Benedetto XVI e Francesco, due Papi che saranno certamente ricordati a lungo, seppure con animo diverso

Situazione imbarazzante quella che sta contornando il cerimoniale per l’estremo saluto a Monsignor Joseph Ratzinger, teologo di lungo corso con una parentesi sul trono di San Pietro, con il nome di Papa Benedetto XVI. È noto che per Sua Santità a tempo determinato, che, per la prima volta nell ‘era moderna, era entrato e uscito sulle sue gambe dalle stanze vaticane riservate al pontefice, è stato necessario rivedere il cerimoniale dello svolgimento delle esequie e quanto a esse collegato. La situazione ha creato comunque qualche disagio per chi, anche per solo dovere e correttezza diplomatica, sta partecipando al lutto che ha colpito la Chiesa Cattolica. Chi ha superato una certa età o più specificamente era già in grado di recepire quanto accadeva nel mondo all’epoca della tv in bianco e nero, ricorderà di aver seguito almeno una volta una cerimonia del genere e il riscontro che essa aveva ottenuto dal Paese e dal resto del mondo. Radio e TV, all’epoca sole quelle di stato, stravolgevano i palinsesti per trasmettere musica e immagini sacre. I comunicati, concentrati su tutto ciò che era originato da quella notizia, venivano letti dai cronisti con un tono di voce mesto. Lo stesso non era molto diverso da quello di chi fosse stato colpito di recente dalla perdita di un familiare. Tante altre erano le limitazioni che subiva la programmazione della RAI e pochi erano quelli chè dissentivano da quell’andazzo. Nelle attività che attualmente stanno contornando il triste evento, diversi passaggi sono stati saltati o adattati alla moderna interazione sociale, certamente e giustamente più laica. Esprimendo così quella comunità, ora molto più ampia e multietnica, l’interpretazione etimologica più autentica di quello status, vale a dire tollerante, interpretando così lo spirito del tempo. Affiorano quindi alla mente almeno due ordini di considerazioni. La prima è che l’ Italia e anche buona parte del mondo considera la Santa Sede come una tipologia di enclave dell’ Altro Mondo ubicata nel perimetro urbano di Roma. Quindi il Paese, agli occhi di questo mondo, è visto come quello che ospita la più piccola realtà socio politica del pianeta. Da tempi ormai remoti, in particolare nell’ Urbe, il dovere di accoglienza è ritenuto un caposaldo dell’ organizzazione sociale. Prova ne è che tale comportamento assume sacralità nella breve espressione “hospes sacra sunt”, gli ospiti sono sacri. Proprio in quanto paese ospitante, l’ Italia, se non si sta dimostrando scortese verso la Chiesa Cattolica, almeno una gaffe non trascurabile la ha compiuta. La premessa: quanto segue, in campagna, durante una trattativa di qualsiasi genere, sarebbe intervallato dall’ intercalare:”con gli amici e con i compari è importante essere chiari”. Quindi, dando per giusto quanto appena espresso, considerando l’ampiezza dell’ arco di tempo trascorso dai Patti Lateranenzi a oggi, l’essere passati dai canti gregoriani del primo dopo guerra ai concertoni di fine anno su tutto il territorio nazionale come colonna sonora per l’estremo saluto al Papa Emerito, certamente non è stato adeguato. Per chi ha ricoperto il ruolo, seppure senza svolgerlo fino in fondo, di massima autorità della Chiesa Cattolica, una certa indelicatezza delle alte cariche dello stato è senza alcun dubbio individuabile. Da notare bene che l’appunto non è meritato da irriverenza perchè, se é vero che la sottoscrizione degli accordi del Laterano furono sintetizzati e sugellati dall’espressione Libera Chiesa in Libero Stato, altrettanto lo é che nessuna delle parti contraenti ha obblighi di rispetto delle gerarchie nei confronti dell’ altra. La vicenda è inquadrabile unicamente come una questione di saper vivere e, come si dice ancora oggi in ambienti non proprio evoluti, evitare che chi guarda dall’esterno critichi. In due parole “pare brutto”, questa è l’espressione che riassume il concetto. Solo ascoltare la definizione “ex papa” da fastidio, soprattutto in un contesto teso all’eternità: vita eterna, castigo eterno e, come trait d’union tra questo mondo è quell’altro, l’eterno riposo. Del resto già alla fine del noviziato, il sacerdote che ha tenuto a bottega il suo prossimo collega, gli dice: “memento, semel sacerdos, semper sacerdos eris!” Volendo con ciò fargli ben intendere che una volta diventato sacerdote lo sará per il resto della vita, comunque vadano le cose. Se ciò è vero per l’inizio della carriera ecclesiastica, non è fuori luogo che valga lo stesso per quanti arrivano al vertice della gerarchia della stessa. Di conseguenza già la qualifica Emerito andrebbe usata con sufficiente parsimonia, non se ne abbia a male Francesco. Lui stesso non ha voluto che ll nome attribuitosi al momento dell’investitura fosse preceduto dall’ appellativo papa. Sia perdonato l’ardire, ma tale decisione, insieme a altre, non è proprio in linea con il concetto che quel ruolo ha ispirato chi lo ha preceduto, da San Pietro in poi. È un altro capitolo della lunga storia di quel ruolo, quindi è opportuno fare un bel respiro e cambiare discorso. Un corollario all’ anomalia del caso. La vulgata vuole che anche nel mondo ecclesiastico “tutto s’aggiusta”, anche il passaggio a miglior vita del Capo. Pertanto é venuta fuori e ancora è usata anche per altre situazioni, l’espressione:” morto un papa, si fanno un papa e un cardinale”. Questa volta non è andata così e probabilmente il redde rationem verrà fuori solo quando a quel soglio si avvicinerà qualcuno che accetterà di essere chiamato Papa. Non fosse altro che per confermare la validitá di una vecchia regola, quella di dare a Cesare ciò che é di Cesare e alla Chiesa ciò che è della Chiesa. Altrettanto al suo Capo, compreso l’appellativo come richiede una tradizione consolidata nei secoli.