Benzina: crollo prezzo del petrolio, partono ribassi

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A cura di Antonio Arricale Petrolio ancora in flessione, dopo il tonfo di ieri dovuto alla decisione dell’Opec di non tagliare le quote di produzione. Il greggio americano Wti con consegna a A cura di Antonio Arricale Petrolio ancora in flessione, dopo il tonfo di ieri dovuto alla decisione dell’Opec di non tagliare le quote di produzione. Il greggio americano Wti con consegna a gennaio è sceso fino a 67,75 dollari sul mercato elettronico di New York, mentre il Brent è calato a un minimo di seduta di 71,12 dollari a Londra. I prezzi del Brent sono scesi del 17% nel mese di novembre e quelli del Wti del 15%. Il crollo del prezzo del petrolio spinge al ribasso anche quello dei carburanti. Stando alle rilevazioni di Quotidiano Energia, l’Eni ha tagliato di 1,5 centesimi al litro i prezzi sia della benzina che del diesel. Le medie nazionali “servite” della benzina e del diesel raggiungono adesso, rispettivamente, 1,713 e 1,641 euro al litro (Gpl a 0,691). Le “punte” in alcune aree sono per la verde fino a 1,774 euro, il diesel a 1,696 e il Gpl a 0,711. La situazione a livello Paese (sempre in modalità “servito”), secondo quanto risulta in un campione di stazioni di servizio che rappresenta la situazione nazionale per il Servizio Check-Up Prezzi QE, vede il prezzo medio praticato della benzina che va oggi dagli 1,688 euro di Eni agli 1,713 di Q8 (no-logo a 1,550). Per il diesel si passa da 1,612 euro di Eni a 1,641 di Tamoil (no-logo a 1,460). Il Gpl, infine, è tra 0,669 euro di Shell e 0,691 di IP (no-logo a 0,657). Il crollo dei prezzi del petrolio, ovviamente, sono guardati con favore dalle economie fortemente dipendenti, dal punto di vista energetico, dall’oro nero, come l’Italia, per esempio. Sarà perciò interessante capire che cosa c’è dietro la decisione dell’Opec e soprattutto quali scenari si prospettano almeno nel medio termine. Detenendo il 60% delle riserve mondiali di oro nero e il 40% della produzione, l’Opec fino a ieri ha ampiamente controllato il prezzo del petrolio, una posizione di forza che la scoperta di shale oil e gas negli Stati Uniti ha iniziato ad erodere: a vantaggio dei Paesi acquirenti, come l’India, e a svantaggio dei petrolstati, dalla Russia al Venezuela. Da giugno, quindi, il prezzo del petrolio aveva iniziato il suo corso verso il basso, mettendo l’Opec davanti ad un bivio: tagliare la produzione con lo scopo di fare alzare i prezzi oppure farli scendere ancora di più – il barile era arrivato ad 80 dollari – per abbassare le rendite della produzione americana. Questa, almeno, è la linea dell’Arabia Saudita uscita confermata dal meeting di Vienna.L’Arabia Saudita – responsabile circa dell’11% della produzione mondiale – non vuole perdere quote di mercato e punta a mettere fuori gioco gli Stati Uniti, per altro alleato storico, che producono già 9 milioni di barili di shale oil e potrebbero continuare a crescere. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, con l’attuale livello di produzione Opec l’anno prossimo ci saranno eccedenze per almeno un milione di barili al giorno. Da qui il commento del ministro saudita del Petrolio, Ali Al Naimi, secondo cui “il mercato del petrolio finirà per stabilizzarsi da solo”. Ad appoggiare Riad oggi c’è anche Teheran, il quinto Paese produttore dell’organizzazione, pure storicamente ostile all’Arabia Saudita. Ma questa decisione si spiega, evidentemente, con i negoziati sul nucleare che sono ancora aperti e, in caso di esito positivo, porterebbero alla riduzione o alla fine delle sanzioni. A quel punto l’Iran potrebbe finalmente aumentare l’estrazione. Così come interessati a mantenere invariato il tetto sono anche la Libia – visto il quadro politico instabile – e il Qatar, che punta ad alzare la produzione. La sconfitta del Venezuela Caracas da tempo chiedeva di trovare una quadra sul taglio della produzione. Per affrontare la crisi interna, infatti, il governo aveva già dovuto mettere mano alle riserve già quando il prezzo del petrolio erano sui 100 dollari. Un ulteriore abbassamento del prezzo, dato che le esportazioni di greggio valgono il 97% del totale, mette a rischio la tenuta del sistema-Paese. Borse asiatiche La Borsa di Tokyo ha chiuso la seduta in deciso rialzo grazie all’indebolimento dello yen, che ha spinto al rialzo i titoli legati all’export, e al crollo dei prezzi del petrolio, di cui hanno beneficiato le azioni delle compagnie aeree. E così l’indice Nikkei ha chiuso con un progresso dell’1,23% a 17.459,85 punti mentre il Topix è salito dell’1,3% a 1.410,34. Tra le altre piazze asiatiche, Seul lima lo 0,07%, mentre Taiwan segna un incremento dello 0,23%. Bene le altre borse che chiuderanno più tardi le rispettive sedute con Hong Kong che avanza dello 0,32%, Singapore dello 0,49%, Shanghai dell’1,99%. Tentennano Bangkok -0,09%, Kuala Lampur -0,40% e Jakarta -0,30%. Borsa Usa Wall Street oggi riaprirà i battenti dopo la festività del Thanksgiving Day, una tra le più importanti ricorrenze per il Paese. La Borsa di New York rimarrà però aperta solo fino alle 13 ora statunitense. Il giorno successivo al Thanksgiving Day viene tradizionalmente dedicato all’avvio ufficiale della stagione dello shopping natalizio, ovvero il Black Friday. Europa Chiusura mista per le Borse europee. L’attenzione degli investitori si è concentrata su quello che è stato il dato centrale della giornata nella zona euro, ovvero l’inflazione tedesca che nel mese di novembre è scesa allo 0,5% (minimo da febbraio 2010). Un’indicazione che ha ulteriormente alimentato le attese sul mercato per il lancio del quantitative easing europeo in vista della riunione dell’Eurotower in agenda giovedì prossimo. Sempre dalla Germania buone nuove dalla disoccupazione che a novembre ha toccato i minimi storici al 6,6%. Protagonista di seduta anche il petrolio con le quotazioni in discesa libera dopo il nulla di fatto dell’Opec che ha lasciato il livello della produzione invariato a 30 milioni di barili al giorno. Una seduta senza la guida di Wall Street, chiusa per la festività del Thanksgiving Day. La giornata si è così chiusa con il Cac 40 che ha guadagnato lo 0,2% a 4.382,34 punti e il Dax di Francoforte che ha registrato un progresso dello 0,60% a 9.974,87 punti, avvicinandosi nuovamente verso la soglia dei 10 mila punti. Debole la Borsa di Londra con il Ftse 100 che ha perso lo 0,09% a 6.723,42. Italia Piazza Affari ha chiuso in rialzo, ieri, sfruttando la buona intonazione delle banche, che contrasta con i ribassi dei titoli oil in scia al nulla di fatto del vertice Opec. Il dato chiave è l’inflazione tedesca, scesa in novembre allo 0,5% (minimo da febbraio 2010), che ha ulteriormente alimentato le attese sul mercato per il lancio del quantitative easing da parte della Bce. Wall Street ieri è rimasta chiusa per la festività del Giorno del Ringraziamento. Così l’indice Ftse Mib ha chiuso con un rialzo dello 0,81% a 20.100 punti. Tonfo dei titoli petroliferi dopo il nulla di fatto del vertice Opec. L’Organizzazione dei Paesi esportatori ha deciso di lasciare invariata la produzione di petrolio a 30 milioni di barili al giorno. Le ripercussioni del mancato taglio della produzione si sono avvertite anche a Piazza Affari, dove Eni ha mostrato una flessione dell’1,95% a 16,52 euro mentre la controllata Saipem ha perso il 4,84% a 12,17 euro. Forti vendite anche su Tenaris che ha chiuso la seduta con un ribasso del 3,60% a 13,90 euro. Buona invece la seduta dei titoli del comparto bancario: Banco Popolare ha guadagnato il 2,50% a 11,03 euro, Popolare dell’Emilia Romagna il 2,50% a 5,72 euro, Popolare di Milano l’1,35% a 0,597 euro, Intesa SanPaolo l’1,99% a 2,454 euro, Ubi Banca l’1,97% a 6,185 euro, Unicredit il 2,05% a 5,97 euro. Positiva Finmeccanica (+0,85% a 7,69 euro) dopo che il Cda “ha preso atto e ha invitato l’Ad a proseguire il processo di negoziazione” per la dismissione del polo trasporti. STM ha guadagnato lo 0,83% a 6,01 euro dopo che la concorrente Infineon ha riportato dati del quarto trimestre fiscale in linea con le attese.


I dati macro attesi oggi Venerdì 28 novembre 2014 Festa Stati Uniti – The Day After Thanksgiving – Chiusura alle 13:00 00:30 JPY Consumi delle famiglie (Ott) 00:30 JPY Indice prezzi consumo (Ott) 00:30 JPY Tasso di disoccupazione (Ott) 00:50 JPY Produzione industriale (Ott) 00:50 JPY Vendite al dettaglio (Annuale) (Ott) 09:00 EUR Vendite al dettaglio Spagna (Annuale) (Ott) 10:00 EUR Tasso di Disoccupazione Mensile Italiano (Ott) 11:00 EUR Indice dei prezzi al consumo Italia (Nov) 11:00 EUR Indice dei prez zi al consumo (Annuale) (Nov) 11:00 EUR Tasso di disoccupazione (Ott) 12:00 EUR Indice prezzi produzione Italia (Ott)