia).