BAT non responsabile per la morte di un fumatore: Cassazione conferma sentenza del Tribunale di Salerno

56
Chi fuma lo fa a suo rischio e pericolo. Si può sintetizzare così la decisione della Cassazione (n. 11265 di oggi) che ha bocciato il ricorso degli eredi di un uomo morto per cancro al polmone contro British American Tobacco-Bat Italia (succeduta all’Ente tabacchi italiani). Nonostante le indicazioni contrarie ricevute dal proprio medico, infatti, la vittima aveva continuato a fumare due pacchetti di “Ms” al giorno per trent’anni. E’ lineare il ragionamento della III Sezione Civile secondo cui siccome fumare costituisce notoriamente una attività nociva per la salute, chi lo fa non può poi pretendere il risarcimento dei danni dalla società che produce le sigarette e/o dai Monopoli di Stato (ora Agenzie delle dogane). Secondo la Corte di Appello di Salerno, e la Cassazione ha confermato, la vittima “usando l’ordinaria diligenza, avrebbe potuto evitare quella condizione di dipendenza fisica e psicologica irreversibile da fumo che il Tribunale ha ritenuto integrare l’ipotesi del fatto proprio del danneggiato, idoneo a determinare l’evento dannoso”. In punto di diritto dunque la decisione richiama l’art. 1227 del c.c. che regola proprio il concorso colposo del creditore (in questo caso della vittima). La causa del decesso, prosegue la Corte, va perciò rinvenuta unicamente in quell’atto di volizione libero, consapevole ed autonomo di un soggetto dotato di capacità di agire che sceglie di fumare nonostante “la notoria nocività del fumo”. Il nesso causale rispetto ad una presunta attività pericolosa del produttore invece si elide per il principio della “causa prossima di rilievo” che nella fattispecie è la scelta volontaria di fumare. In conclusione, per la Corte, la causa esclusiva del tragico epilogo risiede nel fatto di aver fumato “fin dalla più giovane età, per oltre trent’anni, in quantità smodata e a dispetto della raccomandazione di astenersi impartitagli dal proprio medico curante”.