Bene il Patto per Napoli ma ora occhio alla formazione

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1.

Un fiume di denaro è piovuto su Napoli a seguito della firma, ad opera del Presidente del Consiglio e del Sindaco di Napoli, del sospirato “Patto per Napoli”. Devo dire che gli interventi sono ben mirati e finalizzati ad una migliore qualità complessiva del nostro tessuto e della vita della sua gente. Fra le novità c’è anche il cronoprogramma delle opere con tanto di verifiche a scadenze periodiche. A meno che non ci siano i troppo consueti “imprevisti in corso d’opera”, che finora hanno reso eterne le nostre opere pubbliche, tutto dovrebbe procedere secondo i tempi previsti. I precedenti, di cui ai ritardi nella spesa delle risorse europee, non sono incoraggianti, ma noi abbiamo il dovere di crederci. Fino a prova contraria. Tutto questo fervore, esteso anche alle opere di competenza regionale, dovrebbe dare un colpo importante alla disoccupazione dilagante. Mi meraviglio, tuttavia, che nel programma non siano previste risorse per la formazione. Dubito che a Napoli ed in Campania ci sia manodopera specializzata a sufficienza per realizzare quei lavori nei tempi previsti. Mi riferisco a carpenteria, attrezzaggio, idraulica, impiantistica in genere. Succederà che, da Napoli e dal nostro territorio in genere, verrà impegnata prevalentemente manovalanza generica, mentre la manodopera specializzata, e meglio remunerata, arriverà da altre Regioni. Come già accade per la nautica da diporto e per altri settori. Mi meraviglio che il Sindacato, ormai tutto commissariato, non abbia sollevato questo problema fondamentale. Un altro segno dei tempi. L’augurio è che almeno le imprese lo sollevino, anche per recuperare a se stesse risorse ulteriori da destinare, appunto, alla formazione. L’attenzione non va posta soltanto, come è comunque giusto, ai possibili episodi di corruzione o di turbativa d’asta, ma anche a questi problemi, che sono fondamentali per riqualificare la manodopera locale, per battere la disoccupazione e sottrarre terreno, ed energie, alla criminalità organizzata.

2.

Il grande cuore dell’Italia generosa e solidale si mobilita sempre in occasione di calamità e disastri, che si verificano, ormai ciclicamente, nel nostro Paese. In questi giorni della grande ed infinita tragedia, che ha colpito l’Italia Centrale, le testimonianze di questo impegno si moltiplicano. Molti hanno evocato la mobilitazione che si registrò in occasione dell’alluvione di Firenze. Gli Italiani, ma non solo, fecero a gara per dare una mano per salvare quella Città, e le sue opere d’arte, autentico Patrimonio della Umanità. In questi giorni insieme alla generosa mobilitazione, molti hanno scoperto il Valore della Bellezza e come in Italia quel Valore spesso sia stato trascurato e sporcato. Con le costruzioni abusive, con opere pubbliche mastodontiche ma, soprattutto, con una grande dimenticanza, che spesso ha superato la indifferenza. Una sorta di tragica strategia, figlia di affermazioni irresponsabili, quali quelle dell’allora Ministro Tremonti Giulio: “Con la Cultura non si mangia”. La Cultura, figlia della Bellezza, invece fa vivere bene quelli che la sanno cogliere e porta anche importanti risorse economiche da parte di quelli che nel Mondo amano la Bellezza. In questi giorni proprio Napoli è stata meta di migliaia di turisti, venuti ad “abbeverasi” alla nostra Bellezza. Il Cristo Velato nella Cappella di Sansevero pare abbia registrato il maggior numero di visitatori. Tornando alla Solidarietà, è certo che il problema per migliaia di “sfollati” non è tanto quello della sopravvivenza fisica, mangiare-bere-dormire, quanto quello di vivere una Vita degna, senza disperdere identità, storia, rapporti, amicizie, frequentazioni. E lavoro nelle realtà consuete. La vita, fosse anche in comodi alberghi, di per sé non assicurerebbe tutto questo: non vogliono andarsene dai loro borghi perché vogliono sentirsi ancora cittadini di quei luoghi, di quelle storie, di quella umanità. Mi auguro che tutti, a cominciare dal Governo e dal Parlamento, si muovano in questa direzione. Noi dell’Isola d’Ischia crassa ed opulenta, nella sua generalità, che possiamo fare, oltre la generosità individuale? Potremmo, ma bisogna pensarla bene, offrire, magari nel mese turisticamente “morto” di maggio, una settimana di vacanza ad almeno mille di quei sfortunati fratelli. Magari divisi in scaglioni 250 per settimana, o 500, da distribuirsi, negli alberghi disponibili, proprio con il criterio della conservazione della omogeneità dei nuclei. L’organizzazione potrebbe prevedere che la ospitalità non vada solo a carico degli albergatori, ma che tutto il  mondo produttivo collabori. Solo per esemplificare: chi produce vino lo offra, così per i trasporti, per i tour turistici, per il pane, e via di seguito. La Charitas, con la Chiesa e le Istituzioni, insieme alle Organizzazioni di categoria, potrebbe essere il motore di tanto impegno. Si tratta di regalare un sorriso a chi ha poche ragioni per sorridere. Con la speranza di essere “contagiosi” per altre località turistiche, che potrebbero pensare ad iniziative analoghe. Noi, qui ad Ischia, abbiamo oltre che per i migranti, un’altra buona occasione per concretizzare il grido di Papa Giovanni Paolo II, che proprio dalla nostra Isola si levò alto e forte: “Ischia, ascolta, accogli, ama”.

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