Bindi insulta Napoli? No, solo una cafonata

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“CA – FUNE”, è il termine che stava ad indicare quando gli abitanti del contado di Napoli, venendo in città, si legavano uno ad uno con una corda onde non perdersi nelle stradedi essa. Come si vede, studiando l’etimologia del termine cafone, non gli si può attribuire alcun significato offensivo, proprio perché con esso si indica un modo con cui i contadini venivano a fare le loro gite a Napoli. E’ di moda di questi tempi richiamarsi alla “camorra” per cercare di dare definizioni più o meno esaustive con cui condannare in modo deteriore la gente di Napoli. Così l’on. Rosa Bindi, originaria di un piccolo paese della Toscana, ha anch’essa espresso un giudizio sui napoletani molto sbrigativo dichiarando, in sostanza, che essi sono connessi alla camorra. A parte che la stessa onorevole ha poi precisato che il giudizio non era per tutti i napoletani, ma riguardava solo una parte di essi, resta comunque la gravità delle sue affermazioni, specie se si considera la sua assoluta disconoscenza della città e del suo popolo e specie se si considera il suo attuale ruolo di presidente della Commissione parlamentare antimafia. Un giudizio, infatti, espresso da chi ricopre un ruolo parlamentare così importante è un giudizio che scotta, perché emesso da chi è a capo della Commissione, che ha la competenza politica sulla valutazione del problema nella sua complessità… Ad associarsi al giudizio della Bindi due magistrati napoletani, Roberti e Cantone, il secondo con funzioni non più giurisdizionali, perché proposto da Renzi a presiedere un organo tecnico con adeguata retribuzione. Dunque, per i magistrati la Bindi ha ragione ad esprimersi come si è espressa, mentre contro la Bindi è a difesa dei napoletani si è schierato il Sindaco De Magistris, anch’esso proveniente dai ranghi della magistratura, ma oggi da essa dimissionario. Va aggiunto che per motivi di casta, mentre il giudizio di condanna del Sindaco verso la frase della Bindi è stato duro e definitivo, verso gli ex magistrati è stato molto più cauto. Ma al di la delle valutazioni sulla replica di De Magistris, quello che resta in prima linea è il giudizio che l’on Bindi ha espresso dei napoletani e cioè della loro connessione alla camorra. Essendo io napoletano e certamente non colluso e connesso con la camorra, a nome mio, e di molti decine di migliaia di miei concittadini, ritengo di controbattere la tesi della Bindi, non tanto entrando nel merito della stessa, ma respingendola, richiamando quanto scritto all’inizio di questo articolo sull’etimologia della parola “cafone”, che come ho spiegato non è offensiva, perché è un modo per i contadini del tempo di venire in città e di praticarla. Ora la Bindi venendo a Napoli ed esprimendosi sui napoletani come si è espressa altro non ha fatto, proprio ed essenzialmente per il ruolo che ricopre, che una ca-funata senza voler attribuire alcun significato offensivo. Quando, infatti, si ricopre un ruolo istituzionale non si è liberi di esprimere giudizi sugli altri, specie quando gli stessi sono nella sostanza offensivi, perché se lo si fa, si esce fuori dal seminato, si va oltre il ruolo che si ricopre, ci si comporta come quelli che venendo dalle contrade si legavano tra loro, divenendo per questo ca-funi, che con termine aggiornato si dice cafone. Tutto ciò con buona pace degli illustri magistrati Roberti e Cantone, espressisi a sostegno della Bindi che al di la delle loro convinzioni, che vanno comunque rispettate, dimostrano come in alcune occasioni è sempre vero quel proverbio che dice: “ il silenzio è d’oro… mentre la parola e d’argento”.