Boccia, un piccolo grande presidente

44

La designazione di Enzo Boccia alla presidenza di Confindustria (l’assemblea si esprimerà il prossimo 25 maggio) è una buna notizia. Non solo e non tanto per motivi campanilistici – che pure ci sono e sarebbe ipocrita ignorare – quanto per la qualità dell’uomo, dell’imprenditore, dell’esponente associativo. E questo senza nulla togliere allo sfidante, Alberto Vacchi, di Bologna.

Chiunque abbia conosciuto da vicino l’industriale salernitano, titolare con il padre Orazio e il fratello Maurizio delle Arti Grafiche Boccia, ha potuto apprezzarne l’equilibrio e la solidità. Un carattere allo stesso tempo mite e forte gli ha consentito di sviluppare una vasta rete di amicizie e alleanze, genuine, risultate utili al momento della verità.

Chiunque lo abbia poi conosciuto sul campo di battaglia della propria azienda, piccola come il 95 per cento di quelle italiane, ha potuto verificare l’impegno e l’ingegno speso per fornire un servizio della migliore qualità. Il mercato della stampa in Italia sta vivendo uno dei suoi periodi più bui grazie anche alla crisi profonda dei giornali. Ma Enzo ha saputo diversificare e farsi conoscere all’estero dove conta sempre più clienti nonostante Salerno non sia proprio al centro del mondo.

La conoscenza della macchina confindustriale, infine, non sarà un freno al cambiamento ma al contrario uno stimolo a modificare con giudizio quello che va modificato senza farsi guidare dalla cieca e per questo pericolosa velleità di rovesciare tutto perché tutto resti come prima. Boccia saprà mettere le mani dove necessario perché sa ascoltare ed è paziente. È nato per il gioco di squadra eppure sa prendere decisioni assumendosene la responsabilità.

La Campania e il Mezzogiorno, dunque l’intero Paese se è da qui che bisogna cominciare per rimetterlo in sesto, potranno avere un grande giovamento da questa scelta e sarebbe un peccato sprecare l’ennesima occasione sollevando barriere secondo il principio del tanto peggio tanto meglio che minaccia di negare il futuro dopo aver rovinato il presente. Piena fiducia al piccolo imprenditore che dimostrerà di essere un grande presidente.