Bocelli a Giffoni: “Coraggio ragazzi, siete migliori di noi”

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Giffoni Valle Piana (Salerno), 20 lug. (AdnKronos) – Una lezione di coraggio e di speranza. E’ quella che Andrea Bocelli, premiato a Giffoni con il Premio Truffaut, il più alto riconoscimento della manifestazione, ha offerto stamattina ai ragazzi del Giffoni Film Festival che ha scelto proprio la più amata star italiana nel mondo per aprire la sua 48esima edizione. “Sono qui per imparare – ha detto Andrea ai ragazzi- sono profondamente convinto: siete migliori di noi”. In tanti si mettono in fila per impadronirsi del microfono e fare domande alla star italiana: lui, accompagnato in Cittadella dalla moglie Veronica e dai figli Matteo e Virginia, non vuole sentir parlare di difficoltà e crisi. “Non lasciatevi abbattere da quello che sentite dire in giro -dice- ci vuole fiducia e coraggio, la cosa sicura è che se ti impegni ce la fai e avrai una lunga carriera. Oggi siamo circondati da brutte notizie perché ogni minuto da qualche parte del mondo succede qualcosa di brutto e lo sappiamo subito. Ma ci sono altrettante cose belle che accadono, e sono anche di più, solo che nessuno le racconta”.

L’altra parola chiave del successo di Bocelli è ‘umiltà’: “Sono figlio della filosofia del dubbio, le certezze portano al fanatismo -dice- Se non si è umili si è sciocchi. Non ci sono ragioni al mondo per essere presuntuosi. Non abbiamo merito per il talento che riceviamo, se uno ha la fortuna di averlo, il minimo sforzo che deve fare è alimentarlo. Non essere umili è un difetto dell’intelligenza”. Una ragazza non riesce a parlare per l’emozione e scoppia in lacrime: Bocelli la invita a salire sul palco e le chiede scherzando: “Perché piangi? Cosa ti ho fatto? Sono umile ma sono anche buono…”.

Ma Andrea, che il prossimo 26 ottobre uscirà con il nuovo album di inediti pop dal titolo “Sì”, sa parlare con i ragazzi senza far sentire il peso della sua fama. “Sono un ex ragazzo di campagna e mi hanno insegnato a non commuovermi in pubblico -dice- ma anche io ho pianto tante volte da solo ascoltando i miei beniamini che cantavano”. Il rapporto con la notorietà non lo sconvolge: “La prima volta che mi hanno riconosciuto è quando sono uscito dal teatro Ariston dopo il Festival di Sanremo -ricorda- Tornando nel mio piccolo paesino di campagna c’erano persone con cartelli che mi festeggiavano e anche amici che, fino a qualche giorno prima, mi trattavano come un cretino e che adesso avevano soggezione di me. Ho faticato ma finalmente da qualche tempo sono riuscito a fargli capire che devono trattarmi sempre come un cretino, almeno quando me lo merito…”.d è stato bellissimo ascoltare la sua voce senza equalizzatori -racconta – Altra cosa sono le contaminazioni, se non sono necessarie è bene evitarle, ci vuole prudenza. Se si canta musica leggera bisogna crederci, senza bluffare. Se si canta l’opera bisogna rispettarla. Sapete che per mettere su un’opera ci vogliono più di mille anni? Sono gli anni totali di studio di tutti i musicisti dell’orchestra e dei cantanti”.

Non critica neppure l’autotune, base del successo della trap: “Quando registro voglio sentire fino in fondo solo la mia voce, non voglio sia toccata con l’autotune -dice- però non sono contro le cose, se qualcuno lo usa e ne fa uno strumento o una forma d’arte, ben venga l’autotune, non ho niente in contrario”. Il grande tenore si avvia verso l’uscita: “Grazie per questo incontro ragazzi – dice salutando- ricordatevi di pensare sempre con la vostra testa”.