Un plafond da 100 milioni di euro per sostenere gli investimenti delle Pmi della filiera della moda. È operativo il nuovo incentivo previsto dal decreto del 6 agosto 2026, pubblicato il 10 settembre sul sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che definisce le regole per finanziare programmi di sviluppo realizzati in Italia attraverso risorse del Fondo per la crescita sostenibile.
La misura punta a rafforzare la competitività del settore, favorendo anche l’utilizzo prevalente di semilavorati di origine italiana o dell’Unione europea e le aggregazioni tra imprese.
Possono accedere all’incentivo le piccole e medie imprese regolarmente costituite, iscritte e attive nel Registro delle imprese, che svolgono una delle attività economiche individuate dai codici Ateco 2025 riportati nell’allegato 1 al decreto.
I programmi di investimento devono avere un valore compreso tra 1 e 20 milioni di euro e devono essere realizzati sul territorio nazionale. La domanda potrà essere presentata da una singola impresa oppure nell’ambito di un progetto congiunto. In quest’ultimo caso dovranno partecipare da tre a sei imprese e il programma riferito a ciascuna Pmi dovrà avere un valore minimo di 200.000 euro.
Investimenti produttivi al centro dei programmi
Il programma deve prevedere un investimento produttivo. Sono finanziabili la creazione di una nuova unità produttiva, l’ampliamento della capacità di una struttura esistente, la riconversione o ristrutturazione di un’unità produttiva e l’acquisizione degli attivi di uno stabilimento già operativo.
Possono rientrare nel programma anche progetti di innovazione dei processi e dell’organizzazione, entro il limite del 40% dell’investimento complessivo, e attività di formazione del personale, fino a un massimo del 20%.
Per i programmi con spese superiori a 5 milioni di euro sono inoltre previsti progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale.
Tra le spese ammissibili figurano il suolo aziendale, le opere murarie e le infrastrutture specifiche, oltre a macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica e immobilizzazioni immateriali. Sono ammessi anche gli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, purché destinati a coprire i fabbisogni dell’unità produttiva interessata.
Contributi e finanziamenti agevolati
L’agevolazione prevede un contributo a fondo perduto e, su richiesta, un finanziamento agevolato pari al 20% degli investimenti ammissibili. Il finanziamento può avere una durata massima di 10 anni, con un periodo di preammortamento fino a tre anni.
La somma delle due agevolazioni non può comunque superare il 75% degli investimenti ammissibili. La percentuale effettivamente riconosciuta dipenderà dalle caratteristiche del progetto, dalla sua localizzazione e dalle regole europee sugli aiuti di Stato.
Il decreto prevede una riserva di 25 milioni di euro per le micro e piccole imprese. Altri 40 milioni, pari al 40% della dotazione complessiva, sono destinati ai programmi realizzati in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna.
Le risorse eventualmente non utilizzate nell’ambito delle riserve potranno essere destinate al finanziamento delle altre domande.
Graduatoria, premi per legalità e filiera italiana
L’accesso alle agevolazioni non avverrà attraverso un click day. È prevista invece una procedura valutativa con formazione di una graduatoria.
Il decreto introduce inoltre maggiorazioni legate ad alcuni elementi qualificanti del progetto, tra cui il rating di legalità, la certificazione della parità di genere, l’impiego prevalente di semilavorati italiani o europei e la partecipazione a programmi congiunti tra imprese attive in diverse fasi della catena del valore.
Domande non ancora aperte
Le imprese non possono ancora presentare le domande. Il decreto demanda infatti a un successivo provvedimento della Direzione generale per gli incentivi alle imprese la definizione dei termini e delle modalità per la trasmissione telematica delle istanze.
In questa fase le Pmi interessate possono quindi verificare il possesso dei requisiti, individuare le spese ammissibili e definire dimensione e caratteristiche del programma di investimento, valutando anche l’eventuale partecipazione a un progetto congiunto.







































