Beni culturali, l’affresco della Madonna di Costantinopoli torna a “brillare”. L’arcivescovo Battaglia: Restaurare è ridare vita

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Fonte: Pagina Facebook Associazione AeneA

“Per me restaurare equivale a ridare vita, significa riscoprire la bellezza nascosta che esiste da tempo ma che è offuscata dal tempo, forse anche dall’incuria, finché qualcuno con passione e delicatezza non vi si avvicina per riscoprire l’ignoto che vi è nascosto. Ed è questo che Dio fa con ognuno di noi ed è il senso della Resurrezione”. Lo ha detto l’arcivescovo di Napoli, monsignor Mimmo Battaglia, intervenuto all’inaugurazione del restauro dell’affresco della Madonna di Costantinopoli nella chiesa di Santa Maria di Costantinopoli. Ai promotori e realizzatori del restauro, Battaglia ha voluto rivolgere il suo “grazie per il ruolo e l’impegno e per la sinergia, per la capacità di lavorare insieme che è una testimonianza bellissima ed è ciò di cui questa città ha bisogno”.

“In questi tempi difficili in cui ognuno sta facendo i conti con le ferite personali e della società, bisogna pensare che ogni ferita può diventare feritoia e ogni fragilità può diventare opportunità” ha aggiunto l’arcivescovo di Napoli nel corso del suo intervento. E ha sottolineato l’importanza del patrimonio artistico e religioso che – ha detto – “ha una funzione pedagogica che aiuta i giovani ad attingere alla cultura. Tutti dobbiamo essere capaci di essere custodi della bellezza nostra interiore e di quella delle persone che ci circondano”. Da qui l’invito a ‘imparare a prenderci cura delle opere d’arte e delle persone. In questi tempi difficili – ha aggiunto – c’è tanta tribolazione, c’è chi ha perso i propri cari, chi a perso il lavoro, chi chiede aiuto e chi è diventato ancora più invisibile e la domanda è: tu dove sei? Maria ci invita a farci avanti verso l’altro ricordando che le situazioni difficili non si affrontano con l’animo del disperato, ma con la serenità di sapere che Dio nelle tempeste è al tuo fianco e dona coraggio. Quando si va incontro all’altro bisogna farlo senza paura, con i gesti discreti del silenzio e non con spot pubblicitari e protagonismo che non servono Dio perché Dio dona con gratuità e senza calcolo”.

L’affresco posto sull’altare maggiore della chiesa di Santa Maria di Costantinopoli è stato restaurato grazie al contributo economico della Fondazione Banco di Napoli per un valore di 10mila euro ed è stato possibile grazie alla sinergia con la Soprintendenza. L’affresco raffigura la Vergine con Bambino posta su una nuvola, retta da due angeli genuflessi, e sotto c’è la rappresentazione della città di Costantinopoli in fiamme su cui due piccoli angeli versano acqua da due anfore. Ai lati della Madonna, San Giovanni Evangelista e San Giovanni Battista.

“Il restauro – ha raccontato oggi Rossella Paliotto, presidente della Fondazione Banco Napoli intervenuta con l’arcivescovo don Mimmo Battaglia – è stato iniziato a ottobre 2019, pochi mesi prima che su tutti noi si abbattesse la pandemia e proprio durante i lavori effettuati durante la pandeimia è venuta fuori la vera immagine della Madonnina da sempre invocata e meta di pellegrinaggio nel corso dei secoli perché ha protetto la città dalle epidemie di peste”.

L’affresco nato originariamente come edicola votiva, probabilmente nella seconda metà del XV secolo, in un luogo adiacente all’attuale chiesa, fu spostato nell’antica chiesa di Santa Maria di Costantinopoli e successivamente in quella attuale. E proprio a causa di questi spostamenti, l’opera ha subito fratture e mutilazioni successivamente ricomposte. A sottolineare la complessità del lavoro realizzato è stata Laura Giusti, funzionaria della Soprintendenza Abap Napoli. “Quando si restaura un’immagine dal grande valore devozionale – ha spiegato – bisogna intervenire con l’obiettivo di preservare e restituire quel valore devozionale che supera anche il valore storico dell’opera”.

Il restauro si inserisce anche nell’ambito dell’impegno sociale della Fondazione Banco di Napoli che ha avviato corsi formativi per i ragazzi della parrocchia affinché possano essere loro stessi a raccontare le bellezze custodite non appena torneranno in città i turisti.