Boom del coaching: cresce la generazione X e avanza la leadership femminile. Italia seconda solo agli Usa

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È entrato l’autunno ed è tempo di programmazione, per lo studio e il lavoro. Gli atenei hanno riaperto i battenti con un’offerta sempre più sofisticata di specializzazioni. Tra le nuove professioni che meritano di essere esplorate, quella del coach. Una ricerca di Icf Italia, il capitolo italiano della più grande e riconosciuta associazione di coach professionisti a livello mondiale, in collaborazione con Format Research, prevede per il nostro Paese una crescita degli investimenti in coaching del 47%. Nel biennio in corso sono stati del 23,3%.
Il coaching è una bussola per muoversi con sicurezza nel mondo delle imprese e delle professioni. Il coach si sta profilando come un partner strategico per navigare nella complessità contemporanea del mondo del lavoro e della produzione; non un lusso, né un costo superfluo tipico degli ambiti di nicchia. La sua utilità spazia dal miglioramento delle performance individuali, all’ottimizzazione della leadership e della gestione del cambiamento, fino al miglioramento delle soft skill.
Una professione che registra una fase di crescita esponenziale: dalla stagione del covid il numero di coach in attività è cresciuto del 60%, secondo i dati riportati nel Global Coaching Study di Icf, appena pubblicati. Nel 2024 ha generato 5.34 mld di dollari di ricavi, secondo Mordor Intelligence. Il doppio rispetto all’anno precedente. Un settore che grazie a questi risultati è pervaso da ottimismo per le opportunità di impiego future. Il coach infatti amplia l’offerta dei suoi servizi: dalla formazione offerta dal 60% dei professionisti al mentoring, offerto dal 49%, come registrato da Icf.
Secondo il Global Coaching Study, condotto in collaborazione con Price Waterhouse Cooper, quasi la metà di tutti i coach professionisti appartiene alla generazione X; uno su dieci alla generazione dei millennials. Inoltre, nel 2015 la quota femminile non superava il 15%, dieci anni dopo è del 72%. Ed anche i clienti, accerta il Global Coaching Study, sono in maggioranza donne, per il 58%.
Una professione sempre più attrattiva, soprattutto per chi cerca flessibilità e desidera costruire un’attività autonoma fondata sulle relazioni umane — una scelta che conquista molti talenti, in particolare femminili.
Il coaching non è una tendenza, ma una necessità, strumento di accompagnamento non solo per l’alta dirigenza, ma di supporto ai singoli per orientarsi nell’incertezza.
In Italia il coaching è sviluppato principalmente nelle grandi imprese, mentre è assolutamente minoritario e poco utilizzato nelle piccole e medie imprese. Un deficit attuale, che se correttamente riempito può tradursi in un forte rimbalzo in occupazione qualificata e in un potenziamento delle possibilità aziendali, considerando che il ROI medio del coaching è di 7 volte superiore all’investimento iniziale.