Birra Peroni, rotta verso le Filippine. Chi sono i nuovi proprietari

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Che cosa hanno in comune il Regno Sabaudo e le Filippine? Storicamente nulla. Dal punto di vista imprenditoriale, invece, sono i poli estremi del percorso di Birra Peroni, un marchio italiano di eccellenza che durante tre secoli si afferma nel mondo grazie alla birra di ottima qualità prodotta in giro per il Belpaese, Napoli compresa. Oggi il brand, nato nel 1846 a Vigevano in piena dominazione dei Savoia e dal 2003 di proprietà della sudafricana SabMiller, si appresta a cambiare nuovamente casa e a finire nelle mani della San Miguel, che a dispetto del nome produce la sua rinomata cerveza non in Spagna o Messico, come ci si aspetterebbe, ma a Manila. Est dell’Asia. Qualche chilometro ancora più a Oriente, in Giappone, ha sede la Asahi, produttrice della celebre birra da sushi. I nipponici guardano anch’essi con interesse a Birra Peroni, ma partono svantaggiati. La “bionda” italiana e Napoli legano il proprio nome per la prima volta nel 1929 e siglano il definitivo matrimonio a metà anni ’50, quando viene costruito lo stabilimento di Miano (nella foto tratta dal sito delcampe.net). Un sito spazzato via dall’avvento dei sudafricani. Chi trema, in queste ore, è il complesso pugliese di Bari, uno dei tre rimasti attivi in Italia insieme a Padova e Roma, perché il cambio di proprietà potrebbe portare nuovi scossoni. Del resto San Miguel già da anni accentra gran parte della produzione nelle Filippine e la birra, si sa, non è come il vino che acquista valore in base alla zona in cui viene generato e lavorato. Ma perché SabMiller cede? Secondo i bene informati i sudafricani, ormai prossimi alla fusione con la belga Anheuser Busch InBev, meglio conosciuta come Ab InBev, devono cedere sia Birra Peroni che la olandese Grolsch per non avere problemi con l’Antitrust di Buxelles.