BLM (Black Lives Matter): l’onda lunga della protesta Usa contro il razzismo. Perché stavolta è diverso

644

di Vincenzo Pascale

New York City. Questa volta è diverso. This time is different è lo slogan che riecheggia attraverso gli Stati Uniti d’America e tra coloro che si accingono a commentare l’omicidio di George Floyd, avvenuto a Minneapolis lo scorso lo scorso 25 maggio, che ha dato l’avvio a proteste e marce per chiedere giustizia e riforma della polizia. Si marcia, quotidianamente, per chiedere giustizia in ben 75 città degli Stati Uniti d’America. Le marce pacifiche, pochi gli incidenti e i saccheggi, immediatamente contenuti dalle polizie locali, hanno portato in strada ragazzi di ogni etnia, giovani e meno giovani non senza un rischio di contagio da Covid 19. Si è marciato con gli slogan di Black Lives Matter, Defund police (togliere fondi comunali alla polizia), No Justice No Peace. Le immagini di Minneapolis hanno fatto il giro del mondo: vedere un afro americano steso a terra con un poliziotto bianco che gli premeva il ginocchio sul collo sino ad ucciderlo per asfissia: ha provocato una indignazione senza precedenti nella già tormentata e tragica storia degli afro americani. A quattrocento anni dalla loro prima deportazione ancora soffrono un gap economico e formativo rispetto al resto della popolazione. Ma soprattutto “trattati” diversamente dalle polizie locali. Troppi gli episodi di violenza gratuita da parte della polizia verso gli afro americani degli ultimi decenni tramutatisi in omicidi.
Questa volta è diverso. Social media, video con Iphone, registrazioni dal vivo hanno contribuito ad allargare le coscienze e a far percepire nella sua interezza la tragicità di alcuni fermi di polizia nei confronti degli afro americani. L’America vuol cambiare. È un cambio, se vogliamo un grido di civiltà, che sale dal basso, dai quartieri ricchi, semidisabitati (causa covid 19), ai quartieri popolari da Est a Ovest degli Stati Uniti. È un movimento, trasversale, spontaneo. Manca, al momento, una leadership nazionale. Tuttavia le proteste, le richieste sono state intercettate dalla Camera dei Deputati che ha varato una estesa riforma della polizia. Le stesse maggiori città americane: da Minneapolis a Chicago, a New York, a Los Angeles, a Louisville (Kentucky), stanno studiando modalità per ridurre i fondi alla polizia o addirittura eliminare il Dipartimento di polizia, in maniera tale da facilitarne un maggior controllo politico.
È un grido di civiltà, di rispetto e giustizia che sale dal basso verso la comunità afro americana. In città come Minneapolis il corpo di polizia era diventato quasi una istituzione para militare. In oltre duecento violazioni della legge, mai un poliziotto era stato condannato. Questa volta è diverso. Il grido e la voglia di cambiamento salgono dal basso e arriverà sino a influenzare le elezioni presidenziali di novembre. Lo sfidante di Trump il candidato democratico Joe Biden da tempo ha dichiarato che sceglierà come Vice Presidente una donna. E proprio alcune donne afro americane si sono distinte per tono, moderazione e fermezza durante le giornate calde delle proteste (che ancora continuano), dal sindaco di Atlanta, Georgia, Keisha Lance Bottom, al sindaco di Chicago, Lori Lightfoot. Insomma, il sacrificio di George Floyd, non solo ha scosso la coscienza civile e sociale dell’America ma si appresta ad avere una onda lunga sulle elezioni di novembre, tralasciando la tragica situazione economica statunitense causa covid 19. Ma ne parleremo prossimamente.