“Borbonici e antiborbonici”: oggi la presentazione a Roma del libro di Giulio De Martino

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Sarà presentato oggi, 12 dicembre 2018, alle 17.00, alla Casa della Memoria e della Storia di Roma, in via San Francesco di Sales 5, il volume di Giulio de Martino intitolato Borbonici e antiborbonici. Dal Regno di Napoli e di Sicilia all’Italia unita.
Introduce Bianca Cimiotta Lami, presidente FIAP Roma Lazio; intervengono Giuseppe Monsagrati, Renato Parascandolo, Giulio de Martino. Modera: Teodosio Orlando.
Il volume è dedicato alle figure di Gerardo Marotta fondatore dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli e di Mario Agrimi Rettore dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli ed è fortemente ispirato dagli studi storici e meridionalistici di Giuseppe Galasso, di recente scomparso, e grande maestro della scuola storica napoletana.
In Borbonici e antiborbonici Giulio de Martino ricostruisce analiticamente la storia dei regni meridionali di Napoli e di Sicilia tra il 1734 e il 1860, con un capitolo introduttivo sui primi decenni del ‘700 e uno conclusivo sulle regioni meridionali nel regno d’Italia. Il libro si conclude con uno sguardo sull’antifascismo liberale meridionale del primo ‘900, di cui si apprezza il recupero della vicenda risorgimentale del Mezzogiorno in chiave antifascista. Lo completa un ampio Dizionario dei principali personaggi storiciprotagonisti delle vicende meridionali del ‘700 e dell’800.
Il libro interroga le vicende della dinastia dei Borbone di Napoli e di Sicilia e dei loro numerosi e accaniti oppositori, per evidenziare come da esse emanino ancora segnali interessanti. Sono lampi di luce e scorci di tenebra che giungono fino al presente: l’unificazione politica delle regioni meridionali, il lascito monumentale, la politica mediterranea. Senza indulgenze verso la moda neoborbonista – da alcuni anni presente nella cultura e nella società meridionale – de Martino mostra come l’ideale unitarista sia stato presente nel Meridione italiano fin dal ‘700 e come esso abbia costituito un elemento decisivo nel complesso e drammatico moto unitarista italiano. Lo stato unitario si è infatti potuto realizzare soltanto attraverso la violenta sovversione degli equilibri politici della Penisola. A farne le spese sono stati l’Impero austro-ungarico, la dinastia dei Borbone di Napoli e lo Stato della Chiesa.
Il libro di de Martino sottolinea anche come l’unitarismo dei liberali e dei democratici meridionali – pensiamo soprattutto ai mazziniani e ai garibaldini – non fu mai sterilmente nazionalista e neppure angustamente ostile alle altre nazioni europee, quanto piuttosto europeista e teso a inserire l’Italia – finalmente unita – in un contesto internazionale più ampio e moderno. La capacità del regno sorto nel 1861 di porsi all’altezza della sfida lanciata dall’unificazione e la soluzione dei tanti dossier che gravavano sullo stato unitario costituiranno i temi dirimenti per una valutazione della storia italiana del secondo Ottocento e del primo Novecento.