Beni culturali oro della Campania De Falco: La svolta grazie all’Ict

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Come può la Campania rilanciare la propria economia attraverso lo sfruttamento del patrimonio culturale? E quale incidenza questo immenso giacimento di bellezze artistiche può avere sul flusso turistico? Lo spiega Salvatore Esposito De Falco, docente di Economia e Gestione delle Come può la Campania rilanciare la propria economia attraverso lo sfruttamento del patrimonio culturale? E quale incidenza questo immenso giacimento di bellezze artistiche può avere sul flusso turistico? Lo spiega Salvatore Esposito De Falco, docente di Economia e Gestione delle Imprese presso “La Sapienza” e responsabile di divisione del Consorzio Universitario di Economia Industriale e Manageriale (Cueim). Esposito De Falco è inoltre project manager del progetto “Activiti” – Attrattori Culturali e Tecnologie Informatiche per la Valorizzazione Interattiva e il Turismo Innovativo”, un partenariato pubblico-privato (aderiscono al progetto Società Cooperativa Culture, Space S.p.A., Officina Rambaldi S.p.A., E@I Software S.r.l., l’Editoriale il Denaro e importanti organismi di ricerca quali il Consiglio di Nazionale delle Ricerche, il Cueim, l’Università Suor Orsola Benincasa, il Centro di Ricerca in Matematica Pura ed Applicata). “Si tratta di un progetto integrato – spiega l’economista – in grado di coniugare aspetti di valorizzazione delle risorse culturali allo sviluppo di un territorio e all’attivazione di processi di crescita mediante l’adozione di processi tecnologici innovativi che consentiranno, ad esempio, il prolungamento della stagione turistica e il riequilibrio dei flussi turistici su più aree”. Il progetto verrà presentato il prossimo 24 settembre con un Focus Group che coinvolgerà i principali attori istituzionali e imprenditoriali del settore in programma presso la Sala degli Angeli dell’Università Suor Orsola Benincasa.  Quali sono secondo lei le misure da adottare al fine di ovviare la criticità del settore? Le risposte dovrebbero essere data in primis dall’alto, ossia dalle istituzioni. Il settore culturale, infatti, soffre una gravissima sottrazione di risorse e di assenza di politiche attive di investimento nello sviluppo delle attività culturali, creative ed artistiche. Un eclatante esempio si trova nella inarrestabile riduzione che subisce il budget del ministero per i Beni e le Attività culturali: in 10 anni è stato ridotto di quasi 1 miliardo di euro e per il triennio in corso – 2014/2016 – le previsioni sono di un ulteriore calo a 1,4 miliardi. Insomma, quando si tratta di sostenere la cultura la politica c’è solo a parole… Ma in particolare, in Campania cosa c’è da aspettarsi? La Campania può svolgere un ruolo importante per ovviare la criticità del settore sia per il senso di appartenenza che i campani nutrono per la propria terra, sia per la notorietà internazionale dei beni culturali (si pensi ai siti archeologici di Pompei, Ercolano e ad altri siti) che sicuramente possono rappresentare uno stimolo all’intervento da parte dei privati. Tra i fattori culturali, la città di Napoli, in particolare, dovrebbe puntare anche alla storica tradizione musicale che vanta, e proporre un’offerta che ne sia adeguata, guardando l’esempio delle grandi città di Stresa e Vienna a cui non abbiamo nulla da invidiare in campo musicale. Qualche esempio in concreto sul piano operativo? Un esempio di intervento potrebbe essere rappresentato dal crowdfunding e, segnatamente, dal reward based crowdfunding. Si tratta, sostanzialmente, in un sistema di raccolta fondi partecipativo che apporta risorse dal basso servendosi dell’alto tasso di partecipazione individuale e collettivo alla valorizzazione dei beni culturali. Lo strumento si adatta e si sostiene sugli ultimissimi meccanismi di comunicazione 2.0 e sull’interazione attraverso i social network. È inoltre apprezzabile la proposta contenuta nel decreto Sblocca Italia che prevede una riorganizzazione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (Mibact) con uno snellimento delle funzioni del Sovrintendente. Negli ultimi anni ha rilevato azioni efficaci di sostegno al turismo culturale nella città di Napoli? Lo sforzo istituzionale è stato importante ma, a mio avviso, vanno cambiate le regole europee. Non basta il finanziamento, occorre piuttosto assicurare una più stretta e diversa collaborazione tra Università ed imprese. Ad esempio la creazione della figura del ricercatore che lavora in azienda accompagnando il personale delle imprese verso un percorso innovativo e viene rendicontato sul progetto tra i costi dell’Università è una soluzione da intraprendere. La Regione Campania da diversi anni sta finanziando progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale proposti da piccole, medie e grandi imprese, in partenariato con organismi di ricerca nell’ambito dei beni culturali e del turismo. Una iniziativa che va nella giusta direzione. Si parla di beni culturali e turismo, quali sono le sue valutazioni sullo scenario di riferimento? Il turismo ed il patrimonio culturale costituiscono un capitale già strutturato ed un fattore specifico di specializzazione del nostro Sistema Paese, in grado di contrastare gli impatti negativi della globalizzazione dei mercati valorizzando le proprie caratteristiche distintive di identità ed autenticità. L’Italia è caratterizzata da una tale concentrazione di beni culturali, storia e arte, da ottenere il più alto numero di beni iscritti nella Lista del Patrimonio Unesco: 49 siti pari al 5% del totale mondiale. La dotazione fattoriale di cui l’Italia dispone in termini di risorse culturali può determinare un reale e duraturo vantaggio competitivo sostenibile. Ciò premesso, in tutto il mondo l’Italia è percepita come una meta esclusiva per quanto riguarda il turismo culturale, ma a fronte di un aumento del 2,3% dei turisti stranieri arrivati nel nostro paese nel 2012, musei e siti culturali statali perdono 4 milioni di visitatori, scesi a 36,4 milioni contro i 40,1 degli ultimi anni (Fonte: Federculture, 2014, “Cultura& TurismoLocomotiva del Paese”, ndr). Aumentano i turisti e diminuiscono le entrate? Come è possibile? Serve un aggiornamento dell’offerta. Non può essere eluso dallo scenario di riferimento, il ruolo delle Ict che hanno supportato ed in qualche caso rivoluzionato il settore dei beni culturali, la metodologia di valorizzazione e, soprattutto, di fruizione; sono in auge, infatti, applicazioni di Realtà Aumentata dei beni culturali, nonché sistemi ontologici e gestione dati. Qualche mese fa è stato ufficializzato l’accordo tra Luxottica e Google per produrre i Google Glass e noi stiamo ancora discutendo su quali soluzioni future intraprendere per contrastare il crollo delle domus pompeiane. Come si inserisce in questo contesto il Progetto Activiti? Nell’ambito di tali obiettivi operativi, Activiti punta a integrare gli aspetti di valorizzazione delle risorse culturali allo sviluppo di un territorio e all’attivazione di processi di crescita mediante l’adozione di processi tecnologici innovativi che consentiranno, ad esempio, il prolungamento della stagione turistica e il riequilibrio dei flussi turistici su più aree, il miglioramento del capitale umano locale. In altri termini il progetto intende, nell’ambito del territorio Campano con particolare focus all’area della città di Napoli, perseguire un’attività di valorizzazione del territorio ed informatizzazione del settore in modo da incrementare l’attrattività delle strutture turistiche promuovendo interregionalità, informatizzazione ed accessibilità. Ci sarà un evento di presentazione alla città?  Il progetto è stato tarato sulla rispondenza dei risultati della ricerca rispetto agli obiettivi che si era prefissato; per questo il Cueim e l’Editoriale Il Denaro stanno per lanciare un Focus Group che si terrà il prossimo 24 settembre presso la Sala degli Angeli dell’Università Suor Orsola Benincasa. All’evento interverranno relatori istituzionali quali Gregorio Angelini, Direttore Regionale MiBACT, Gaetano Daniele, Assessore Cultura e Turismo del Comune di Napoli, Giuseppe Russo, Dirigente Dipartimento dell’Istruzione, della Ricerca, del Lavoro, delle Politiche Culturali e delle Politiche Sociali – Regione Campania, Pasquale Sommese, Assessore Cultura e Turismo Regione Campania, Fabrizio Vona, Soprintendente Speciale per il Polo Museale della città di Napoli e relatori di Enti ed Associazioni pubblico-private del settore di riferimento quali Nicola Ciccarelli, Componente Board Confindustria alberghi, Mario De Dominicis e Amedeo Di Maio, Consiglieri Fondazione di Comunità del Centro Storico di Napoli, Claudia Francesca Esposito, Presidente Associazione Culturale Anima di Napoli, Elsa Evangelista, Direttore Conservatorio di Napoli, Maurizio Loveri, ad di Loveri S.r.l. Strumenti musicali dal 1880. Parteciperrano all’evento con i saluti di apertura Lucio d’Alessandro, Rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa che ospita l’evento, e Gaetano Maria Golinelli, Presidente Cueim. La discussione sarà moderata da Alfonso Ruffo, direttore del Denaro mentre io coordinerò la discussione al fine di potere fare emergere spunti di riflessione.