Big al San Carlo: in scena il futuro

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A cura di Roberto Paura L’anno scorso ha esordito a Udine con un mese di incontri sugli scenari futuri. Ora il Future Forum è sbarcato anche a Napoli, nell’ambito del Forum delle A cura di Roberto Paura L’anno scorso ha esordito a Udine con un mese di incontri sugli scenari futuri. Ora il Future Forum è sbarcato anche a Napoli, nell’ambito del Forum delle Culture, dal 22 al 28 ottobre al Teatro S. Carlo. Ma Renato Quaglia, ideatore del format friulano, assicura che anche altre città, in Italia e in Europa, stanno per lanciare i loro spin-off locali. L’interesse nasce dal fatto che finalmente in Italia si ricomincia a parlare di “futures studies”, quella disciplina che ebbe fortuna nel nostro paese intorno agli anni Settanta grazie alle iniziative del Club di Roma di Aurelio Peccei e al bestseller “I limiti dello sviluppo”, e che poi è stata completamente abbandonata, mentre altrove è assurta a materia universitaria e non solo. Il Future Forum, infatti, non è un consesso accademico, ma un pensatoio che si pone l’obiettivo di stimolare la ricerca di soluzioni fuori dagli schemi per i grandi problemi, in primo luogo l’attuale crisi economica. Le soluzioni, come propongono esperti del calibro di Peter Marsh, autore del brillante volume “Fabbricare il futuro” sulla nuova rivoluzione industriale, o di Viktor Mayer-Schoenberg, che si occupa degli aspetti sociali di Internet all’Università di Oxford, passano proprio per quelle grandi innovazioni che fino a oggi sono rimaste relegate nei laboratori di ricerca o nelle grandi compagnie come Google: dalla stampa 3D ai Big Data, le imprese italiane possono compiere un balzo in avanti in grado di farle uscire dalla crisi.

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