Boom di turisti per il Natale, basta con trasporti inefficienti e strutture chiuse

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La famiglia è in gita a Napoli. Ha lasciato la piovosa e fredda Inghilterra per trascorrere un Natale speciale all’ombra del Vesuvio. Il fascino del Grand Tour è ancora molto forte da quelle parti e, sebbene in formato mini, la vacanza tra musei, rovine, scavi, gallerie d’arte e sotterranee condita dalle pietanze della cucina napoletana ha un enorme perché. Arrivo da Londra alle 11 del 24 dicembre con la voglia di vedere quanto più è possibile: Musei, Pompei, la Napoli sotterranea. Il tempo è poco e la partenza del 26 è dietro l’angolo. Il tempo di sistemare le cose nel B&B e via alla pazza scoperta dell’arte in citta. Neanche il tempo di entrare al MANN che un addetto cortese come un elefante arrabbiato ingiunge di lasciare la struttura parchè il Museo alle 13 chiude e riaprirà il 26. Non è una bella notizia, ma la città è affascinante e ci sono tanti musei da scoprire. Basta informarsi, no? Il giorno di Natale sarà però dedicato a Pompei, all’archeologia, quella vera e non importata, che nel meraviglioso film di qualche anno fa la famigliola ha potuto vedere proprio a Londra grazie alla realizzazione del British Museum. Risultato: Capodimonte chiuso dalle 14 del 24 fino al 26 dicembre, il Museo Duca di Martina e Certosa di San Martino chiuso dalle 14…questa gita comincia a diventare faticosa. Il colpo ferale alle aspettative degli sfortunati turisti è la notizia che gli scavi di Pompei, il giorno di Natale, saranno chiusi tutta la giornata. Ritorna il famoso jingle: Turisti fai da te? Ahiai! Ammettiamolo pure: è stato un errore chiudere i siti che per il turista straniero hanno maggiore attrattiva. Certo, il Natale è il Natale, ma i turni di lavoro si fanno dappertutto. Ci sono fabbriche che non smettono di lavorare, le farmacie, gli ospedali, i supermercati. Se si vuole fare di Napoli un attrattore turistico culturale molto più forte di quanto lo sia ora, l’organizzazione delle aperture dei punti d’attrazione nei giorni in cui è previsto il maggior afflusso di visitatori dev’essere la prima regola e invece in giorni che sarebbero un toccasana per le casse esangui di chi vorrebbe vivere di cultura si è scelta la pausa. Su tutti prevalgono i litigi di potere, le assunzioni part time che non possono esuberare un certo numero di ore e mille altre pseudo ragioni che fanno capire quanto un rinnovamento nell’amministrazione della cultura sia molto più che necessario. In un momento di grande afflusso turistico non si può rispondere con trasporti inefficienti e strutture chiuse.
Bisogna fornire un’offerta culturale completa proprio in giornate da tutto esaurito. Non si può liquidare la questione affermando l’esistenza di altre strutture aperte. La semplice pianificazione delle chiusure potrebbe garantire l’accoglienza dell’offerta culturale. L’aumento dei turisti è stato negli ultimi tempi molto sensibile ma con le chiusure ed i trasporti poco efficienti non si costruisce il futuro. Proviamo a fare un conto piccolo piccolo, giusto una divisione ed una moltiplicazione. Il sito di Pompei nel mese di Novembre, quello col minor numero di visitatori dell’anno, ha registrato circa 147000 visitatori cioè circa 5000 visitatori al giorno. Il biglietto per accedere agli scavi costa 13 euro. La sola giornata di Natale, secondo la più pessimistica delle previsioni economiche è costata alla collettività “soltanto” 64000 euro. La perdita di credibilità e prestigio sicuramente di più. Non dovremmo permetterci queste cadute. Ragioni gravi di sicurezza statica, problematiche legate alla sicurezza delle opere, queste sono le uniche ragioni per tenere chiuse le strutture museali o i siti archeologici. La gestione del personale non è sufficiente e non può diventare limitante per la gestione. Rimboccarsi le maniche e far funzionare le strutture è principalmente questo.