Giuseppe Benedetto: Perché No a un Referendum demagogico e dannoso per l’Italia già malata

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in foto Giuseppe Benedetto

L’integrità della Costituzione italiana non è un dogma: è possibile pensare di modificarla, anche aggiornandola in più parti ma è cruciale avere un progetto logico e coerente ed una visione organica e razionale. Ridurre gli sprechi della politica e le inefficienze dei procedimenti legislativi è necessario e possibile anche senza finire per compromettere e indebolire la democrazia rappresentativa in cui viviamo. Ambire a superare il bicameralismo perfetto è più che legittimo, forse opportuno come non mai, ma tagliare un po’ di parlamentari a casaccio è solo un macabro spot elettorale per i professionisti della demagogia, a cui regalare altro ossigeno.
Dopo aver raggiunto l’obiettivo della presentazione in Cassazione di 71 firme di senatori, la Fondazione Einaudi sta proseguendo in queste settimane l’impegno sul referendum costituzionale relativo alla proposta di mero taglio dei parlamentari. Una volta nato il coordinamento nazionale dei comitati ‘noiNO’, il dibattito pubblico è spesso animato dal presidente Giuseppe Benedetto, che ha avuto la determinazione ad insistere, anche attraverso la piattaforma www.noino.eu, per permettere ai cittadini di poter conoscere per poi deliberare (come insegnava appunto Luigi Einaudi).
Una politica fatta di sola propaganda è fatale al paese; qualità e libertà degli eletti non cambiano, cambiandone il numero: questi concetti che possono apparire quasi auto-evidenti, sembra che nel distorto circuito mediatico italiano diventino marginali rispetto al dominio della demagogia e della miope semplificazione qualunquista. Qui ne ragioniamo col presidente Benedetto.

In che modo far percepire alle persone le ragioni – forse controintuitive – del NO?
Iniziamo col dire che non solo non è un dogma l’integrità della costituzione, ma tanti, seri e meno seri, tentativi sono stati fatti, dalla commissione Bozzi (dal nome del compianto leader liberale) sino agli ultimi tentativi succedutisi nel tempo.
Come lei ha correttamente sottolineato nessuno di questi tentativi è stato caratterizzato da un taglio lineare e insensato di parlamentari; quando una riduzione era prevista, essa si inseriva in un contesto organico di riforma. Oggi siamo all’assurdo per cui tutti i sostenitori del sì addirittura sostengono la riforma, aggiungendo che poi dovrà essere integrata: un modo schizofrenico di procedere, soprattutto quando si parla del delicato tema di modificare la carta fondante del nostro paese.
E non è neanche vero che qualità e libertà degli eletti non cambino, ove si pensi che meno parlamentari sono sicuramente più’ controllabili dai vertici dei partiti. Quanto alla qualità in genere i più “fedeli” al capo non si distinguono certo per brillantezza e preparazione, almeno questo ci dice l’esperienza.

Senza essere fini costituzionalisti, si può cogliere quanto il taglio lineare inciderà sulla rappresentatività delle Camere, creando problemi al funzionamento del Parlamento per un insignificante risparmio dello 0,007% della spesa pubblica italiana.
Rispetto al presunto risparmio questo è il classico specchietto per le allodole. Il risparmio come ampiamente dimostrato è, più’ che insignificante, ridicolo.
Gli stessi grillini, nell’opporsi al referendum Renzi parlavano, ridicolizzandolo, del risparmio di un caffè’ all’anno per italiano. Poi, aggiungo, che se l’esigenza è risparmiare sui costi della politica, meglio risparmiare sull’indennità’ dei parlamentari che sulla qualità’ della democrazia. Non ho sentito questo tema al centro del dibattito. Ma, ripeto, questo è un falso problema, usato per acchiappare qualche voto dei più’ disinformati. 

In molti osservano che gli italiani continuano ad essere ingannati dai divulgatori di bufale e pseudo verità: in mano a tutti gli elettori a settembre ci sarà l’occasione per bocciare questa “riforma costituzionale” ideata e voluta dal movimento fondato e guidato da Grillo e Casaleggio con attorno i loro fedeli rappresentanti oltre a vecchi e nuovi alleati. Insomma l’arena è mediatica e la battaglia delle idee si gioca su quanto informati sono i cittadini.
Questo è un punto molto delicato. Elezioni il 20 settembre, campagna elettorale in pieno agosto, election day, troppe sono le coincidenze per non farci riflettere sulla circostanza. Mi pare di tutta evidenza che non si vogliano i cittadini informati sui temi referendari. Particolarmente pericoloso è il precedente di un referendum, che deve portare alla modifica della costituzione, convocato lo stesso giorno di elezioni amministrative. Non vi sono precedenti in questo senso: tutto si fa ai fini del raggiungimento del risultato da parte di chi questa legge ha voluto e l’ha imposta agli alleati. Costi quel che costi. Tra l’altro le leggi fatte malissimo da 100 parlamentari non diventano buone se fatte da 60. E un Parlamento non funziona bene o male in base al numero dei parlamentari ma in base alla capacità di chi rappresenta le Istituzioni. 

Il 20 e 21 Settembre saremo chiamati a votare; il 20 settembre del 1870, l’esercito italiano prese Roma dopo la breccia di Porta Pia e fu la fine dello Stato Pontificio. Senza arrivare ad un tale paragone epocale, perché le idee liberali e razionali possano aprire una breccia tra le mura dirigiste e stataliste del paese, servirà un fatto simbolico e clamoroso o è altra la strada da percorrere? 
Guardi, senza esagerare, ritengo che una eventuale vittoria dei no possa avere un effetto straordinario per il nostro paese. Non so se paragonato alla breccia di Porta Pia, ma sicuramente storico; sarebbe archiviata questa triste e dolorosa parentesi dell’antipolitica, che ha segnato l’ultimo quarto di secolo del paese.
Si potrà rientrare nella normale dialettica europea, abbandonando e lasciando al loro destino le curve delle becere tifoserie, le une contrapposte alle altre.

La vittoria, quantomai difficile, del No potrebbe rappresentare la fine dello strazio populista che unisce certa destra e certa sinistra, segnando l’inizio della fine della demagogia letale alle nostre vite, un meccanismo infernale che da anni premia chi la spara più grossa, ingannando le persone, nascondendo loro le conseguenze di scelte folli ed irrazionali, pregiudicando il futuro di figli e nipoti?
Questo rappresenterà’ la vittoria del no, come ho cercato di spiegare in questa chiacchierata, per la quale la ringrazio. Quando abbiamo pensato a questo Referendum, lo abbiamo immaginato capace di scompaginare la vecchia politica nazionale. Nella nostra mente c’era – e c’è – il confronto tra visioni diverse della società, tra culture anche contrapposte, senza la melassa del politicismo applicato ai rapporti tra partiti. Vedere quello che sta succedendo in questi giorni ci riempie di soddisfazione. La posta in gioco è una: l’effettivo superamento della opprimente società che fonda sul qualunquismo, sul populismo, sul più becero giustizialismo la relazione tra eletto ed elettore, tra cittadino e pubblica amministrazione, tra individuo e Stato. Da un lato c’è il mondo del ‘vaffa’ e dell’uno vale uno misero e populista; dall’altro lato c’è la società aperta, quella per la quale “uno vale tutto”, per la quale l’uomo è al centro di un consesso sociale dove qualità, merito, sacrificio vanno premiati.