Bia, la rossa maga ribelle

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di Alessandro Spagnuolo

Bia – La sfida della magia (魔女っ子メグちゃん, Majokko Megu-chan, letteralmente “La maghetta Meg-chan”) è il titolo con cui in Italia è stata distribuita la serie anime* giapponese prodotta dalla Toei Animation (東映アニメーション株式会社, Tōei Animēshon Kabushiki-gaisha, famosa per aver realizzato serie come L’Uomo Tigre, Mazinga Z, Capitan Harlock, Dr. Slump, Dragon Ball, I Cavalieri dello zodiaco, Sailor Moon, Slam Dunk, Digimon, One Piece e tanti altri) e trasmessa tra il 1974 e il 1975. Il progetto viene affidato a registi come Yūgo Serikawa (芹川 勇吾, Serikawa Yūgo, scomparso il 4 ottobre 2000) e al character design Shingo Araki (荒木 伸吾?, Araki Shingo, scomparso il 1º dicembre 2011). La serie si inserisce nella tradizione delle mahō shōjo (maghette) e rimane un classico per l’epoca, caratterizzato da valori di amicizia e un pizzico di audacia innovativa.

Bia con i capelli biondi nella sigla

Durante la celebre sigla la protagonista appare con i capelli biondi. Eppure nella serie originale è fieramente rossa come una fiamma, la spiegazione è tecnica, non narrativa, le immagini usate per la sigla italiana provengono dal pilota originale e dai trailer promozionali realizzati da Toei Animation prima dell’avvio ufficiale della serie. In quella fase preliminare i character designer avevano immaginato la protagonista con capelli biondi.

Quando però iniziò la produzione regolare, si scelse di cambiare look: rosso acceso, deciso, quasi elettrico. Una scelta con due motivazioni principali:

  • Differenziarla dalle altre majokko bionde del periodo, come Sally la maga e Mahou Tsukai Chappy.
  • Riflettere meglio il suo carattere ribelle, energico, impulsivo.

In Italia arrivarono proprio quei materiali promozionali iniziali. I distributori televisivi li montarono per la sigla, cristallizzando per sempre quella versione “beta” della protagonista. Il risultato è un doppio ritratto: Bia bionda nella sigla, Bia rossa nella serie (come è successo a Kiss Me Licia).

Un piccolo paradosso cromatico che ha confuso generazioni di spettatori e che oggi possiamo leggere come una fotografia di come funzionava la circolazione dei materiali negli anni Settanta.

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Etimologia del nome

Il titolo originale giapponese 魔女っ子メグちゃん (Majokko Megu-chan) significa letteralmente “La maghetta Meg-chan”. “Majokko” (魔女っ子) è il termine usato in Giappone per le maghette, mentre Megu-chan è il diminutivo affettuoso del nome della protagonista Meg (in giapponese 神崎メグ, Kanzaki Megu). Nella versione italiana i nomi vengono adattati: Megu diventa Bia e il cognome di famiglia Kanzaki diventa “Japo”, un chiaro richiamo scherzoso al Giappone.

Il nome originale, Kanzaki Megu (神崎 メグ), non è stato scelto a caso, il cognome Kanzaki si scrive con i caratteri (Kan / Kami), che significa “dio” o “divinità”, e (Zaki / Saki), che indica un “promontorio” o un “capo”. Insieme evocano l’immagine suggestiva di un “promontorio degli dei”, un richiamo alla nobiltà e alla forza del regno magico da cui proviene. In Italia, questo cognome è stato trasformato in Giapo, un adattamento molto semplice che serviva a sottolineare l’origine giapponese della serie. Il nome Megu (メグ) è invece la forma abbreviata di Megumi ( / めぐみ), un termine che in giapponese significa “benedizione”, “grazia” o “benevolenza”. Questo significato è centrale per la trama: Megu inizia il suo percorso come una strega impulsiva e un po’ egoista, ma la sua permanenza nel mondo degli umani la trasforma. Attraverso il legame con la ex-strega Mami Kanzaki e la sua famiglia terrestre, il termine “benedizione” smette di essere un titolo astratto e diventa il riflesso del suo cambiamento interiore, rendendola capace di empatia e sacrificio.

Trama (senza spoiler)

La storia segue Bia (神崎メグ, Kanzaki Megu), una giovane strega in addestramento mandata nel nostro mondo per prepararsi a diventare la Regina delle Streghe. Durante il suo soggiorno umano, si trova a competere ogni giorno con la sua rivale Noa (郷ノン, Gou Non) per guadagnare punti preziosi nella selezione al trono. Accolta dalla famiglia Jap, una coppia di umani stregati con due bambini, Rabi (ラビ?) e Apo (アポ), Bia deve imparare valori umani come affetto e amicizia sotto la guida della mamma strega Mammy. La trama rimane leggera e quotidiana, senza rivelare lo scontro finale: in ogni episodio Bia affronta prove magiche o malintesi, imparando qualcosa sui sentimenti umani e alimentando la sua rivale (minimizzando così i pericoli che entrambe correrebbero in caso di resa).

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Episodi

Majokko Megu-chan è una serie televisiva 72 episodi prodotta dalla Toei Animation tra il 1974 e il 1975. Ciascun episodio dura circa 25 minuti. Per quanto riguarda l’edizione italiana, la Rai doppiò 65 episodi su 72 (sette rimasero inediti). La trasmissione in Italia avvenne tra il marzo e l’ottobre 1981 su Rai Due, sotto la supervisione dei dialoghisti Gabriele “Lele” Mattioli e Fabio Traversa. Fu poi replicata diverse volte (ad esempio su TMC negli anni ’90), consolidando il ricordo di questa “sfida magica” nel pubblico italiano.

Manga**

Esiste un solo manga associato a questa storia: Majokko Megu-chan, pubblicato in Giappone tra il 1974 e il 1975 da Shōgakukan (小学館, Shōgakukan). Il manga, unico volume a fumetti, è opera di Shigeto Ikehara (池原しげと) e fu creato quasi in contemporanea all’anime. Non si trattò di una serializzazione estesa né di uno spin-off: il manga segue semplicemente le avventure base di Megu/Bia e non arrivò ad avere seguiti o volumi aggiuntivi. Va precisato che alcune fonti britanniche menzionano Tomo Inoue e Akio Narita come creatori del manga, ma l’edizione giapponese e italiana attribuiscono la versione cartacea a Shigeto Ikehara. In ogni caso, il manga non introduce grandi differenze dalla serie animata.

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Stile visivo e qualità dell’animazione

L’animazione di Majokko Megu-chan riflette lo stile tipico anni ’70: i disegni sono semplici, con linee morbide e pochi dettagli elaborati, alcuni effetti di magia sono rappresentati con bagliori intensi e sequenze psichedeliche, quasi trance visive, che all’epoca apparivano suggestive. La regia e l’assetto visivo furono curati anche da Shingo Araki (leggendario animatore di Lady Oscar e Goldrake), il cui stile classico è riconoscibile nelle movenze delle protagoniste e nel montaggio scenico. Nel complesso, l’animazione è scorrevole e piacevole per gli standard dell’epoca, senza particolari virtuosismi ma con un fascino retrò mantenuto ancora oggi.

Musiche

La musica originale della serie è composta da Takeo Watanabe (渡辺岳夫, Watanabe Takeo, scomparso il 2 giugno 1989) noto per altre colonne sonore anime degli anni ’70. La sigla di apertura giapponese (Majokko Megu-chan) è cantata dalla voce di Yoko Maekawa (前川 陽子, Maekawa Yōko). Il brano originale ha un ritornello orecchiabile, anche se i suoi versi sono piuttosto audaci per un anime destinato in teoria ai bambini (ad es. i versi «二つの胸の膨らみは何でも出来る証拠なの», ovvero “i due seni pieni sono la prova che posso fare qualsiasi cosa”).

La sigla italiana fu incisa nel 1980 per la Rai e cantata da Andrea Lo Vecchio (scomparso il 17 febbraio 2021) insieme al gruppo dei Piccoli Stregoni. Il brano, con testo in italiano, divenne anch’esso un classico delle sigle TV italiane, supporta bene le atmosfere magiche e familiari della serie: melodie leggere accompagnano le scene quotidiane, mentre toni più drammatici sottolineano i momenti di sfida o tensione.

Film animati

A differenza di molte serie Toei successive, Bia non fu estesa oltre la serie TV originale: non esistono lungometraggi cinematografici o OAV*** dedicati a questa maghetta. Tutte le storie collegate al personaggio sono contenute nei 72 episodi televisivi.

Live action

Anche per quanto riguarda i live action, non esiste nessuna trasposizione ufficiale. L’opera è rimasta confinata all’animazione e al breve adattamento manga già citato.

Spin-off e crossover

La serie non ha spin-off propri (non ci sono sequel, serie derivate o nuovi media espansi dedicati a Bia).

Ordine cronologico

L’unico contenuto audiovisivo da seguire è la serie TV originale stessa.

1. Serie TV Majokko Megu-chan / Bia (1974-75, 72 episodi) – guardare tutti gli episodi in sequenza. (Le versioni italiane complete sono reperibili in home video; nelle trasmissioni originarie mancavano 7 puntate ma le edizioni DVD giapponesi contengono l’intera serie).

Premi

La serie non risulta essere stata candidata né aver ricevuto premi particolari.

Videogiochi

L’unico titolo pubblicato come crossover rilevante è:

  • 1999: Majokko Daisakusen: Little Witching Mischiefs (PlayStation) – un gioco di lotta/action in cui Megu (Bia) è una dei vari personaggi utilizzabili. Nel titolo appare assieme ad altre eroine magiche classiche di Toei. (Nessun altro videogioco videoludico, per alcuna console, è dedicato al solo mondo di Bia).

Censura italiana

Bia – La sfida della magia è famosa anche per essere stata pesantemente censurata in Italia. La Rai doppiò e trasmise soltanto 65 episodi sui 72 originali (come già detto prima). Sette episodi vennero scartati perché considerati troppo “forti” per il pubblico televisivo: ad esempio, l’episodio 22 intitolato “Quando cadono le stelle nel mare?”, del 26 agosto 1974 – incentrato sulla storia di Oshiko un ragazzo in crisi  che arriva a meditare il suicidio, dopo la scomparsa del padre in mare – fu segnalato come inedito in Italia. Altri episodi vennero omessi o tagliati per contenuti cruenti o eroticamente audaci, ad esempio una scena di Bia in vestiti succinti o situazioni ambigue con il petulante Ciosa (チョーサン, Choo-san), un mago inviato sulla Terra per sorvegliare Bia e Noa fu un’altra causa della censura. Solo molte repliche tarde e le uscite home video hanno poi consentito di vedere quasi tutte le puntate originali.

Citazioni e Omaggi in Altri Anime

Nonostante Bia non abbia propriamente spin-off, il suo impatto si percepisce nelle serie magical girl successive. Per esempio:

  • 1992 – Sailor Moon (autrice Naoko Takeuchi) – la famosissima serie riprende molti elementi strutturali e stilistici introdotti anni prima da Majokko Megu-chan. Le trasformazioni delle eroine, la presenza di rivali potenti come Noa, e l’importanza dei valori umani riflettono il modello inaugurato da Bia.
  • 1995 – Magical Girl Pretty Sammy (creatori Masaki Kajishima, Miho Shimogasa) – questa serie satirica/shōjo su una maghetta proviene da personaggi Toei; è chiaramente figlia dell’estetica Majokko. È ispirata alle maghette precedenti, tra cui Majokko Megu-chan.
  • 1995 – Wedding Peach (manga di Nao Yazawa e Sukehiro Tomita, anime omonimo) – seguendo l’ondata maghetta degli anni ’90, prende a piene mani dalla tradizione Toei di eroine magiche in età scolare, in cui la protagonista Momoko possiede un amuleto simile al diadema di Bia.

Queste serie non fanno citazioni esplicite a Bia, ma ne raccolgono l’eredità nel genere delle maghette. Al momento non si registrano veri e propri “omaggi” (come personaggi di Bia che ricompaiono come camei) in altri anime. Il contributo di Majokko Megu-chan appare quindi più come influenza stilistica indiretta sulle maghette successive.

Curiosità

  • In italiano, oltre al cambiamento di nome di Meg in Bia, anche il cognome è “magico”: i bambini italiani diventano Rabi e Apo Japo, dove “Japo” è una storpiatura scherzosa di Giappone. Del resto i dialoghi italiani operarono diverse modifiche lessicali (ad esempio Kurou il corvo diventa “Cra Cra”).
  • Titolo in altre lingue: in Portogallo e Brasile la serie è nota come “Bia, a Pequena Feiticeira” (Bia, la piccola strega). In Spagna non ebbe ampia diffusione, ma in Italia è stata retroportoghese conosciuta e commentata grazie ai fan.
  • La versione italiana della sigla fu talmente iconica che ha anche generato un lato B nel singolo discografico “L’alfabeto di Bia”, costruito giocando con sillabe e consonanti come fossero una filastrocca. È entrato nelle classifiche italiane negli anni ’80.
  • A differenza di molte “maghette” precedenti, includeva alcune scene leggere ma allusive, con momenti in cui la protagonista appariva in vestaglia, in biancheria o in situazioni costruite con una certa malizia comica.
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Conclusione

Bia – La sfida della magia rimane un’opera dal forte valore storico per gli appassionati di anime classici. Lontano dai polverosi stereotipi moderni, offre una miscela di innocenza e audacia che ancora oggi cattura curiosità: da un lato gli elementi tipici del genere (amiche, scuola, magia quotidiana), dall’altro inserti di comicità goffa e un tenue eroticismo che la distinguono dalle maghette “pulite” precedenti. Pur soffrendo di alcuni limiti tecnici dell’epoca (disegni semplici, animazioni basilari), Bia colpisce per la sua atmosfera fiabesca e per i temi quasi adolescenziali affrontati. Nel complesso è un titolo del passato che gli appassionati guardano con simpatia: non tanto per la trama o i disegni, quanto per l’impronta che ha lasciato nel genere magical girl e per il ricordo di un’epoca in cui le streghette in tv ci portavano un briciolo di magia quotidiana.

Per apprezzarla al meglio si consiglia la visione in lingua originale con i sottotitoli in italiano, attualmente è possibile solo acquistarla o noleggiarla.

Buona visione

*Anime
Gli anime sono produzioni animate provenienti dal Giappone, disponibili in TV, al cinema o sulle piattaforme di streaming. A differenza dei cartoni animati occidentali, gli anime si distinguono per il loro stile artistico distintivo, trame avvincenti e una grande diversità di generi, che includono azione, commedia, fantasy e dramma.

Si dividono in:

Kodomo (dal giapponese bambino/a) rivolto ad un pubblico di bambini. Esempi: Doraemon, Pokemon e Heidi.

**Shōnen (dal giapponese ragazzo) per un pubblico di ragazzi adolescenti. Esempi: Dragon Ball, One Piece e Naruto.

Shōjo (dal giapponese ragazza) indirizzati ad un pubblico di ragazze adolescenti Esempi: Sailor Moon, Mila e Shiro e Kiss me Licia.

Seinen (dal giapponese uomo giovane) destinati ad un pubblico adulto maschile dai 18 anni in su. Esempi: Berserk, Vinlad Saga, Psycho Pass.

Josei (dal giapponese donna) per un pubblico adulto femminile. Esempi: Nana, Paradise Kiss e Vampire Knight.

Manga
I manga sono fumetti giapponesi. Si distinguono per alcune caratteristiche uniche. Innanzitutto, la lettura avviene sempre da destra verso sinistra, partendo dall’ultima pagina. Molti manga sono stampati in bianco e nero, focalizzandosi sul dettaglio del tratto e sull’espressività dei personaggi. Lo stile di disegno è spesso caratterizzato da occhi grandi e intensi, capelli dalle forme e colori vivaci, e un’enfasi sulle reazioni emotive attraverso espressioni facciali e simbolismi visivi.

Spokon
Il termine spokon (
スポ根) nasce in Giappone dall’unione di “sport” (スポーツ, supōtsu) e “konjō” (根性), che significa grinta, forza di volontà. Questo genere racconta storie sportive dove l’elemento centrale non è solo la competizione, ma soprattutto il percorso interiore dei protagonisti, fatto di sacrifici, allenamenti estenuanti e determinazione incrollabile. Lo spokon celebra la volontà di non arrendersi mai, trasformando lo sport in una scuola di vita. È un racconto epico in cui ogni partita è una battaglia, e ogni sconfitta diventa un passo verso la crescita.

Manga one-Shot
Nel mondo del manga, un one-shot è una storia autoconclusiva, generalmente pubblicata in un singolo capitolo, che presenta una trama completa con personaggi, ambientazione e conclusione all’interno di un numero limitato di pagine. La sua caratteristica fondamentale è l’autonomia narrativa: non prevede seguiti o serializzazioni, e si sviluppa interamente in una sola pubblicazione, anche se può variare in lunghezza da una quindicina a oltre cento pagine.

Mecha
Il termine mecha (
メカ) — abbreviazione di mechanical — indica un genere dell’animazione e del fumetto giapponese incentrato su robot giganti pilotati o controllati da esseri umani. Nato negli anni ’60 con serie come Tetsujin 28-go (鉄人28), il genere esplose nel decennio successivo grazie a Mazinga Z (マジンガーZ) di Gō Nagai, che introdusse l’idea del pilota all’interno del robot, trasformando la macchina in un’estensione dell’uomo.

Negli anni ’70 e ’80 i mecha divennero un fenomeno di massa, evolvendosi in due filoni principali:

  • Super Robot, dominato da eroi invincibili e battaglie spettacolari come Jeeg Robot d’acciaio, Ufo Robot Goldrake, Daiking, Getter Robot.
  • Real Robot, più realistico e militare, inaugurato da Mobile Suit Gundam (機動戦士ガンダム) nel 1979, dove i robot sono armi e i conflitti hanno un peso politico e umano, Macross, Patlabor, Armored Trooper VOTOMS.

Il fascino dei mecha risiede nel loro equilibrio tra potenza tecnologica e dramma umano: sono storie che raccontano la fusione tra l’uomo e la macchina, tra progresso e identità, tra mito e futuro.

Negli anni ’90 e 2000 il genere si è rinnovato con opere più psicologiche come Neon Genesis Evangelion (新世紀エヴァンゲリオン, Shin Seiki Evangerion) di Hideaki Anno, e più di recente con rivisitazioni moderne come Code Geass (コードギアス) o Gurren Lagann (天元突破グレンラガン, Tengen Toppa Guren Ragan).

Manhwa
Il termine manhwa indica i fumetti prodotti in Corea del Sud, e in alcuni contesti si riferisce anche al fumetto coreano in generale. La parola è composta da due ideogrammi cinesi: “man” (
) che significa “libero, spontaneo, senza limiti” e “hwa” () che significa “disegno, pittura”. Quindi, letteralmente, manhwa può essere tradotto come “disegno spontaneo” o “fumetto libero”.

Il manhwa si distingue dal manga giapponese soprattutto per stile graficoformato di pubblicazione e modi di lettura:

  • Formato e distribuzione: tradizionalmente pubblicato su riviste settimanali o mensili, spesso in bianco e nero, ma con la crescente diffusione dei webtoon, molti manhwa oggi sono realizzati per la lettura digitale, con pagine verticali ottimizzate per smartphone.
  • Stile artistico: i tratti tendono a essere più realistici rispetto al manga, con attenzione ai dettagli architettonici e all’abbigliamento.
  • Temi e target: i manhwa spaziano dai generi romantici e scolastici agli action, horror e fantasy, spesso con una narrazione più matura e drammatica, riflettendo differenze culturali tra Corea e Giappone.

In sintesi, il manhwa è il corrispettivo coreano del manga giapponese, ma con caratteristiche peculiari che lo rendono immediatamente riconoscibile, soprattutto nella grafica e nella fruizione digitale moderna.

***OAV o OVA
L’OAV (Original Animation Video) è un episodio o una serie di episodi anime che vengono prodotti direttamente per il mercato home video (VHS, DVD, Blu-ray, streaming on demand) senza essere trasmessi prima in televisione o al cinema. Pensa agli OAV come a degli “speciali” o delle “uscite dirette per il video” che spesso approfondiscono storie secondarie, esplorano universi alternativi o continuano trame di serie TV già concluse, offrendo maggiore libertà creativa rispetto alle produzioni destinate al palinsesto televisivo.

Moe
La parola “moe” (
萌え) è un termine giapponese usato nel mondo degli anime e manga per descrivere un sentimento di affetto, attrazione o tenerezza verso un personaggio (di solito femminile) che ha caratteristiche adorabili, ingenue o protettive.