“Bisogna continuare”. Ed io continuo

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…Questo si racconta della sua fondazione: uomini di nazioni diverse ebbero un sogno uguale, videro una donna correre di notte per una città sconosciuta, da dietro, coi capelli lunghi, ed era nuda. Sognarono d’inseguirla. Gira gira ognuno la perdette. Dopo il sogno andarono cercando quella città; non la trovarono ma si trovarono tra loro; decisero di costruire una città come nel sogno. Nella disposizione delle strade ognuno rifece il percorso del suo inseguimento; nel punto in cui aveva perso le tracce della fuggitiva ordinò diversamente che nel sogno gli spazi e le mura in modo che non gli potesse più scappare.
Questa fu la città di Zobeide in cui si stabilirono aspettando che una notte si ripetesse quella scena. Nessuno di loro, né nel sonno né da sveglio, vide mai più la donna. Le vie della città erano quelle in cui essi andavano al lavoro tutti i giorni, senza più nessun rapporto con l’inseguimento sognato. Che del resto era già dimenticato da tempo.
(Le città invisibili di Italo Calvino)

di Ugo Righi

Rileggete almeno due volte, con lentezza, questo pezzo di Calvino, per favore fatelo.
Avevamo un sogno e siamo passati in un incubo. Avevamo un sogno nato con un senso sociale e d’amore. Era Il sogno di un mondo dove si potesse vivere meglio, e pensavamo di essere capaci di realizzarlo perché migliori.
Ma, mentre dicevamo questo, facevamo altro e tutto progressivamente peggiorava e la complessità diventava solo smarrimento.
Si scopriva che, mentre il mondo che diventava più esteso e percorribile si allargava anche la ristrettezza mentale di coloro che dovevano guidarlo.
Si scopriva anche che, mentre da un lato aumentava enormemente la nostra comprensione dei fenomeni e delle cause, diminuiva la nostra possibilità di intervento, facendo crescere il divario tra quello che capivamo e quello che potevamo fare.
E scoprivamo anche che le prevalenti cattive forme di potere aumentavano il divario tra quello che sarebbe stato auspicabile fare e quello che( il potere negativo) voleva fare.
Il potere negativo agisce in molti modi utilizzando mastini rappresentati dalla burocrazia e dall’iniquità. Utilizzavamo parole di vicinanza mentre creavamo le condizioni per stare lontani e facendo disastri di ogni tipo nel nostro ambiente vitale: la distruzione della foresta amazzonica, i cimiteri tecnologici che avvelenano il pianeta, la plastica, I ghiacciai che si sciolgono per l’innalzamento della temperatura, i disastri ecologici, la distruzione sistematica della flora e della fauna, le estinzioni, le guerre e tutti gli effetti collaterali. la fuga dei reietti dei senza terra, le malattie.
Potrei andare avanti a lungo lo sappiamo.
Tutto questo ha generato quello che c’è e quello che stiamo perdendo.
Le cause che spiegano questa tragedia biblica sono quelle dette prima e altre che possono essere spiegate dagli esperti.
Ma voglio proporre una chiave interpretativa da dilettante: Forse qualche Dio si è stancato dell’imbarbarimento dell’umanità, e ha deciso di costringerci a ripensare a come stiamo trattando la terra dove ci ospita. Forse ha deciso di incoronare un virus che ci dia una lezione per costringerci a riconsiderare le priorità della vita. Ne stavamo combinando troppe, stavamo costruendo castelli con troppi granelli di veleno e l’ultimo granello di sabbia avvelenata è responsabile del crollo dell’intera struttura che avevamo costruito.
All’ultimo granello Dio ha detto: “basta!”
Dovevamo aspettarcelo: molti segnali di fumo lo indicavano. Certo seguire i segnali di fumo in giornate di vento è difficile, ma qualcuno, inascoltato, aveva tentato di farlo.
Ma ora siamo a questo punto e non sappiamo quando finirà e cosa rimarrà.
Ma a fronte di tante incertezze occorre consolidare e diffondere una certezza: occorre pensare, da subito, alla rinascita.
Stamane 27 marzo, dopo aver ascoltato l’intervento alla camera di Invernizzi che raccontava Bergamo, ho telefonato a una mia cara amica di questa stupenda e martoriata città.
“Noi siamo gente di montagna” mi ha detto “Siamo dignitosi e dobbiamo andare avanti”.
È così, dobbiamo proseguire recuperando le tracce ma percorrendo nuovi sentieri e creando nuove brecce.
Diceva Calvino, “eravamo dentro un sogno” costruito su una memoria che inseguiva un sogno, come quello di una donna, bella e desiderabile, intravista e scomparsa in un labirinto”.
Sognare è facile ma realizzarlo è difficile, e abbiamo scoperto che il sogno non è lo stesso sogno solo perché si dice che lo è.
Quel che conta è quello che si fa: è come si fa che consente di capire il sogno che si fa.
Aver costruito muri e distrutto giardini intorno al sogno, ha fatto perdere il senso che possedeva quando era nato, ed è diventato progressivamente e inesorabilmente un’altra cosa.
Qualcosa di non bello e doloroso.
Bisogna ricominciare il viaggio ma sapendo che:
1. Ora bisogna sapere prima.
2. Ora bisogna sapere perché.
3. Ora bisogna sapere come
Solo così potremo fare in modo che la morte produca anche vita e che questa disintegrazione si può combatterla solo attraverso la rigenerazione.
Si, perché qualcosa muore, ma ricordiamoci che se per la vita la finalità è la morte per la morte la finalità è la vita.
Quindi “Bisogna continuare, ed io continuo.