Bollino della legalità, imprese campane sul podio (nonostante la burocrazia)

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Dopo Lazio e Lombardia, è la Campania a poter vantare il numero di imprese con il più alto rating di legalità. In occasione del quarto appuntamento dei Caffè della Responsabilità, l’Associazione Spazio alla Responsabilità presenta i principali risultati del monitoraggio avviato dall’Osservatorio sullo stato di applicazione della norma da parte della Pubblica amministrazione e delle Banche e l’andamento del campione delle Pmi che fanno richiesta di accreditamento, con un un focus sulla Campania.

 
Con un boom di richieste pari al 250% in più rispetto al 2014, sono 1348 le imprese inserite, a inizi gennaio 2016, nell’elenco pubblicato sul sito ufficiale dell’Autorità Garante per la Concorrenza ed Il Mercato (AGCM) per aver ottenuto, con un punteggio tra una e tre stellette, l’attribuzione del rating di legalità, l’istituto
introdotto dal legislatore nel 2012 con il decreto “Cresci Italia” per promuovere l’inserimento di principi etici nei comportamenti aziendali e favorire le imprese virtuose nell’accesso al credito bancario ed ai finanziamenti erogati dalle pubbliche amministrazioni. 
 
Seppur in assenza di un effettivo sistema premiale, stiamo assistendo ad un fenomeno di spontanea aggregazione identitaria intorno al rating di legalità, a
livello nazionale ma forse con maggior forza proprio in Campania– dichiara Raffaella Papa, presidente di Spazio alla Responsabilità –come necessità di riconoscere e riconoscersi in un codice comportamentale condiviso, incentrato sulla trasparenza, sul rispetto delle regole, delle persone e dell’ambiente, quali fattori di competitività per il sistema produttivo“. 

 
Lo scenario nazionale
Sulla base di tali requisiti, il monitoraggio rileva che oltre il 50% rientra nel range tra *+ e *++; il 34% di imprese rientra nel range tra ** e **++, mentre si attesta al 7% la quota che ha ricevuto il massimo del rating (***); più del 90% del campione va oltre una stelletta, adottando volontariamente azioni e strumenti, politiche e strategie orientate ad una governance responsabile. Anche se la più alta concentrazione di aziende accreditate si rileva in Lombardia (16%), Emilia Romagna (16%), Veneto,(10%), Puglia (10%), cambia la top list se si considera il massimo del rating attribuito, con il Lazio al primo posto (30%), segue la
Lombardia (22%) e la Campania al 3° posto (10%) mentre Emilia Romagna, Veneto, Puglia scendono in coda alla classifica. 
 
La maggiore concentrazione di imprese virtuose in alcune regioni, al di là di una preliminare considerazione sulla presenza o meno di distretti produttivi, è stata correlata alla esistenza di leggi regionali che ne hanno disciplinato il criterio di premialità, attraverso benefici chiari e trasparenti e l’inserimento del rating di legalità tra i requisiti necessari per accedere a bandi di gara e finanziamenti.
La Lombardia, l’Emilia Romagna, il Veneto e la Puglia si attestano infatti tra le prime regioni in cui i governi ed il sistema camerale locale hanno applicato, nell’ambito dei provvedimenti volti a promuovere e sostenere l’adozione di comportamenti socialmente responsabili da parte delle imprese, la norma che
introduce l’obbligo per tutte le pubbliche amministrazioni di considerare il rating di legalità nel momento della concessione di finanziamenti pubblici con almeno uno dei seguenti sistemi di premialità: preferenza in graduatoria; attribuzione di punteggio aggiuntivo; riserva di una quota delle risorse finanziarie allocate. 
 
Ma più in generale risulta ancora frammentata la declinazione dei vantaggi effettivamente attribuiti alle imprese accreditate, con modalità e procedure differenti a livello territoriale, lasciate all’iniziativa dei singoli attori in totale assenza di un regime sanzionatorio in caso di inadempienza. 
Anche il sistema bancario, tenuto dalla legge a favorire le aziende che vantano il rating di legalità nell’accesso al credito, mostra forti reticenze nell’ottemperare all’ingerenza normativa, dovendo coniugare il pieno rispetto dei vincoli dettati da Basilea con l’imperativo dei risultati di esercizio. Ad evidenziarlo è la comunicazione della Banca d’Italia del 15 gennaio scorso che, ai sensi della Legge 27/2012 e del successivo regolamento ministeriale, pubblica i dati aggregati relativi al 2014: “nel 66% dei casi, il rating di legalità ha
generato benefici a favore delle imprese sotto forma di migliori condizioni economiche per la concessione del finanziamento, riduzione dei tempi e dei costi di istruttoria. Nel restante 34% dei casi, le imprese non hanno goduto dei benefici discendenti dal rating di legalità; in questi casi, l’attribuzione di un profilo di
rischio elevato al cliente (discendente, ad esempio, da criticità di bilancio o da crescenti utilizzi in Centrale dei Rischi) è risultato prevalente rispetto al rating di legalità.
 
Marchio etico, Regione in ritardo
Per il focus sulla Campania, non si evidenziano casi di applicazione della norma, pur rilevandosi la proposta di modifica della L.R. n.14/2014 (Promozione del marchio etico regionale), presentata a gennaio 2015 da Spazio alla Responsabilità, Forum Permanente della Responsabilità Sociale in Campania che invita il legislatore regionale ad inserire il possesso del rating di Legalità tra i requisiti per ottenere la concessione la licenza d’uso del marchio etico. 
Ad oggi, si attende ancora la promulgazione della legge di modifica e che il
rating di legalità trovi pieno recepimento nell’ordinamento regionale. 
Ad iniziativa del Forum anche la sottoscrizione di un protocollo di intesa con Anci Campania per costruire un percorso condiviso sulla integrazione della responsabilità sociale nella governance delle organizzazioni comunali ed avviare l’introduzione di meccanismi di premialità per le imprese virtuose che si rapportano con le p.a.l..
 
 
Rating della Legalità, ecco le imprese campane al top
Sul fronte delle Pmi, il focus sulla Campania rileva, in assenza dunque di un sistema premiale sui nostri territori, 57 imprese ad oggi accreditatesi, di cui 49 nel 2015, con una maggiore concentrazione nelle province di Napoli e Caserta e la prevalente appartenenza ai settori dell’agroalimentare e dell’ambiente; oltre il 90% del campione supera il tema del puro rispetto delle norme ed adotta volontariamente strategie orientate alla responsabilità sociale ed alla sostenibilità, conferendo alla Campania il terzo posto nella classifica nazionale per numero di imprese accreditate con il massimo punteggio attribuito (CLE.PR.IN srl, COELMO spa, PINETA GRANDE srl, SAGIFI spa, SIRE RICEVIMENTI D’AUTORE srl, SOCIETÀ RECUPERO IMBALLAGGI srl, T.D. srl).