Blu economy, presentato a Napoli il rapporto Srm: nel 2018 cresce il trasporto marittimo (+3,1%)

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Nel 2018 il trasporto marittimo ha continuato a giocare un ruolo da protagonista negli scambi commerciali mondiali e, nonostante un rallentamento dell’1,1%, è cresciuto del 3,1 sull’anno precedente. È quanto emerge dal sesto rapporto Italian maritime economy, curato da Srm e presentato a Napoli in coincidenza con l’apertura del primo Euromediterranean investment forum, organizzato dalla Federazione banche, assicurazioni e finanza. Stando alle previsioni, il trend dovrebbe confermarsi anche nei prossimi anni, con un tasso di crescita stimato intorno al 3,8% annuo tra il 2019 e il 2023. L’Asia domina l’attività di movimentazione dei container, rappresentando i due terzi del totale globale (240 milioni di container registrati in Cina). I dati elaborati dal centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo certificano, per l’Italia, la crescita della componente internazionale del trasporto marittimo: il mare assorbe il 37% dell’interscambio italiano, con un valore degli scambi commerciali pari a 253,7 miliardi. Resta ancora basso l’utilizzo dell’intermodale, visto che l’81% delle imprese intervistate preferisce ancora la gomma per raggiungere i porti. Il nostro principale fornitore resta la Cina, che con 22,4 miliardi rappresenta il 17% di tutto l’import via mare nazionale. Un dato significativo, tenendo conto anche della guerra commerciale tra Usa e Cina, che nel primo trimestre del 2019 ha ridotto dell’8,2% le esportazioni di container da Pechino. In questo contesto acquista ancora maggiore importanza la ‘Belt&Road initiative’, che in base alle stime porterà un aumento del Pil mondiale entro il 2040 di 7,1 trilioni di dollari l’anno, pari a una crescita annua del 4,2%.
Il 2018 è stato un anno record per il Canale di Suez, con oltre 18 mila navi e 983 milioni di tonnellate di merci transitate. Partendo da queste cifre, Srm stima che se l’Italia effettuasse investimenti portuali tali da aumentare del 10% la capacità di attrazione dei traffici nei nostri porti, la filiera marittima genererebbe un impatto sul valore aggiunto pari a 3,2 miliardi di euro. Guardando al Sud, tutti i dati di traffico mostrano una presenza di rilievo del Mezzogiorno, con un peso del 45% sul totale nazionale del commercio marittimo. “Il Mediterraneo sta ritrovando la sua centralità nell’economia marittima – spiega il direttore generale di Srm, Massimo De Andreis – e l’Italia ha l’opportunità di trasformare la sua posizione geo-economica in vantaggio competitivo, ma occorre puntare con decisione sul binomio logistica-portualità”. Sulla stessa linea il segretario generale di FeBAF, Paolo Garonna, che evidenzia “le potenzialità dell’Italia per essere leader economico e finanziario nel Mediterraneo, investendo in sostenibilità, perché economia e finanza ‘blu’ avranno un ruolo trainante”. Il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, sottolinea come l’Italia dipenda ancora dal mare. “Il dovere delle banche – aggiunge – è investire e noi lo facciamo e lo faremo nella attività armatoriale, nelle infrastrutture, ma anche negli studi come quello presentato oggi, perché bisogna documentare cosa è più importante per il Paese”.