Bidoni , farfalle e fumo

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L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. (Italo Calvino)

È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 18 gennaio 2016 la nuova legge, approvata in via definitiva il 28 dicembre 2015, dal titolo “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”. Il testo, che entrerà in vigore il prossimo 2 febbraio, contiene una serie di norme di grande rilevanza, in particolare per quel che riguarda la gestione dei rifiuti, il consumo di suolo e lo sviluppo della green economy.

C’è poi un intervento particolare: la multa per chi abbandona mozziconi di sigarette in posti non idonei. È l’articolo 40 della legge a occuparsene, prevedendo per i primi due commi che ogni Comune provveda a “installare nelle strade, nei parchi e nei luoghi di alta aggregazione sociale appositi raccoglitori per la raccolta dei mozziconi dei prodotti da fumo”, mentre toccherà a produttori e Ministero dell’Ambiente attuare campagne di informazione per “sensibilizzare i consumatori sulle conseguenze nocive per l’ambiente derivanti dall’abbandono dei mozziconi dei prodotti da fumo”.

Mentre leggo queste notizie con atteggiamento totalmente naturale e innocente un giovane dall’aria energica, si ferma esattamente di fronte al mio cancello di casa e fa fare la pipì al suo cane.

Il cane mi guarda, sembra che sogghigni perfidamente, lo guardo senza parole e noto la chiazza scura sul muretto come risultato di centinaia di stop del suo e altri cani.

Poi guardo il giovane che sorride come in attesa che io dica qualcosa.

Non so che dire tale è la naturalezza del suo gesto.

Forse dovrei aggredirlo o forse parlargli o forse qualche altra cosa.

Penso a un’altra volta che fermando un altro uomo con il suo cane gli chiesi con aria dura dove faceva fare la pupù al suo cane e lui mi rispose “un poco più su”.

Mi sento impotente e mentre decido cosa fare lui se ne va guardandomi perplesso.

Scendo lungo la strada e vedo che nella splendida facciata di suor Orsola Benincasa hanno messo proprio in bella mostra, tutti in fila enormi condizionatori. Non è vero penserete, non è possibile l’università è un luogo di educazione. Nell’università insegnano anche tutela e protezione dei beni artistici, non è vero, non è possibile! Lo è, è incredibile ma è così. Guardo disperato e mi appoggio al muretto, dove naturalmente c’è scritto che Gennarino ama Assuntina. Continuo verso piazzetta Chiarati e passo vicino ai grandi bidoni della spazzatura messi sulla strada.

Sono quasi vuoti, ma intorno, come se fossero passate schiere di ciechi, è pieno di mozziconi e rifiuti di ogni tipo gettati sulla strada.

Vedo un signore che dall’altra parte del marciapiede, si soffia il naso con un fazzolettino di carta e poi con naturalezza lo getta per terra. Stavolta non resisto attraverso e gli chiedo il perché di questo comportamento. È un poco infastidito ma mi risponde che attraversare la strada è pericoloso e poi dice che tutto qui è disordinato, che senso ha che si metta a cercare un cestino. Si avvicina una vecchietta e aggiunge che in fondo si tratta solo di un pezzo di carta e che poi spesso i bidoni della spazzatura sono strapieni e quindi è inutile mettere cose che tanto vanno a finire per terra. La piccola discussione incuriosisce e a questo punto s’inserisce un intellettuale che con aria ispirata dice: “Le persone muoiono di fame e c’è la guerra che cosa vi preoccupate di queste sciocchezze?” Mentre stiamo discutendo il caso vuole che una macchina sbandi per schivare un sacco della pattumiera messo sulla strada e quasi causi un incidente.

Non c’è niente da fare, è proprio difficile. 

Manca il senso civico e quello estetico.

Non sanno, non capiscono che i luoghi con alto disordine e accettazione del brutto sono pieni di pericolo e fanno perdere di valore anche alle case, all’ambiente, al turismo.

Sono bottino di spazzatura per la qualità delle acque, i rifiuti penetrano nel terreno e inquinano le acque sotterranee.

Il rifiuto puzza è sporco è malsano colpisce la comunità e le persone che ci vivono potrebbe anche essere tossico per piante e animali (tranne che per i cani che si fermano a fare pipì sul mio cancello).

I rifiuti possono trasportare germi e batteri e virus.

Provo a dirlo a queste persone, mi ascoltano distratte e forse un poco in colpa.

Ma pensano che i motivi per non cambiare sono superiori a quelli opposti e poi uno conclude dicendo:

“ma si rende conto dei comportamenti dei nostri governanti?” Penso alla facciata di suor Orsola Benincasa e sto zitto.

Mancano modelli, esempi, riferimenti forti convincenti e capaci di far capire che il bello e il giusto possono anche essere vantaggiosi.

Con questo, il nostro piccolo scambio si conclude e riattraverso la strada. Ma con la coda dell’occhio vedo che il signore di prima ha raccolto il suo fazzolettino da terra.

Bisogna insistere.