Benevento, al Museo Arcos la mostra di Nicola Salvatore su Moby Dick, the unknown

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La mostra antologica “Nicola Salvatore, moby dick, the unknown” che, da sabato 6 luglio (ore 11), il Museo Arcos di Benevento dedica a Nicola Salvatore, s’inquadra nel programma, evidenzia il direttore Ferdinando Creta, “che il museo sannita da anni rivolge alle figure, agli interpreti, alle personalità dell’arte campana noti nell’ampio scenario dell’arte italiana ed internazionale. Una mostra centrata sulla figura chiave da sempre icona di gran parte della creatività di Nicola Salvatore: la balena che fin dagli interventi nello spazio urbano della prima metà degli anni Settanta, è l’icona/testimone di un viaggio che arriva alle mega sculture realizzate nei Novanta e alle recenti realizzazioni, in gran parte iscritte nel progetto di operatività ambientale ma anche di design”.
La balena, spiega il curatore Massimo Bignardi, docente di Storia dell’arte contemporanea presso l’Università di Siena, è “proposta come reperto di un’iconografia che si perde nel buoi dei millenni e, al tempo stesso, traccia, impronta e luogo dell’immaginario contemporaneo, luminosa figura che si fa largo nei bagliori, esibita da Salvatore quale novità di una creatività, ma anche come ulteriore mostro, di quelli che abitano le tenebre della psiche che il gesto, il colore, la forma fanno affiorare alla verità dello sguardo per liberarci dal loro terrore per sempre.
Una figura avvolta nei bagliori del rinnovato rito della pittura, della scultura, dunque, del loro celebrare il valore dell’immagine, posto come ulteriore avance alla realtà, cercando di definire nuove forme, anzi delle pre-forme, cioè proprie di corpi che vivono e si agitano nell’immaginario, nella ribollente preistoria dell’Io collettivo. In questi dipinti o, meglio ancora, in questi complessi plastici, avanzati a metà fra bassorilievo, pittura, collage, ove, più di tutto, gioca il desiderio di narrare il fascino del viaggio, l’andare verso il territorio misterioso ed ignoto dell’Io, per incontrare un nuovo bagliore, il calco di quella creatura affiorata improvvisamente dagli abissi della mente. La balena, traccia, forma ed immagine, soprattutto affascinante corpo di un’era lontana che da qualche anno è tornata, nella fantasia dell’artista, allo specchio dei ricordi. La balena ha lasciato l’impronta sulla sensibile superficie della pittura, resa sensuale pellicola dai pigmenti orientali, dalla preziosità di colori che Salvatore ha attinto alla tradizione indiana. L’impronta diviene attraversamento dell’anima, ombra leggera che si insinua nelle pieghe, nelle pause amare della quotidianità.[…] In questa mostra l’artista ha riassunto, direi costruendo una sorta di tableau-vivant, il suo viaggio nei mari dell’immaginazione, ripercorrendo le rotte che, dai primi interventi negli anni della contestazione, si spingono alle impronte che dialogano con il presente, con l’effimero che trattiene i nostri sguardi, ponendosi come riflessione sul senso dell’ignoto, della speranza. La balena, figura mitica, è assunta da Nicola Salvatore quale metafora della forza, della libertà. Nella sua immaginazione ritorna Moby Dick, la grande Balena Bianca narrata da Melville: figura narrativa che fa largo all’avventura dell’arte, portando con sé l’innocenza e la virtù di proiettare la propria utopia al di là del presente. Soprattutto si pone come una costante, a volte ironica, riflessione sui limiti dell’umano, sui propri limiti». La mostra resterà aperta fino all’8 settembre.