Boccia, “Sì al patto di unità nazionale, stop alla politica dei like”

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Roma, 22 mag. (AdnKronos) – (di Alessandra Testorio) – Al Paese manca lo slancio dovuto, “quello alla nostra portata, quello che ci meritiamo”. La crescita appare stentata mentre è difficile che la prossima legge di bilancio possa riservare “scelte semplici o indolori” perché “non è ancora chiaro come evitare l’aumento dell’Iva e introdurre la flat tax “. Per questo, la politica deve riappropriarsi di “visione e coraggio” e tornare a “studiare, progettare, costruire” abbandonando quella “politica dei like” da “bulimia di consenso” che alimenta un “presentismo imperante”. La strada infatti è quella di un patto di unità nazionale con cui “Governo e opposizioni collaborino tutti insieme” per una nuova politica, “realista e pragmatica”. E’ il leader di Confindustria, Vincenzo Boccia, al suo ultimo anno di mandato da presidente, a disegnare così, dal palco dell’assemblea generale, il presente e il futuro del Paese.

“Possiamo evitare un autunno freddissimo per la nostra economia se costruiamo un programma serrato che faccia radicalmente mutare la percezione sull’immobilità dell’Italia e che ci permetta di affrontare il confronto con i partner europe sul bilancio e sul debito da pari a pari, forti di un progetto credibile e concreto”, dice. E ad appena 4 giorni dalle elezioni europee, le più difficili di sempre, chiede al premier, Giuseppe Conte, in platea ad ascoltarlo prima di prendere la parola dal palco insieme al vicepremier e ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio, di sanare quella visione euroscettica con cui l’Italia viene descritta.

“Renda protagonisti gli italiani della più grande stagione riformista europea. Chieda più Europa ma migliore. Chieda un’Europa più forte in politica estera, più coraggiosa in politica economica, più solidale nelle politiche migratorie. Chieda un’Europa più unita”, dice schierando per questo, senza indugi gli imprenditori italiani sull’esplosivo dossier ‘immigrazione’. “Davvero pensiamo che la soluzione sia chiudere le frontiere? Noi no. La soluzione passa da una gestione condivisa”, aggiunge riscaldando la platea di un’assemblea affollatissima. Una partita, questa, che sulla Libia, infatti, mostra tutta la sua problematicità.

“La divisione dell’Europa alimenta la divisione della Libia: la debolezza dell’Italia, da una parte, e la disinvoltura di qualche partner europeo, dall’altra, presenteranno presto il conto che per noi sarà salato con i flussi di migranti che inizieranno ad arrivare con l’estate”, incalza chiedendo che “l’Europa parli con una voce sola alle fazioni libiche con cui mettere alle strette i contendenti costringendoli ad un accordo”, aggiunge tra gli applausi.

E tornando alla crisi economica, che ancora fiacca la crescita del paese, Boccia torna a chiedere al governo di “smettere di dividersi su promesse che non si possono mantenere” e di concentrarsi piuttosto, sulle cose da fare “che sono tante e impegnative”. Tanto più, ricorda ancora alla folta pattuglia del governo in platea, che “per rimetterci a correre sarà utile liberarci dal peso di parole che inducono alla sfiducia, che evocano negatività, che peggiorano il clima”. Perché dice, è la lezione di Boccia che guarda ad uno spread sempre in altalena, “le parole di chi governa non sono mai neutre: influenzano le decisioni investitori, imprenditori, famiglie”.

Anche sulla Tav Boccia schiera nuovamente l’associazione contro quella ‘non decisione’ con cui il governo blocca ancora l’opera: “abbiamo detto ad alta voce tre sì: alla Tav, alle infrastrutture, alla crescita perché un Paese che non si collega alle grandi reti infrastrutturali europee e mondiali ipoteca il suo futuro e condanna i suoi cittadini all’isolamento”, scandisce tra gli applausi fragorosi della platea ricordando gli Stati Generali convocati nei mesi scorsi a Torino.

Una critica all’esecutivo che però si stempera nel giudizio sugli ultimi provvedimenti. “Con il decreto Crescita e lo Sblocca Cantieri, il governo ha imboccato la strada giusta, sono primi segnali positivi, che sembrano superare una visione pregiudiziale verso l’attività di impresa”, dice. Ma la precauzione non è mai troppa e Boccia accoglie con ‘riserva’le aperture che Conte e Di Maio riservano dal loro intervento dal palco al rinnovato dialogo con le imprese. “Conte ha fatto un bel discorso di merito largo adesso bisogna capire come affrontiamo la prossima manovra economica”, commenta Boccia che giudica “molto positivo” anche il discorso del vicepremier. “Di Maio ha usato parole come contaminazione e dialogo, c’è un metodo che evidentemente sta cambiando”, aggiunge.

E poi il passaggio dedicato a Cgil Cisl e Uil con le quali Confindustria ha inaugurato una nuova stagione unitaria che potrebbe insegnare molto alla politica. “In un momento delicato per la vita del Paese le parti sociali si sono unite e non divise”, spiega prima di tornare a difendere l’autonomia di Confindustria. “Non siamo né maggioranza, né opposizione. Né popolari, né socialisti o populisti. Siamo italiani, siamo imprenditori, siamo Confindustria”, esorta tra nuovi applausi.

“Se gli attori della politica convergono, noi lo riconosciamo. Quando se ne allontana lo sottolineiamo”, prosegue. E alla fine dell’intervento si commuove: la voce si incrina nel consegnare alla platea il suo messaggio di fine mandato. “La certezza del futuro deve muovere noi oggi. Mostriamoci all’altezza del cambiamento che vogliamo recuperando lo spirito riformista che ha fatto grandi Italia e Europa”, conclude prima della standing ovation che gli tributa la platea.