Battipaglia, chiude la Treofan. De Luca: Il ministro Di Maio faccia qualcosa invece di scrivere tweet

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“E’ evidente che la questione può essere risolta solo a livello di ministero del Lavoro. Al di là delle chiacchiere e dei tweet, mi auguro che il ministero del Lavoro faccia qualcosa di concreto”. Cosiì il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, dopo l’annunciata chiusura dello stabilimento battipagliese della Treofan, fermo da oltre un mese dopo essere stato acquisito dall’indiana Jindal. Dal canto suo, il governatore assicura il proprio impegno “fino all’ultimo minuto per recuperare”. Intanto, “per quello che riguarda la Campania, non daremo un euro nel contratto di servizi. Ci eravamo impegnati a dare quasi 18 milioni di euro, ma se si taglia il lavoro non daremo piu’ un euro. Stiamo utilizzando questo come argomento di pressione”.
“La decisione del gruppo indiano Jindal, che ha comunicato l’avvio della procedura per la cessazione dell’attività dello stabilimentoTreofan di Battipaglia, in provincia di Salerno, è gravissima e impone a tutti i soggetti interessati, istituzioni in primis, un intervento rapido e drastico. Annullare in un colpo una realtà consolidata come la Treofan, con 40 anni di storia alle spalle, e mandare per strada 80 lavoratori esperti e qualificati, che con l’indotto diventano il doppio, quasi tutti laureati in chimica o ingegneria, è uno schiaffo non solo al territorio salernitano ma all’intera economia nazionale”. Lo ha dichiarato Nora Garofalo, segretaria generale Femca-Cisl. “I vertici della Jindal stanno dimostrando la totale ignoranza, se non il disprezzo, delle più elementari regole di relazioni industriali e di buon senso, anche perché su questa vertenza c’è un tavolo aperto con sindacati e governo. Chiudere il sito di Battipaglia, evidentemente, ha un solo scopo: consolidare la presenza dell’attività del gruppo indiano in Italia, visto che un paio di anni fa ha rilevato uno stabilimento a Brindisi, sempre nel settore del film in polipropilene. Inoltre preoccupa il congelamento degli investimenti per l’altro sito produttivo, che ha sede a Terni. Ci opporremo con ogni mezzo allo smantellamento di questa importante realtà produttiva, che rappresenta l’ultimo avamposto italiano della chimica dei Ferruzzi e poi della Montedison, un pezzo importante della storia del settore in Italia. Scrivere la parola fine, e farlo in questo modo, è una decisione scellerata che grida giustizia”, ha concluso Garofalo.
“I nostri timori sono purtroppo diventati realtà con la decisione comunicata oggi dal management di Jindal di apprestarsi a “chiudere lo stabilimento produttivo di Battipaglia” dopo averlo indebolito dal punto di vista produttivo. L’Ugl Chimici non resteràa guardare e si impegnerà con tutti i mezzi a disposizione per evitare che ciò accada”, dichiara invece il vice segretario nazionale Ugl Chimici, Eliseo Fiorin. Per il sindacalista “non bastano le rassicurazioni contenute nella lettera di Jindal ricevuta oggi nella quale si spiega che l’azienda “farà tutto quanto in suo potere per trovare una soluzione socialmente accettabile per tutti i colleghi coinvolti”. In gioco infatti non c’è un singolo stabilimento ma la strategia, da noi più volte evidenziata e con la chiusura di Battipaglia ormai chiaramente dimostrata, di indebolire Treofan con il fine ultimo di spostare le produzioni sia all’estero sia in altri siti fuori dalla sfera Treofan”.
“Jindal si è mostrata completamente sorda anche ai nostri allarmi di carattere sociale, visto che la chiusura del sito di Battipaglia mette in seria difficoltà non solo il territorio stesso ma un’intera economia in cui sono coinvolte anche le fabbriche di Brindisi e di Terni. Ecco perché – conclude Fiorin – chiediamo un intervento del Governo e del Mise in particolare: occorre un’azione sia politica sia sindacale affinché un gruppo come Jindal, impegnatasi con l’Italia con accordi di programma per lo sviluppo produttivo di altri siti, non comprometta indirettamente gli stessi accordi sottoscritti e gli interessi industriali nonche’ sociali di interi territori e quindi del Paese”.