Boccia e Furlan: cartoline al governo dal Meeting di Rimini

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Hanno parlato a nuora perché suocera intenda. Laddove il ruolo della nuora è stato alternativamente interpretato dal presidente di Confindustria Vincenzo Boccia e dal segretario generale della Cisl Anna Maria Furlan e quello della suocera, assente, dal governo gialloverde.
Al quale i due rappresentanti dei ceti produttivi hanno mandato più di una cartolina postale dal convegno su giovani e lavoro organizzato a Rimini dal tradizionale Meeting dell’Amicizia di fine agosto. Cartoline firmate da entrambi con eguale convinzione e con il proposito di ricevere una pronta risposta.
Sì, perché sia Boccia che Furlan hanno messo in evidenza la pericolosità dell’assenza di confronto, come quella che ha preceduto il decreto Dignità, poi trasformato in legge, che tante incomprensioni ha generato tra le parti rischiando di provocare una rottura che il Paese non può permettersi.
La politica, ha sintetizzato in conclusione il numero uno degli industriali, deve pensare alle generazioni future e non alle future elezioni. Dobbiamo passare, ha rincarato il leader sindacale, dalla gestione dell’oggi agli obiettivi di domani. L’invito, insomma, è passare dalla tattica alla strategia.
Per definire, possibilmente assieme ai corpi intermedi, che sono un valore in ogni società democratica che si rispetti, che tipo di Paese si vuole costruire con l’avvertenza che la prospettiva della decrescita felice non fa felice nessuno, soprattutto chi un lavoro non l’ha e vorrebbe tanto averlo.
Dunque, piuttosto che concentrare tutte le attenzioni su migranti, flat tax e reddito di cittadinanza – spaventando i mercati per l’esosità dei propositi – sarebbe interesse di tutti rimettere al centro dell’impegno giovani e lavoro puntando a ridurre i divari che funzionano come sabbia negli ingranaggi.
E non funziona neanche il tentativo assolutorio di annunciare speculazioni imminenti perché il probabile incremento dello spread è conseguenza di comportamenti deviati e non la causa di aumenti nei tassi che a pagare sarebbero Stato, imprese e cittadini attraverso il lievitare del costo dei rispettivi debiti.
La consonanza di linguaggio e argomenti di Boccia e Furlan è anche il frutto di un lungo confronto sfociato nella scrittura del Patto della Fabbrica – anche con Cgil e Uil – che incorpora mostra i grandi passi in avanti compiuti negli ultimi mesi da interlocutori che non sempre si sono capiti.
Al di là dei contenuti specifici – ai quali il governo potrebbe ispirarsi per la sua politica economica – quel documento rende chiara l’idea che è venuto il tempo di passare dal conflitto alla collaborazione dimostrando che rispettare la controparte vuol dire prima di tutto rispettare se stessi.
Insomma, è una lezione di stile quella che Confindustria e sindacati impartiscono ai partiti elettoralmente vincenti perché non sciupino il consenso ricevuto adattandosi ad alimentarlo con dichiarazioni roboanti ma lo confermino entrando nel merito dei problemi con chi quei problemi ben conosce.